​Autostrade, investimenti e tariffe: confronto con il Mit. Entro l’anno verifiche concluse su 1.943 ponti

Domenica 1 Dicembre 2019 di Umberto Mancini
​Autostrade, investimenti e tariffe: confronto con il Mit. Entro l’anno verifiche concluse su 1.943 ponti

Il confronto è aperto. Nonostante un clima avvelenato dalle polemiche politiche e dalle bordate, praticamente quotidiane, dei 5Stelle che chiedono la revoca della concessione autostradale ai Benetton. Il negoziato tecnico al Mit prosegue e vede sul tavolo più dossier che si intrecciano tra loro. Da un lato quello per dare più risorse a Genova. E sul quale Autostrade per l'Italia ha mostrato grande apertura (dalla Gronda ai nuovi fondi per l'area ligure). Stesso discorso, pur con articolazioni diverse, anche sul fronte dei pedaggi calmierati, mentre la necessità di velocizzare e aumentare gli investimenti sulla rete autostradale si può considerare un dato sostanzialmente acquisito, condiviso da esecutivo e società.

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LA POSTA IN GIOCO
In discussione ci sono complessivamente 2-3 miliardi che la società sarebbe pronta a mettere sul tavolo per venire incontro alle richieste del governo, le cosiddette compensazioni. E non si tratta di neutralizzare il pressing crescente, ma di imboccare una fase nuova. La svolta, secondo quanto risulta al Messaggero, potrebbe arrivare già la prossima settimana con l'annuncio in grande stile della velocizzazione del piano di controlli e verifiche. Una accelerazione degli interventi già avviati e che punta a fare chiarezza sulla stabilità e sicurezza delle infrastrutture. L'obiettivo è quello di comunicare prima di Natale la conclusione del maxi check up sui 1943 ponti della rete del gruppo che, come noto, ha oltre 3 mila chilometri di rete. Verifiche che sono state condotte o in via di ultimazione da parte di due società esterne specializzate. Il tutto sarà riportato anche sul web. Verrà quindi fornita una mappa degli interventi che potrà essere consultata dagli utenti e ulteriormente verificata dai tecnici del Mit. Tra gli scopi c'è infatti anche quello di far fronte alla psicosi che si è creata dopo i recenti casi legati al maltempo che hanno investito sopratutto i viadotti della Liguria.

IL NODO
Sullo sfondo, e nonostante i dubbi di Palazzo Chigi, resta comunque aperto il dossier della revoca. Che, secondo Grilo e Di Maio, sarebbe ormai in dirittura d'arrivo. Una minaccia che resterà tale. O almeno così la pensano al Pd, più preoccupato dello stallo su Alitalia, che mette a rischio 30 mila posti, che dello scontro tra grillini e la holding dei Benetton. Del resto la caducazione della convenzione, qualora fosse avviata, avrebbe costi enormi (fino a 23 miliardi) ed esiti molto incerti per il governo.

Ad oggi, tra l'altro, l'iter amministrativo di decadenza non è stato avviato formalmente dal Mit e qualora venisse avviato, prevederebbe, secondo i termini della convenzione, una prima diffida ad adempiere con un termine non inferiore a 90 giorni ed una successiva di 60 giorni entro i quali i concessionario può adempiere alle prescrizioni del concedente. Se il Mit decidesse comunque di andare avanti, d'intesa con il Tesoro, varando poi un decreto interministeriale il provvedimento di decadenza potrebbe comunque essere impugnato al Tar, innescando una lunghissima battaglia legale. Nel caso invece in cui il governo volesse procedere per decreto legge, una ipotesi circolata in questi giorni, sarebbe necessario superare prima il vaglio tecnico del Quirinale, per verificare quali sono i presupposti straordinari di necessità e di urgenza, così come previsto dalla Costituzione.

I TEMPI
Di certo un eventuale decreto, che dovrebbe poi essere convertito in sede di dibattito parlamentare, avrebbe conseguenze comunque immediate, generando ulteriore incertezza sui mercati e per gli investitori, soprattutto quelli esteri. Cancellare per legge un contratto che scade nel 2038 sarebbe un atto molto forte, in grado di generare instabilità sui mercati e di mettere a rischio l'esistenza stessa del gruppo autostradale. Per questo motivo la via della mediazione appara al momento la più praticabile. O comunque la meno rischiosa rispetto ad uno strappo netto e traumatico.
 

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