Assogestioni: 18% di donne negli organi delle società ma solo il 7% tra il top management

Mercoledì 8 Maggio 2019
Tommaso Corcos, presidente Assogestioni

La quota di donne negli organi sociali inizia ad essere interessante, si attesta sul 18. Praticamente tutte le società hanno almeno una donna nel board ma solo il 7% del top management risulta composto da donne, percentuale che sale invece al 30% nel management di seconda linea e il 40% nei livelli più bassi. È questa la fotografia evidenziata da Assogestioni in audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica, a conferma del fatto, come si sottolinea in una nota che esistono tuttora barriere che ostacolano gli avanzamenti di carriera. È emerso, poi, come solo il 29% delle Sgr abbia a oggi adottato politiche di diversità. Secondo Assogestioni è quindi giusta la proroga delle disposizioni della legge Golfo Mosca per le quote rose nei cda delle aziende. Per Cinzia Tagliabue, Roberta D’Apice e Alessia Di Capua il rinnovo per altri tre mandati, come proposto dai disegni di legge n. 1028 e n. 1095, consentirebbe un maggiore consolidamento dei risultati raggiunti. Durante l’audizione è stata inoltre evidenziata la necessità di continuare ad adottare misure a sostegno di questo processo di cambiamento culturale in corso, con l’avvertenza che ogni qual volta si attuino azioni positive se ne preservi il carattere della temporaneità. L’Associazione ha anche sottolineato che attraverso il Comitato dei gestori, prosegue l’impegno dei fondi di investimento per il riequilibrio tra generi negli organi sociali delle società quotate italiane partecipate, depositando liste per la quota riservata alle minoranze secondo il meccanismo del voto di lista. Assogestioni ha quindi evidenziato di aver partecipato, in quanto componente del Comitato per la Corporate Governance nazionale, alla decisione di introdurre nel Codice di Autodisciplina un nuovo principio che raccomanda agli emittenti di applicare criteri di diversità, anche di genere, per la composizione degli organi sociali, al fine proprio di favorire il consolidamento degli effetti positivi della legge Golfo-Mosca. L’Associazione ha, inoltre, ricordato istituito un apposito Comitato Diversity e ha spiegato che la decisione di impegnarsi direttamente è originata in larga misura dagli stimoli normativi e regolamentari in ambito europeo e nazionale che negli anni hanno introdotto e stanno introducendo diverse misure volte non solo ad incrementare la presenza femminile negli organi sociali e nelle posizioni manageriali delle banche e degli intermediari finanziari ma anche ad eliminare le disparità retributive di genere.

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