Assegno unico per tutti e non legato all’Isee, Roccella (Famiglia): «Vogliamo premiare chi ha 4 figli»

La ministra della Famiglia: «Rivedremo i criteri patrimoniali dell’indicatore»

«Assegno unico per tutti, non sarà legato all Isee»,, Roccella (Famiglia): «Vogliamo premiare chi ha 4 figli»
di Luca Cifoni
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Mercoledì 7 Dicembre 2022, 00:24 - Ultimo aggiornamento: 17:20

Ministra Roccella, la legge di Bilancio contiene un capitolo famiglia con diverse misure, pur in una manovra assorbita dal contrasto al caro-bollette: è un impegno destinato ad aumentare?
«Il “pacchetto famiglia” è un inizio significativo. Con tempi e vincoli di spesa strettissimi abbiamo messo in campo una cifra consistente e soprattutto provvedimenti-ponte che superano la logica dei bonus e preludono a riforme strutturali. Quindi la risposta è sì, l’impegno aumenterà ulteriormente. Con una strategia ben precisa: rimuovere gli ostacoli che limitano la realizzazione del desiderio di fare figli, promuovendo una nuova considerazione della famiglia in tutti gli ambiti dell’azione di governo».

L’istituzione dell’assegno unico e universale è stata salutata in modo trasversale come un passo avanti nel sostegno alle famiglie. Nel primo anno però l’adesione è stata un po’ più bassa delle attese. Come se lo spiega?
«L’assegno unico è stato un’innovazione positiva. Ha però diversi difetti. Per esempio penalizza proprio le famiglie numerose, e non a caso le domande sono state meno del previsto. Stando all’Inps anche nella parte finale dell’anno la situazione non cambia. Nella manovra abbiamo dato un primo segnale. La strada è intrapresa e abbiamo già avviato il lavoro per correggere strutturalmente ciò che non va».

Quando sarà raggiunto l’obiettivo, indicato nel programma elettorale, di un incremento generalizzato dell’assegno del 50%?
«Stiamo attraversando una delle peggiori crisi dal dopoguerra e la prima cosa che abbiamo dovuto fare per le famiglie è stato aiutarle a fronteggiare il caro bollette. Nella manovra ci sono poi interventi sull’Iva per i beni della prima infanzia, sulla decontribuzione per giovani e donne, sui mutui agevolati, sull’allungamento dei congedi, sulla carta risparmio. Sull’assegno unico, oltre agli incrementi già previsti, vorremmo dare se possibile fin da subito un ulteriore segnale di attenzione alle famiglie numerose, quelle con quattro figli e più, cosa che ovviamente dipenderà dalle verifiche di bilancio in Parlamento. Per il resto, è impossibile dare una tempistica visti i fattori internazionali che sfuggono al nostro controllo».

Intanto ci può dire quando scatterà l’adeguamento dell’assegno all’inflazione, che dovrebbe essere dell’ordine dell’8%?
«L’adeguamento è automatico e già finanziato, e scatterà il primo marzo di ogni anno. E ogni anno l’erogazione dell’assegno sarà rinnovata senza bisogno di fare alcunché».

Governo e maggioranza sembrano avere qualche perplessità sullo strumento Isee. Come potrebbe cambiare?

«In una prima fase transitoria si tratterà di rivedere alcuni criteri, soprattutto in ambito patrimoniale, per renderli più aderenti ai reali fabbisogni delle famiglie. Ma l’obiettivo di più ampia portata è sganciare la determinazione dell’assegno unico dall’Isee, farlo diventare uno strumento davvero universalistico».

L’attenzione al tema della natalità è stata sottolineata anche dal cambio di nome del ministero. Oltre al sostegno monetario alle famiglie quali sono gli altri fronti su cui agire?
«Il nome del mio ministero non è una serie di etichette: è un programma politico. L’abbinamento tra famiglia e pari opportunità è stato un’intuizione del presidente Mattarella, noi abbiamo aggiunto la natalità per chiudere il cerchio. C’ è un problema di libertà femminile: secondo le indagini la maggioranza delle donne desidera due figli, ma poi ne fa al massimo uno, spesso nessuno. Oltre alle motivazioni economiche, ci sono quelle culturali: c’è un clima sempre meno favorevole alla genitorialità e si è persa l’idea del valore sociale della maternità. Oggi ci sono molte esperienze positive di welfare aziendale, ma bisogna coinvolgere tutti i soggetti in campo, sindacati, no profit, imprese. Con il Pnrr è stata inoltre avviata la certificazione di genere per le imprese e vorrei proporre alle aziende anche un codice deontologico in materia».

Lei parla delle mamme. Ma come mai il potenziamento del congedo parentale non riguarda anche i padri?
«In questa manovra la coperta è corta dunque siamo partiti da un dato di realtà: solo il 7 per cento dei padri chiede il congedo parentale. Non c’è affatto un pregiudizio ideologico e siamo pronti ad allargare in futuro».

A proposito di Pnrr: sul fronte degli asili nido ci sono i miliardi del piano, ma i vari bandi pur se corretti in corsa hanno evidenziato alcune criticità. C’è il rischio che i fondi vadano dove ce ne è meno bisogno, a scapito dei Comuni del Mezzogiorno?
«Gli ultimi dati ci dicono che il Mezzogiorno ad oggi ha ricevuto più della metà delle risorse del Pnrr per gli asili nido. Sempre verificando le disponibilità di bilancio, ci piacerebbe inoltre riuscire a rifinanziare con la manovra i centri estivi, che tanto hanno aiutato i ragazzi e le famiglie durante la pandemia».

In generale, quando ritiene che si potrà invertire la tendenza al calo delle nascite, che con tutta probabilità vedrà una nuova riduzione nel 2022?
«Il presidente dell’Istat ci ha spiegato che se lasciamo ancora passare il tempo senza interventi decisi la denatalità, e peggio, lo spopolamento, diventeranno un fatto irreversibile. Le politiche demografiche non possono avere un effetto immediato, ma per invertire il calo delle nascite bisogna invertire la tendenza a politiche di corto respiro, fatte per inseguire un consenso immediato e non con una prospettiva ampia, per costruire il futuro. Noi invece vogliamo fare questo».

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