Alitalia, marchio flop dell’asta: Ita non parteciperà alla gara

Alitalia, marchio flop dell asta: Ita non parteciperà alla gara
di Umberto Mancini
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Sabato 25 Settembre 2021, 00:14 - Ultimo aggiornamento: 18:01

Asta deserta per il marchio Alitalia. Il cda di Ita, che si è riunito ieri mattina sotto la presidenza di Alfredo Altavilla, avrebbe deciso di non partecipare, almeno per ora, al bando per rilevare lo storico brand tricolore. Nessuna comunicazione ufficiale, ma l’orientamento chiaro. Troppo alto il valore di 290 milioni proposto dai commissari straordinari che gestiscono la “vecchia” Az. Una cifra considerata dalla newco “irrealistica e completamente fuori mercato». Non in linea quindi con il piano di sviluppo strategico della società che punta ad investire i 700 milioni stanziati dallo Stato sopratutto per rinnovare la flotta.

Fumata nera quindi in attesa che l’amministrazione straordinaria abbassi le pretese o riesca a trovare in extremis, c’è tempo fino al 4 ottobre, un pretendente pronto a sborsare quanto richiesto. Difficile però immaginare chi accetterà questa sfida. Anche alla luce del fatto che tutte le compagnie aeree, colpite duramente dalla crisi legata alla pandemia, faticano a rialzarsi e non sono disposte a largheggiare nelle spese, tanto più per un brand. In Ita, che ci tiene comunque a conservare la storica livrea tricolore, hanno comunque pronto un piano B nel caso in cui il logo Alitalia finisca altrove.

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Gli stipendi

Ieri, nel giorno dello sciopero del trasporto aereo che ha cancellato quasi tutti i voli Alitalia, nuove proteste per chiedere all’azienda di tornare indietro sul fronte del regolamento aziendale. Regolamento che prevede l’azzeramento per tutti dell’anzianità aziendale e un premio di produzione che verrà riconosciuto solo nel 2022 se, come auspica la compagnia, Ita decollerà sul vento della ripresa del trasporto aereo. Per gli stipendi di piloti e assistenti di volo il taglio, guardando le tabelle del nuovo regolamento aziendale che Il Messaggero ha potuto consultare, è in media del 33% con punte oltre il 40%, sopratutto se si considerano una serie di indennità riconosciute dalla vecchia Alitalia ma non ricomprese nello schema voluto dalla newco o quanto meno decurtate in attesa proprio del premio di produzione. Tagli alle ferie, 8 giorni in meno in media, e ai riposi.

Nella premessa allegata al regolamento è scritto nero su bianco che le linee guida troveranno «applicazione sino alla eventuale finalizzazione del percorso di condivisione della disciplina collettiva applicabile al personale di Ita e, sino a quel momento, potrà essere in qualsiasi momento unilateralmente integrato dalla Compagnia».
Guardando le tabelle sulle retribuzioni si osserva che la paga base, con zero anzianità, è per un pilota di 854 euro, a cui si aggiungono 1.465 euro di indennità di volo, sempre lordi, a cui bisogna aggiungere l’indennità di volo oraria (22 euro) più un superminimo che parte però dal 4 anno, di 15 euro. Complessivamente quindi un pilota con molta attività di volo porterebbe a casa meno di 2.500 euro netti. In fondo alle classifiche tra le compagnie europee. 

Le prossime mosse

La protesta è continuata con oltre 500 lavoratori che hanno manifestato a Fiumicino. La Fit-Cisl insieme a Cgil e Uil, hanno rinnovato l’invito al governo ad intervenire e rispondere positivamente agli appelli dei partiti di opposizione e maggioranza. Venerdì prossimo l’atteso confronto tra sindacati e ministero del lavoro sulla cassa integrazione dei dipendenti Alitalia. Possibile un prolungamento di almeno 4 anni. 

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