Alitalia, il marchio all’asta: «Si parte da 290 milioni»

Alitalia, il marchio all asta: «Si parte da 290 milioni»
di Umberto Mancini
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Venerdì 17 Settembre 2021, 22:29 - Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 10:15

Doppia mossa dei commissari straordinari di Alitalia. Da un lato hanno chiesto l’estensione della cigs ad altri 383 tra piloti e assistenti di volo e, dall’altra, hanno dato il via alla gara per la vendita del marchio della vecchia compagnia. Si parte da un prezzo base di 290 milioni. L’asta, che scatterà oggi per concludersi formalmente il 4 ottobre, è in ritardo rispetto alla road map che prevedeva la procedura di vendita all’inizio di settembre. Un ritardo significativo visto che al decollo di Ita mancano appena 26 giorni. Del resto c’è voluto un decreto del governo, varato l’11 settembre, e il pressing di Tesoro e Mise per spingere l’amministrazione straordinaria ad accelerare. 

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I paletti

La gara per aggiudicarsi il brand Alitalia si svolgerà in due fasi con la possibilità di rilancio del prezzo. Il bando prevede che da sabato 18 settembre ed entro il 30 settembre, gli interessati potranno inviare ai commissari straordinari le richieste di ammissione e, una volta accettati alla data room, le relative offerte. Se entro fine mese, come probabile, non ci sarà nessuna offerta in linea con il prezzo base, si passerà alla fase due. E qualora non arrivassero proposte vincolanti, il 4 ottobre la gara si concluderà. Ammesse al bando le aziende con un patrimonio di 200 milioni e naturalmente la licenza di volo. 

Secondo numerosi analisti del settore, la cifra dei 290 milioni è «completamente fuori mercato». Anche i sindacati nutrono forti perplessità sul valore attribuito al marchio tricolore. Così come erano rimasti di sasso di fronte alla lettera - accolta favorevolmente dai commissari - nella quale Ita offriva un solo euro per il ramo aviation: sia come sia, anche su questo fronte l’amministrazione straordinaria non ha reso nota la perizia sull’asset messo in vendita. Quel che è certo è che la newco non intende svenarsi per il marchio né per rilevare il perimetro aviation, considerato che ritiene strategico investire sul rinnovo della flotta e su una politica commerciale aggressiva. Sopratutto non vuole entrare in una spirale speculativa che non piace nemmeno al Tesoro e a Palazzo Chigi. Meglio quindi impiegare i 700 milioni già stanziati dallo Stato per lo sviluppo delle rotte e il presidio del mercato.

Gli esuberi

Come accennato, i commissari hanno ritoccato al rialzo i numeri per la cigs indicati a fine luglio. Il provvedimento interessava il personale navigante per 3.339 unità (458 comandanti, 566 piloti e 2315 assistenti di volo) e 3.538 lavoratori di terra, per un totale di 6.877 addetti. Per Cityliner invece la platea era composta da 204 naviganti (41 comandanti, 58 piloti, 105 assistenti di volo) e 5 addetti di terra. Ora, però, l’aviolinea, a fronte del nuovo contesto di riferimento - si legge in una lettera inviata ai sindacati - ha richiesto l’estensione della cigs: si tratta di ulteriori 30 comandanti, 30 piloti e 200 assistenti di volo. Anche per Cityliner aumenta la richiesta: 25 comandanti, 26 pilot e 72 assistenti di volo.

I sindacati continuano a chiedere ammortizzatori sociali per tutta la durata del piano, fino al 2025, con la cigs almeno all’80% dello stipendio effettivo. Previsto lunedì un incontro al ministero del Lavoro per affrontare la gestione degli esuberi. Per ora però c’è solo la richiesta dei commissari di prolungare la cigs, che scade il 22 settembre, di un anno.

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