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Alitalia, governo pronto a favorire gli esodi e a rivedere le modalità del prestito ponte

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Umberto Mancini
Alitalia, governo pronto a favorire gli esodi e a rivedere le modalità del prestito ponte

Il governo non ha nessuna intenzione di abbandonare Alitalia al suo destino. Per questo, per favorire il piano che il commissario unico Giuseppe Leogande sta mettendo a punto insieme al direttore generale Giancarlo Zeni proverà a rimuovere gli ostacoli che frenano il salvataggio. Da un lato correggerà nel Milleproroghe la norma che impone alla compagnia di bandiera di restituire entro 6 mesi il prestito da 400 milioni; dall'altra cercherà di trovare nuove risorse per il Fondo volo. L'obiettivo è quello di favore le uscite anticipate, rafforzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. Una strategia che il Mise, d'intesa con il ministero del Lavoro, considera necessaria per evitare un pericoloso avvitamento della compagnia.

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A marzo, tra l'altro scade la Cig per circa mille dipendenti, il numero minimo di esuberi considerato funzionale a raddrizzare i conti del vettore. Possibile che anche altri strumenti per evitare macelleria sociale vengano messi in campo, come prepensionamenti e scivoli ad hoc. Possibile anche una rimodulazione degli adempimenti legati ai prestiti concessi dallo Stato con il posticipo del pagamento degli interessi al Tesoro per 145 milioni. Un modo per non appesantire la cassa di una compagnia che perde in alta stagione circa 600 mila euro al giorno e in quella bassa quasi 2 milioni.

Di certo l'esecutivo, che ha messo nel conto circa mille esuberi e il taglio di 8 aeromobili, si aspetta una sforbiciata su tutti i fronti di spesa, con tagli ai contratti di leasing, razionalizzazione della manutenzione, consulenze e acquisti. In ultima analisi, l'esecutivo è anche disposto a dare il via libera ad una diversa organizzazione aziendale, suddividendo in tre Alitalia (settore volo, handling e manutenzione) per individuare meglio i centri di costo e intervenire. Non si tratta di spacchettare l'azienda ma di immaginare, ha detto il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, una articolazione flessibile, salvaguardano l'integrità della società.

LE AZIONI
Pare certo, come anticipato dal Messaggero, che la flotta si attesterà su 86-91 aerei, come chiesto del resto sia da Lufthansa che dagli americani di Delta (attualmente Alitalia Cityliner ha 20 aerei, Alitalia Sai 93, quindi 113 complessivamente). Il Mise sa bene che entro la scadenza del 31 maggio, data entro la quale va concluso il processo di risanamento affidato al commissario, sarà impossibile siglare un nuova alleanza. Semmai si potranno porre le premesse per avviare trattative con i vettori interessati. Vista l'incertezza il sindacato ha chiesto un confronto urgente con il governo. «Si vocifera di nuovi tagli al personale -dice Salvatore Pellecchia, segretario generale della Fit-Cisl, - ma noi ci atteniamo ai fatti: il primo è che negli ultimi anni queste riduzioni sono già state fatte e non hanno portato al rilancio atteso».

LA CISL
Per Pellecchia bisogna tagliare altri sprechi e, sopratutto, avviare subito una discussione seria sul piano industriale. «Più di un mese fa - prosegue il sindacalista della Cisl - Patuanelli ci ha presentato il nuovo commissario che si era impegnato a incontrare i sindacati a breve. Da allora sono stati nominati nuovi dirigenti ma nient'altro è accaduto: non siamo ancora stati convocati da Leogrande e non sappiamo quale sia il suo mandato. Intanto il tempo è passato». Sia chiaro - conclude - che «una ulteriore riduzione dei lavoratori fine a se stessa è impraticabile e dannosa così come un eventuale ridimensionamento della flotta. Meno aerei e meno personale vuol dire meno voli e meno biglietti emessi e quindi meno entrate».
 

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA