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​Alitalia-Atlantia, M5S adesso vuole chiudere

Mercoledì 29 Maggio 2019 di Umberto Mancini
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​Alitalia-Atlantia, M5S adesso vuole chiudere

Il mercato, solitamente cauto, lunedì ha cominciato a crederci, premiando i titoli di Atlantia in Borsa. Così come ci sperano al Tesoro e a Palazzo Chigi. E adesso, paradossalmente, dopo la debacle ai seggi, sono proprio i 5Stelle ad avere fretta di mettere in sicurezza Alitalia. Temporeggiare non serve più, visto che nemmeno ha pagato elettoralmente. Inoltre il salvataggio della compagnia va definito in poco più di due settimane, ovvero entro il 15 giugno, data entro la quale Ferrovie deve presentare la sua proposta definitiva per l’acquisizione. E sul tavolo, di là dei tentativi di depistaggio, tra i possibili partner c’è solo la carta Atlantia. Del resto il corteggiamento al gruppo dei Benetton da parte di Fs è iniziato da tempo e, se possibile, si è intensificato nelle ultime ore. 

Nulla di ufficiale s’intende, ma i contatti, ai massimi livelli, non si sono mai raffreddati o interrotti. Piuttosto verranno accelerati visto che proprio al Mise intendono chiudere il dossier. In gioco, al di là delle pregiudiziali ideologiche da superare, ci sono 11 mila posti di lavoro (oltre 20 mila se si pensa a tutto l’indotto) che rischiano di essere dimezzati in caso di un ulteriore rinvio. L’avanzata della Lega, favorevole all’arrivo del gruppo Atlantia - società che garantirebbe, ovviamente insieme a Fs, i livelli occupazionali e un assetto stabile ad Alitalia - rischia di spiazzare ancora una volta il vice premier Luigi Di Maio, già in sofferenza per la crisi improvvisa di Mercatone Uno (1.800 posti a rischio) e per la vicenda, carica di incognite, delle nozze tra Fca e Renault, con i francesi che hanno già fatto la voce grossa a fronte di un silenzio imbarazzato del leader grillino. Così l’apertura del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli del 3 maggio scorso può trasformarsi in qualcosa di concreto. Di certo, come più volte ripetuto dal gruppo di Ponzano Veneto, spetterà al governo fare un passo avanti ufficiale, eliminando tutti i paletti, politici e tecnici, che hanno impedito fino ad oggi alla trattativa di decollare. Dalle garanzie sull’avvio della Gronda di Genova a quelle sulle concessioni autostradali.

Per la verità, lo spostamento del termine al 15 giugno per la presentazione dell’offerta vincolante da parte dell’ad di Fs Gianfranco Battisti, slittamento voluto proprio da Di Maio poco prima della consultazione elettorale, va proprio in questa direzione. Probabilmente i 5Stelle pensavano di poter negoziare da una posizione di maggior forza o comunque di trovare delle alternative. Invece si trovano a rincorrere se vogliono sul serio far partire la cordata italiana. Non è un mistero, tra l’altro, che anche il colosso Delta, che rileverebbe una quota del 15% (la stessa percentuale che finirebbe in mano al Mef), ha quasi perso la pazienza dopo mesi di discussioni. A tenere la trattativa viva è rimasta di fatto solo Fs, regista dell’operazione, che ha continuato a limare il piano industriale, condividendo in maniera non ufficiale proprio con Atlantia gli obiettivi strategici: incremento dei voli intercontinentali, potenziamento della flotta sul lungo raggio, focalizzazione sulle sinergie treno-aereo e sviluppo di Fiumicino. 

Bisognerà adesso vedere se Altantia deciderà di impegnare 300 milioni e di avviare una grande operazione di sistema in una cornice di regole chiare e trasparenti. I nodi da sciogliere, oltre a quello politico che è in mano al premier Giuseppe Conte chiamato a trovare una sintesi, riguardano anche la governance della Nuova Alitalia e la strategia per attaccare il mercato. Ma di questo se ne riparlerà solo dopo il via libera formale dei 5Stelle e l’ok, posto che arrivi, dei Benetton.
 

Ultimo aggiornamento: 12:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA