Marco Leonardi sul Pnrr: «Il welfare pubblico verrà rafforzato. Spazio ai contributi del sistema privato»

Marco Leonardi sul Pnrr: «Il welfare pubblico verrà rafforzato. Spazio ai contributi del sistema privato»
di Marco Barbieri
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 10:54 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 16:24

Nel complesso il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (Pnrr) destinerà non meno di 41,5 miliardi di euro per gli interventi e le riforme strettamente legati al welfare, pari al 22% del budget del Piano. «Un’opportunità storica per ripensare il sistema di welfare del Paese» spiega Lorenzo Tavazzi, partner di The European House Ambrosetti, che grazie al Gruppo Unipol ha preparato il nuovo Rapporto “Welfare, Italia”. Qualche anticipazione del Rapporto – che sarà illustrato in autunno – è stata fornita nei giorni scorsi durante un seminario al quale ha partecipato anche Marco Leonardi, capo del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della politica economica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TRE MISSIONI

 «In almeno tre delle sei missioni del Piano – spiega Leonardi – ci sono misure riconducibili al disegno del nuovo welfare del Paese. Istruzione, Inclusione e Salute sono le tre aree dove è più visibile la progettazione di nuovi presidi di protezione sociale. Qualche esempio: tutto il capitolo degli asili nido, la riforma dell’istruzione tecnica, il ritorno dell’apprendistato duale, tutte le voci del capitolo Salute». In verità c’è molto di più, anche sotto traccia. Ogni volta si disegnano processi di trasformazione – la transizione ecologica e quella digitale sono le più evidenti – aumenta e si rinnova l’esigenza di protezione sociale. Il nuovo welfare deve partire da lontano: dall’invecchiamento della popolazione e dalla denatalità. Sono due elementi essenziali nella costruzione di equilibri aggiornati tra contributi e prestazioni. E deve arrivare vicino, nei luoghi dove si costruiscono i nuovi cittadini. L’area scuola diventa prioritaria: il nuovo welfare deve raggiungere la formazione e l’istruzione; non bastano più previdenza, salute e assistenza. Nella missione 4 del Pnrr sono riconducibili al nuovo welfare il piano per asili nido, scuole e servizi dell’infanzia – come ha spiegato Leonardi – che vale da solo 4,6 miliardi di euro. Ma c’è anche il Piano di estensione del tempo pieno e mense, il potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola, lo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (Its, con 1,5 miliardi), l’orientamento attivo nella transizione scuola-università: solo per citare alcuni dei progetti “welfaristici” contenuti nel Piano alla missione 4. Non mancano i timori che molti progetti nascano con qualche rischiosità. Leonardi non nasconde, a esempio, i timori che riguardano la realizzazione del programma sugli asili nido. «Si tratta di un programma essenziale per il futuro del welfare: gli asili nido sono pre-condizione per un nuovo approccio ai temi della natalità, così come a quelli dell’incremento del lavoro femminile. Ma c’è un però. Un conto è rifinanziare i bandi per la costruzione degli asili nido, un conto è se poi i Comuni – è loro competenza – li vorranno e li potranno costruire. Saranno in grado di farli? Non bastano le risorse finanziarie, ci vogliono le risorse umane per la progettazione e la disponibilità all’investimento». Il brivido corre lungo la schiena, e riemergono i fantasmi dei fondi non utilizzati, per cui l’Italia ha un consolidato e non invidiabile primato. Non potrebbe essere il caso di immaginare – fin dalla realizzazione del Pnrr, soprattutto in relazione alle politiche di welfare – un coinvolgimento strutturale del privato? Il welfare del futuro è naturalmente “tripolare” come ama definirlo chi, oltre al pubblico e al privato profit, rammenta il ruolo sempre più necessario del privato sociale. Leonardi su questo è tetragono: «Il Pnrr mira a rafforzare il pilastro pubblico, per realizzare quell’universalismo spesso trascurato o per colmare alcuni buchi di protezione che ci distinguono, non favorevolmente, da molti altri Paesi Ue. L’esempio in questo caso è facile: nuove politiche attive del lavoro. Noi siamo spesso guardati con ammirazione dai nostri Paesi partner Ue per le politiche passive, per la protezione che abbiamo saputo dare a esempio con la Cassa integrazione. Ma certamente siamo in grave ritardo sulle politiche attive. E questo è compito che il pubblico deve riprendersi». Ma il dualismo pubblico-privato non entusiasma Leonardi. «Più è forte il pubblico, anche nel sistema di welfare, più il privato sa cogliere le nuove opportunità che si creano. C’è una complementarietà da inseguire. Anche perché la copertura delle nuove protezioni sociali è destinata a essere caratterizzata da una forte varianza. I bisogni, i consumi, le esigenze sono diverse tra aree del Paese, tra tipologie produttive, tra aree sociali e individui. La risposta mirata a questa varianza è lo spazio tipico del privato».

DARE A CHI HA BISOGNO

Il Rapporto “Welfare, Italia” – accentuando una intuizione dello scorso anno – mira alla definizione di un “welfare di precisione”, come ha spiegato Veronica de Romanis, che fa parte del think tank che ha elaborato l’analisi di sistema. «Welfare di precisione vuol dire un welfare che deve raggiungere chi ne ha veramente bisogno» spiega de Romanis, che ha messo nel mirino del suo contributo la tendenza, non sopita, di privilegiare i sussidi che finiscono per raggiungere spesso chi non dovrebbe averli. E lamenta l’assenza di una attenzione alla spending review, senza la quale il nuovo welfare potrebbe nascere con gli stessi difetti del vecchio. Ma il nuovo welfare non è tutto nel Pnrr. Marco Leonardi ha rivendicato al governo l’intervento per l’assegno unico ai figli, che non fa parte del Piano, ma che dovrebbe «favorire le famiglie con figli, introducendo un elemento correttivo della crisi demografica italiana. Non basterà questo, ma è un intervento che va nella direzione del lungo periodo».

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