Smart working, la scelta di Tim contro il caro energia. Coinvolti 32mila dipendenti in tutta Italia

Smart working, la scelta di Tim contro il caro energia. Coinvolti 32mila dipendenti in tutta Italia
di FrancescoBisozzi
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 12:04 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 08:04

La rete unica che fatica a prendere forma, debito costoso e sproporzionato rispetto all’attività commerciale della società, competizione squilibrata a livello nazionale per errori macroscopici di una Commissione Ue accusata di scarsa conoscenza del settore, valutazione di Borsa schizofrenica a causa di piani di sviluppo del settore che da almeno vent’anni governi di segno politico opposto si palleggiano senza mai arrivare al progetto definitivo.

E alle spalle una vergognosa opera di spoliazione delle attività aziendali che a partire dai “capitani coraggiosi” (copyright Massimo D’Alema) guidati da Roberto Colaninno non ha fatto che impoverire una delle società di telecomunicazioni più invidiate in Europa per solidità e capacità di innovazione. Non deve essere facile per Pietro Labriola, da appena un anno amministratore delegato di Tim (ex Telecom Italia), destreggiarsi in una selva di ordini e contrordini e di manovre di aggiotaggio, più o meno gestite sul titolo in Borsa, che non aiutano i progetti di sviluppo che ha immaginato per il gruppo. Nondimeno l’azienda deve andare avanti, perché l’efficientamento delle attività lavorative e del conto economico non possono aspettare.

LA DECISIONE

 Sicché, motore dell’economia ai tempi dei lockdown, ora lo smart working è diventato un’arma contro il caro energia. E tra le aziende che stanno puntando sul lavoro agile ibrido per abbattere i consumi in ufficio spicca appunto Tim, che a partire da febbraio porterà da due a tre le giornate di smart working consentite e il venerdì terrà chiuse le proprie sedi. La novità interessa 32mila dipendenti, di cui 12mila nella Capitale, e ridurrà il pendolarismo del 60%. Come detto, importanti benefici sono attesi sul fronte del risparmio energetico e del taglio delle emissioni. «L’accordo getta le basi per la costruzione di un modello più maturo di lavoro agile. Le nostre persone che lavorano da casa potranno contare su un sistema consolidato di tutele, come il diritto alla disconnessione, e di regole, come le giornate in compresenza, che favoriscono la stabilità aziendale e il miglioramento della produttività», spiega a MoltoEconomia Paolo Chiriotti, chief human resources di Tim. L’intesa con i sindacati è stata firmata a fine novembre e avrà una durata di 13 mesi.

Ma «l’impegno di Tim non si declina solo nello smart working - aggiunge Chiriotti - da molti anni l’azienda è impegnata a sostenere le proprie persone attraverso diversi progetti in ambiti che garantiscono un supporto concreto nella gestione delle necessità familiari, e questo è uno dei punti cardini del nostro modello di welfare». Con il plauso dei sindacati. Osserva Alessandro Faraoni, segretario generale della Fistel Cisl: «È stato raggiunto il giusto equilibrio tra presenza e lavoro da remoto, con la massima attenzione verso i caregiver, il rispetto di chi ha istituti come la 104 e la conferma del riconoscimento del diritto al buono pasto». Mentre Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc Cgil, parla di «un accordo che conferma la volontà delle parti di scommettere su un nuovo modello organizzativo, un modello equilibrato che offre risposte importanti in termini di conciliazione tra vita e lavoro, e garanzie per la gestione di situazioni personali complicate».

EQUILIBRIO

In pandemia abbiamo imparato più di una cosa sul lavoro agile. I lavoratori ne hanno apprezzato la flessibilità e il positivo impatto sull’equilibrio tra vita privata e vita professionale, ma c’è anche chi alla lunga ha sofferto il distacco dall’ufficio. Nelle realtà più compatibili con lo smart working, lo strumento si è anche rivelato in grado di influire positivamente sulla produttività. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2022 sono state 3,6 milioni le persone che hanno lavorato da remoto, ovvero mezzo milione in meno rispetto al 2021. In pandemia l’asticella aveva toccato quota 6,5 milioni. Le grandi aziende tuttavia hanno conservato il lavoro agile al 91%, con una media di 9,5 giorni al mese fuori dall’ufficio. Nelle piccole e medie imprese, che ancora scontano una cultura organizzativa ancorata al controllo fisico delle presenza, la modalità agile è stata mantenuta solo al 48% e per 4-5 giorni al mese. Già nel 2016 Tim aveva sperimentato un progetto di smart working per un giorno a settimana, al quale si aderiva su base volontaria. Dopodiché da aprile è iniziato un graduale rientro del personale in azienda con la formula dei tre giorni a settimana in ufficio e due da remoto.

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