Obbligati a Crescere Starace (Enel) e Alverà (Snam): «Idrogeno, Italia può giocare da protagonista»

Obbligati a Crescere Starace (Enel) e Alverà (Snam): «Idrogeno, Italia può giocare da protagonista»
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La transizione energetica, la green mobility e un recente case study, il caso TAP: sono solo alcuni dei principali temi discussi nel webinar "Obbligati a Crescere - La rivoluzione sostenibile", trasmesso stamani in streaming sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia). Obiettivo: informare e sensibilizzare, stimolando così un’innovazione sempre più al servizio della sostenibilità.

Tanti e importanti gli ospiti dell'evento: Francesco Starace (amministratore delegato e direttore di Enel Spa), Paolo Gallo (Ceo e general manager di Italgas), Marco Alverà (Ceo di Snam), Giulia Monteleone (responsabile del Laboratorio Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l'uso dell'idrogeno), Giancarlo Negro (presidente di Confindustria Lecce), Luca Schieppati (managing director del Tap), Fabrizio Faltoni (presidente e Ad di Ford Italia), Massimiliano di Silvestre (presidente e Ad di Bmw Italia), Livia Cevolini (Ceo Energica Motor Company), Andrea Fossa (founder e Ceo di GreenRouter).

A moderare il webinar, la giornalista Maria Latella, il vicedirettore vicario del Messaggero Osvaldo De Paolini, il vicedirettore del Messaggero Alvaro Moretti e il direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia Claudio Scamardella

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Dalla decarbonizzazione all'energia pulita

Starace (Enel): «La pandemia ha reso evidente centralità delle fonti rinnovabili»

«La Pandemia - sottolinea Francesco Starace, amministratore delegato e direttore di Enel Spa - nel 2020 ha rallentato tutto, ma nonostante questo è stato un anno record per l'istallazione di fotovoltaico. La pandemia ci ha fatto fare un salto nel futuro: la contrazione della domanda che c'è stata, per il fermo delle attività economiche, ha provocato un crollo della domanda elettrica ed energetica in generale, che è stato completamente assorbito contraendo la produzione di energia termica, mentre le rinnovabili hanno continuato a produrre. Significa che ci siamo proiettati in un mondo che è quello in cui ci troveremo tra 5-10 anni. Abbiamo visto che in questo futuro le rinnovabili sono più affidabili - ha proseguito -, assolutamente gestibili e molto più sicure di quello che alcuni proiettavano. Non possiamo più fare finta di non saperlo, lo abbiamo visto durante il 2020. La pandemia, insomma, ha avuto un effetto chiarificatore sui dubbi circa l'affidibilità delle energie rinnovabili. I sistemi hanno retto e bene e c'è stato un calo importante, del 7%, delle emissioni Co2».

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Starace: «Urge riforma per snellire la burocrazia»

«Bisogna armonizzare - prosegue - lo sviluppo delle nuove fonti di energia ma nel farlo occorre ridurre la confusione amministrativa che regola i permessi per fare le cose. Abbiamo le competenze, abbiamo la voglia, abbiamo i fondi ma gli strumenti amministrativi non sono adatti alle ambizioni. I processi che regolano i processi degli investimenti non sono adatti, serve una riforma di questi processi e ce la chiede l'Europa. Non solo a noi, è così per tutti, anche in Germania».

L'idrogeno verde, una fonte di energia o un contenitore di energia?

«Non è una fonte - spiega Starace - ma un modo per immagazzinare energia prodotta in altra maniera. Va immaginato come una specie di batteria dove metto energia per usarla in un modo o in un tempo diverso. E' un vettore energetico. Se si usa carbone o gas genero un idrogeno che produce molta Co2. Se si usa il sole si genera idrogeno verde».

L'idrogeno verde è molto costoso, perché il Recovery Fund punta su di esso?

«Il concetto del Recovery Fund è di prendere una direzione diversa per il futuro. Abbiamo tanti soldi a disposizione e quindi è l'occasione per prendere una nuova strada anche se più costosa. Vale la pena investire soldi per far affermare tecnologie che facciano scendere i costi dell'idrogeno verde così come si è fatto con le rinnovabili tempo fa. Costavano molto ed oggi, dopo averci investito, costano molto meno».

«I nostri clienti in giro per il mondo - spiega Starace - vogliono sostenibilità in modo crescente. E' un trend molto radicato nell'opinione pubblica mondiale. Gli Usa, anche nel periodo Trump, sono stati i primi per domanda di energia rinnovabile da parte delle grandi industrie. C'è un interesse per l'ambiente assoluto». 

Come si finanzia questo processo?

«C'è un numero crescente di investitori che vogliono investire sulle dimensioni della sostenibilità: economia circolare, parità di genere... molte cose. Come mai questo appetito? Di fronte alle incertezze che abbiamo davanti, in cosa scegliere di mettere i nostri soldi? La tecnologia è un rischio, poi ci sono rischi geopolitici... La sosteniblità è la migliore garanzia di rimanere nel tempo. Oggi le opportunità di investimento nella finanza sostenibile sono molto inferiori rispetto alla potenzialità della domanda. E l'Italia è per natura un paese sostenibile e dobbiamo valorizzare questa nostra caratteristica».

Funzione strategica per le reti del gas

Paolo Gallo (Italgas): infrastruttura gas strategica per il futuro

«McKinsey - spiega Gallo, Ceo e general manager di Italgas - ha presentato in questi giorni uno studio che mostra come nel 2050 si possano raggiungere obiettivi di emissione Ue con costi pari a zero se tutti i settori (elettrico, trasporti etc.) faranno la loro parte e se useremo al meglio ciò che abbiamo. Anche le infrastrutture delle reti gas. Oggi sono già strategiche, ma in futuro lo saranno ancora di più», perché «possono diventare un sito enorme di stoccaggio per veicolare l'idrogeno verde». «Le reti gas sono strategiche nell'immediato anche perché possono accogliere il biometano. L'utilizzo di combustibili alternativi è uno strumento indispensabile nel processo di decarbonizzazione dell'Europa». «Se vogliamo raggiungere gli obiettivi Ue 2050 ci deve essere una armonia tra il settore elettrico e quello del gas. Soltanto attraverso uno sforzo congiunto si riusciranno a raggiungere questi obiettivi».

Digitalizzare la rete, cosa significa e a che scopo?

«Italgas ha investito in questo 2 miliardi. Significa istallare contatori intelligenti che misurano da remoto il consumo ma significa anche che tutti i dispositivi sulla rete devono essere digitali e noi siamo a metà di questo percorso. Avere una rete digitale vuol dire avere sulla rete milioni di dispositivi che trasmettono dati e ricevono comandi da remoto. Se nella rete, in futuro, prossimo o lontano, passeranno gas non solo naturali, ma idrogeno e biometano, dobbiamo sapere esattamente cosa c'è nella rete in un determinato istante: il controllo da remoto sarà ancora più importante. I vantaggi di una rete digitalizzata sono sicuramente vantaggi per chi opera la rete stessa ma anche per il cliente finale, e vanno dal sapere in tempo reale i propri consumi, al sapere, in un dato momento, quale gas ci viene consegnato. E poi il poter programmare interventi comodamente attraverso app. Il numero di vantaggi che dà una rete digitale è enorme: sono molti di più di quelli che ho elencato. Sicuramente c'è anche un vantaggio economico: il servizio costa meno e questo risparmio si trasferisce anche al cliente finale».

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Con il biometano cosa cambia per il cliente finale? 

«Nelle abitudini non cambia nulla: si continua a ricevere una certa quantità di energia che non muta i nostri comportamenti. Ma il biometano cambia molto le cose a monte perché si produce con rifiuti agricoli e si inserisce nella cosiddetta energia circolare. Non produce C02». 

Tra 10 anni il consumo di biometano sarà circa il 10% del consumo totale. «È poco? Assolutamente no. Se nel 2030 superemo questa quota sarà un grande risultato anche perché entrerà in gioco anche l'idrogeno verde e una quota sarà coperta da esso».

LA RIVOLUZIONE DELL'IDROGENO

Alverà (Snam): «Rivoluzione idrogeno, Italia può giocare da protagonista»

«Il ritorno degli Stati Uniti nel patto di Parigi è sicuramente un'ottima notizia in vista della Cop26 del prossimo novembre, che sarà un appuntamento cruciale per la lotta globale ai cambiamenti climatici», spiega  Alverà, amministratore delegato di Snam. «Il presidente Biden ha riunito attorno a sé una squadra di altissimo livello sull'ambiente. John Kerry, che è stato nominato special envoy per il clima, è stato uno dei protagonisti degli accordi di Parigi. Il ruolo degli Usa dal punto di vista diplomatico potrà essere decisivo per trovare coesione globale anche sui temi ambientali». «C'è una spinta gigantesca a livello mondiale - prosegue - Ci sono decine di trillioni di dollari che vogliono essere investiti nel settore delle energie green. È una missione "win win win": vince il pianeta, vincono le imprese e vincono i consumatori perché la vera novità è che con le rinnovabili possiamo fare la transizione energetica facendo pagare meno le bollette».

L'idrogeno e l'Europa

«Anche in Cina è partita una corsa all'idrogeno. In Europa sono ora molti i piani che riguardano l'idrogeno, i paesi corrono. Ieri Ursula Von der Leyen ha detto che i 750 miliardi del Nex Gen Eu saranno in larga parte dedicati all'idrogeno. Ci sarà bisogno di una grande sinergia tra i Paesi per produrre, trasportare e far transitare l'idrogeno e in questo l'Italia può giocare un ruolo da protagonista».

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Piano Snam da 7,4 miliardi di investimenti fino al 2024

«Sono investimenti figli della scissione che abbiamo fatto: investiamo sulla digitalizzazione per aggiornare la nostra rete così come Paolo Gallo ha spiegato per Italgas, investiamo per promuovere lo sviluppo della nostra rete per accogliere biometano e idrogeno e poi abbiamo lanciato quattro startup: la prima che fa efficientamento energetico; la seconda, Business Unit, che si occupa di biometano; la terza che fa mobilità, portiamo il biometano nelle auto e su questo lavoriamo con Fca. La quarta è Idrogeno, lavoriamo con ferrovie per treni a idrogeno e molti antri clienti per farli passare a questo nuovo vettore di energia.

Il ruolo dei paesi del Golfo

«Il Golfo è il cuore del mondo energetico e si sta attrezzando bene per passare dal fossile al rinnovabile. Il progetto più grande di rinnovabili al mondo è in Arabia Saudita che guarda caso punta molto sull'idrogeno. Noi lì ci siamo attraverso la nostra partecipata De Nora leader per gli elettrolizzatori. Come Snam siamo presenti là e abbiamo comprato una quota importante nella quota del gas di Abu Dhabi, abbiamo vinto una importante gara in Kuwait dove andremo nei prossimi giorni», spiega  Alverà, ceo di Snam. «Siamo molto presenti in queste realtà e col Tap l'Italia può davvero diventare l'hub e il Medio oriente la fabbrica mondiale o una delle più promettenti per l'idrogeno».

Tecnologie innovative per la transizione energetica

Giulia Monteleone: decarbonizzazione è opportunità di crescita

«La completa decarbonizzazione - spiega Monteleone, responsabile del Laboratorio Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l'uso dell'idrogeno - non è solo un obiettivo ma è una opportunità di crescita e svuiluppo di nuovi mercati».

«All'Enea si fa ricerca e sviluppo sulle tecnologie del futuro. Se parliamo di tecnologie note, ad esempio le batterie, la ricerca è sulla possibilità di migliorarle. Noi le usiamo sulle auto e nelle applicazioni stazionarie: sono sempre batterie, ma con usi diversi che richiedono prestazioni diverse».

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A che punto è l'Italia rispetto al resto del mondo sulla transizione energetica?

«L'Italia ha un tessuto industriale e manifatturiero concorrenziale con il resto d'Europa e del mondo. Quanto all'idrogeno, non è uno sconosciuto nel mondo industriale: si usa nella raffinazione e in altri processi chimici. Certo: è un idrogeno grigio e si dovrà passare a quello verde. Ma ad ogni modo c'è una industria pronta a rispondere». Monteleone cita al riguardo una iniziativa europea che punta a creare «una rete di industrie per la creazione di un mosaico europeo sulla filiera tecnologica dell'idrogeno: la risposta delle italiane è consistente. Poi, ovviamente questo non basta: serve una politica industriale adeguata».

Il CASO TAP

Il Tap è uno dei più grandi progetti infrastrutturali al mondo per trasportare il gas da un giacimento nel mar Caspio, in Azerbaigian, fino in Italia e poi in Europa attraverso i Paesi del Sud Europa. Dal 31 dicembre il gas ha iniziato a fluire nelle condotte: sono 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno, ma la previsione è di raddoppiare. 

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Luca Schieppati: il Tap un successo frutto di competenze e dialogo

«Dietro a questo successo c'è un grande patrimonio di esperienza e competenza - spiega Schieppati, managing director del Tap - ma saper fare le cose non basta, poi bisogna saper ascoltare e dialogare con tutti. Il dialogo non è stato semplice ma c'è stato: con le autorità sia centrali che locali. E nel dialogo abbiamo saputo portare non solo le migliori tecnologie e pratiche nel realizzare opere di questo genere ma abbiamo migliorato il progetto in sé. Abbiamo capito che occorrevano delle modifiche, come il microtunnel per non impattare sulla costa, sugli ulivi, abbiamo piantato nuove specie di olivi resistenti alla Xylella».

«Tap - continua - è nata nel disegno europeo come una opera che garantisca sicurezza negli approvvigionamenti, nella continuità energetica. C'è poi un elemento di competitività: l'energia costerà alle industrie italiane quanto costa a quelle tedesche». E la sfida dell'idrogeno? «Non possiamo esimerci - dice Schieppati - dal pensare che Tap non possa portare con sé anche idrogeno, stiamo già lavorando in questa direzione».

Giancarlo Negro: Tap strategico per Italia e Puglia

«Abbiamo analizzato il progetto Tap analizzando costi e benefici, arrivando alla conclusione che fosse strategico per l'Italia e per il territorio - ha spiegato Negro, presidente di Confindustria Lecce - Il Salento ha una forte vocazione turistica e c'erano molti timori riguardo all'impatto sul paesaggio». «Abbiamo passato momenti difficili, con contestazioni anche violente, atti vandalici, minacce. Ma bisogna essere coerenti con le scelte fatte se razionali rispetto all'interesse pubblico. La scelta di appoggiare Tap è stata condivisa a livello associativo». 

LE AUTO DEL FUTURO

Fabrizio Faltoni (Ford): tra 10 anni si venderanno solo auto elettriche

«L'auto affronta una rivoluzione - spiega Fabrizio Faltoni, presidente e Ad di Ford Italia - Se dovessi fare una stima direi che entro 10 anni gran parte delle case venderanno solo auto elettriche. Ma dobbiamo impegnarci oggi per svecchiare il parco circolante. Oggi una auto su tre ha più di 12 anni, ancora peggio sui veicoli commerciali per cui la quota è del 50%». 

«Partito dagli Usa l'anno scorso, il progetto Ford prevede nel 2022 di vendere due auto su tre elettrificate. Ormai siamo familiari con l'ibrido e cominciamo a conoscere la tecnologia plugin hybid ma l'obiettivo è l'elettrico 100%. Ebbene per l'elettrico 100% partiremo con tre icone Ford: il Transit, la Mustang e l'F-150». 

Altro cammino obbligato, la digitalizzazione. «Comunicheremo con le auto - spiega Faltoni - la casa madre, attraverso wi-fi aggiornerà l'automobile e la migliorerà, se necessario. Al contempo il guidatore non solo darà comandi vocali alla auto ma userà lo smartphone per accenderla, magari per scaldarla prima di uscire di casa».

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Massimiliano Di Silvestre (Bmw): bene incentivi, ora spingere su infrastrutture

«Noi crediamo che una auto premium non possa che essere sostenibile - premette Massimiliano Di Silvestre, presidente e Ad Bmw Italia -  Il gruppo è stato premiato come il brand più sostenibile al mondo nella categoria "automobiles"». 

Il nodo infrastrutture

«Gli incentivi sono graditi e ringraziamo - sottolinea Di Silvestre - ma la condizione necessaria per rendere la sostenibilità uno stile di vita sono le infrastrutture: colonnine di ricarica ovunque, anche in autostrada. E poi 5G che consentirà di godere al 100% della connettività delle auto che verranno, oltre che innalzare il livello di guida autonoma. C'è poi il tema della fiscalità dell'auto aziendale che non promuove oggi il rinnovo del parco auto delle piccole, medie e grandi imprese che oggi hanno vetture euro 3 o euro 4. Un cambiamento su questo fronte favorirebbe la transizione». 

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GREEN MOBILITY

Livia Cevolini, Ceo Energica Motor Company

Energica Motor Company è stata soprannominata la Tesla italiana delle ruote, fornitore unico per la Coppa del mondo MotoE. «Noi ci troviamo nella cosiddetta motor valley italiana, nella parte principale della via Emilia: la culla delle grandi case, da Dallara a Ferrari. Il nostro obiettivo è dare vita a una motor valley elettrica», dice la Ceo Livia Cevolini, intervistata da Maria Latella e Alvaro Moretti.

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L'impatto climatico delle filiere logistiche

Andrea Fossa: founder e Ceo di GreenRouter

«GreenRouter - spiega Fossa - ha sviluppato una piattaforma software che partendo dai dati ambientali, ovvero quello che io, soggetto x, consumo, dà una stima delle emissioni prodotte. Noi ci occupiamo in particolare della logistica, del trasporto merci. Pensiamo ad esempio ad un viaggio che va da A a B: ebbene, noi cerchiamo di stimare quanta energia viene usata e applicando un mix energetico calcoliamo l'emissione di gas serra. Lo facciamo per aziende sia italiane che non, le quali ricevono una sorta di estratto conto delle proprie emissioni».

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Giovedì 21 Gennaio 2021, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 18:17
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