Il portafoglio, in cerca di occasioni tra Cina e America

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Mercoledì 4 Maggio 2022, 12:11 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 07:12

Le pressioni inflazionistiche, le conseguenze dello choc prodotto dalla guerra sulle forniture di materie prime e gli effetti delle pesanti sanzioni imposte alla Russia lasceranno il segno sulla crescita globale, che dovrà reggere anche il colpo della nuova stagione di rialzi della Fed, che proprio ieri ha avviato la più consistente correzione al rialzo dal 2000.

Ma per le azioni dei mercati emergenti la situazione complessiva non è necessariamente negativa, dice Abrdn. Anzi. Dopo un periodo di netta sottoperformance, oggi le azioni emergenti appaiono convenienti rispetto a quelle della maggior parte degli altri mercati. «Riteniamo che il divario di valutazione sia destinato ad assottigliarsi», spiega Alex Smith, Equity Investment Specialist. «E questa ipotesi è corroborata dal fatto che in molti mercati emergenti il ciclo di inasprimento monetario è già in fase avanzata». Inoltre, la prospettiva di nuovi stimoli monetari, minori interventi sul fronte regolamentare e la stabilizzazione del mercato immobiliare dell’importantissimo mercato cinese potrebbe favorire una robusta ripresa nel resto dell’anno. Ma attenzione, sottolineano da Abrdn, «nei periodi di volatilità elevata è sempre consigliabile un approccio selettivo».

I TASSI DELLA FED

Sono almeno quattro i fattori chiave che nei mesi a venire potrebbero sostenere la performance delle azioni nei mercati emergenti. A partire dal ciclo dei tassi d’interesse rispetto a quello degli Stati Uniti. Il balzo dell’inflazione ha spinto la Fed alla prima delle sette strette monetarie attese nel 2022. Una condizione rivelatasi in passato spesso sfavorevoli ai mercati emergenti. Oggi, però, le banche di diversi paesi emergenti hanno adottato un orientamento proattivo alzando i tassi ben prima della Fed. E dunque per molti di questi mercati l’esigenza di tenere il passo con la Fed dovrebbe essere minore. Inoltre, gran parte di queste economie è in condizioni decisamente migliori per far fronte alle strette monetarie Usa, grazie alla maggiore solidità delle proprie bilance con l’estero. Il secondo motivo è l’atteso sostegno monetario anticiclico in Cina. E dunque le azioni cinesi, il 32% dell’indice MSCI EM, registreranno un andamento molto più solido nel resto dell’anno.

MATERIE PRIME E PREZZI

 E ancora, la terza ragione ha a che fare con l’aumento dei prezzi delle materie prime che favorisce alcuni mercati emergenti. Si tratta di un trasferimento di ricchezza dai paesi consumatori a quelli produttori, molti dei quali fanno parte del complesso emergente. A partire dall’America Latina. 

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