Tassi di interesse sotto zero e potere d'acquisto addio: uno scudo anti-inflazione

Tassi di interesse sotto zero e potere d'acquisto addio: uno scudo anti-inflazione
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 14:26 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 06:00

Tassi d’interesse sotto zero e risveglio di un’inflazione da tempo creduta morta. Sono finiti i tempi in cui un investitore agnostico poteva sperare di conservare un patrimonio almeno prossimo al valore reale con conti di deposito o libretti di risparmio non fruttiferi. Oggi in Germania, ricorda Walter Sperb, capital market strategist di Flossbach von Storch, sono quasi 400 le banche che applicano tassi negativi sui conti correnti talvolta già dal primo euro. Anche chi investe nei titoli di Stato ritenuti sicuri rischia di farlo a caro prezzo: gli interessi attivi sono praticamente spariti. «Data per certa una perdita», spiega Sperb, «non resta che stabilire con che rapidità e fino a che punto un patrimonio investito in valori nominali vedrà scomparire il suo potere d’acquisto». Inutile illudersi, almeno per il momento l’aumento dell’inflazione, seppure passeggero, non lascia molti margini. In passato, le obbligazioni societarie erano un rifugio per gli investitori poco avvezzi ai tassi d’interesse. Nella maggior parte dei casi si poteva contare su rendimenti di gran lunga superiori a quelli dei titoli di Stato. Tuttavia, in un contesto di tassi bassi che dura ormai da anni, le cose sono cambiate. Il rendimento delle obbligazioni in euro di buona qualità (con rating investment grade) è calato in media allo 0,29%. Dedotta l’inflazione, si scende sotto zero.

Nell’area del dollaro Usa, i rendimenti sono più alti, ma comportano un rischio valutario la cui copertura costa lo 0,8% all’anno. Le obbligazioni con rating elevato e scadenza a dieci anni rendono ancora il 2% circa, ma si riduce all’1,2% al netto della copertura valutaria. Chi vuole guadagnare di più deve optare per scadenze molto lunghe o scegliere emittenti con rating inferiore. A ogni modo, anche le obbligazioni in euro con rating inferiore e rischio di default maggiore generano rendimenti medi di appena il 2,7% – praticamente ai minimi storici. E allora, per ottenere un rendimento adeguato al rischio, bisogna analizzare a fondo i singoli emittenti. Ma nemmeno queste obbligazioni, sempre più spesso, offrono più una copertura sufficiente dall’inflazione. Di fronte a uno scenario di tassi permanentemente bassi, sostiene Flossbach von Storch, «i beni reali liquidi, come le azioni, offrono le opportunità più allettanti agli investitori lungimiranti che non ragionano in anni solari, ma in decenni». Eppure è noto che la diversificazione con le obbligazioni garantisce stabilità al portafoglio nel lungo termine.

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