Imprese, chi vince e chi perde: in pole position le big tech, tsunami su turismo e ristorazione

Imprese, chi vince e chi perde: in pole position le big tech, tsunami su turismo e ristorazione
di ROBERTA AMORUSO
7 Minuti di Lettura
Martedì 22 Dicembre 2020, 12:26 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:28

Predicting the unpredictable, prevedere l’imprevedibile. Quest’anno più che mai fare previsioni è un po’ come giocare alla lotteria. Due cose appaiono però chiare all’orizzonte. A confermare che il 2021 sarà l’anno della verità sulle insolvenze delle imprese è stato negli ultimi giorni l’ex presidente della Bce, Mario Draghi. «La situazione è peggiore di come appare», ha ammonito Draghi nella veste di co-presidente del G30 oltre che membro del comitato di direzione del think tank di consulenza su questioni di economia monetaria e internazionale. Perché dietro una situazione «mascherata dagli aiuti dei governi» ci sono «molti settori e Paesi sull’orlo del precipizio in termini di solvibilità, specialmente per le piccole e medie imprese, con i programmi di sostegno in scadenza e il patrimonio esistente che viene eroso dalle perdite». Ma a mostrare la seconda faccia del 2021 sono anche i numeri dell’anno che sta per finire. Se i settori petrolifero, fashion e mezzi di trasporto, insieme a entertainment e turismo, sono i “perdenti” della pandemia - lo dice la contrazione a doppia cifra del fatturato, dei margini industriali e del risultato netto, con i costruttori di aeromobili in territorio negativo già a livello di margine operativo - ci sono anche molti “vincitori”. Interi settori che già quest’anno hanno potuto cavalcare l’opportunità della crisi: dall’high tech (elettronico e websoft) alla vendita di beni di prima necessità (grande distribuzione) fino all’alimentare. E lo faranno anche l’anno prossimo considerando la spinta verso la digitalizzazione e la trasformazione della domanda in corso, sempre più online. Non solo. Anche all’interno dei settori più penalizzati ci saranno “vincitori” e “vinti”. Il 2021 segnerà dunque inevitabilmente uno spartiacque fatale tra le aziende che chiuderanno - e saranno a decine di migliaia soprattutto tra le Pmi italiane - e quelle che potranno giocarsi la ripresa trasformandosi, anche accrescendo la loro dimensione attraverso acquisizioni. In altre parole, l’effetto Covid porterà una riduzione netta del tessuto produttivo del nostro Paese: secondo Confcommercio, sarebbero circa 300 mila le attività che chiuderanno i battenti, in prima linea bar e ristoranti. Mentre per il turismo la fotografia di Isnart-Unioncamere parla di 53 miliardi di ricavi in meno rispetto al 2019. E già nei primi tre mesi del 2021 si stima un’ulteriore perdita di 7,9 miliardi. Uno tsunami che non sembra sfiorare, invece, l’elettronica, le cosiddette websoft (ad eccezione dei viaggi e dei servizi di trasporto online), oppure la farmaceutica e attività collaterali.

Fabrizio Palenzona, presidente Prelios: «Infrastrutture e Ue, solo così si può ripartire»

Cartelle fiscali, in arrivo agli italiani 40-50 milioni di comunicazioni: la tentazione del falò

 

E-COMMERCE E DIGITALE

A farla da padrone nel 2021 saranno infatti ancora una volta le big tech guidate da Amazon, Alphabet e Microsoft, che già nel 2019 hanno accumulato vendite per oltre 1.000 miliardi e quasi 600 miliardi di liquidità nel 2020. Risorse fresche da investire senza sosta in ricerca hi-tech nei comparti più profittevoli, cloud computing e intelligenza artificiale. Vuol dire poter crescere a passi da gigante, appunto. E quando sono talmente grandi come i cosiddetti GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) da essere “gatekeeper” di un mercato, quindi dominanti, avverte La commissione Ue, portano anche «rischi sistemici»: dai contenuti che ogni giorno vengono messi in circolo ai ricavi generati con l’e-commerce, passando per le pratiche sleali come l’accentramento dei dati oltre ogni misura. Non a caso Bruxelles ha introdotto paletti più rigidi all’espansione, con sanzioni molto forti che hanno anche l’obiettivo di portare un po’ di ordine nel caos delle autostrade digitali. Per avere un’idea dei “privilegi” che ne segnano la gestione, basti dire che l’attività 2019 delle filiali italiane di queste multinazionali vale circa 3,3 miliardi di ricavi (i profitti non sono noti, ma si presume molto alti) a fronte di imposte per soli 70 milioni. Tutto ciò non inficia gli effetti benefici dell’e-commerce, che se ben incanalato non potrà che portare nuove opportunità di crescita anche in Italia.

LA GDO SFRUTTA LA PENDEMIA

Una analisi dell’Ufficio studi di Mediobanca sugli effetti del Covid rende bene la fotografia dei rischi e delle opportunità che poterà il 2021. Per esempio, per la grande distribuzione (GDO) che opera nell’alimentare la ricaduta pandemica «porterà alla radicalizzazione dei nuovi modelli di consumo», mentre la «diminuzione del potere di acquisto delle famiglie candiderebbe i format che fanno leva sull’economicità (discount) a guadagnare ulteriore terreno».

IL DRIVE DELL’ELETTRONICA

 L’elettronica ha potuto fare leva sull’incremento della domanda di data center, elaborazione elettronica dati, reti di calcolo, progettazione e implementazione dei sistemi informativi. E continua la crescita della richiesta di device elettronici nei segmenti “consumer and education”. «L’ICT-Information and comunication technology - spiega Mediobanca - si è ormai configurata come pietra angolare della società e il principale motore dello sviluppo sociale ed economico». Per il 2020 si stima un incremento medio del giro d’affari del 4%. Un trend che dovrebbe confermarsi nel 2021.

PHARMA PUNTA SUL VACCINO

 La svolta sul vaccino anti-Covid segnerà invece l’anno del farmaceutico. Dopo lo stop del secondo trimestre, la ripresa delle vendite nel terzo è stata segnata da farmaci e test anti-Covid. L’effetto Remdesivir si è fatto sentire. Nel frattempo hanno sofferto i farmaci da banco, e soprattutto aree come la dermatologia e l’oftalmologia, più colpite dal differimento delle attività diagnostiche e chirurgiche. Ma se il 2020 promette un incremento medio delle vendite del 3%, la vera svolta nei ricavi potrebbe arrivare da vaccini e antivirali per le aziende coinvolte.

PAYTECH VERSO UNA NUOVA ERA

 Anche le multinazionali dei pagamenti digitali hanno beneficiato della conversione forzata agli acquisti online. La richiesta di soluzioni di pagamento più veloci e sicure (contactless) ha spinto i principali player a pianificare nuovi investimenti e innovazioni digitali. Dunque, il processo di consolidamento è destinato a scrivere nuovi capitoli. L’operazione Nexi-Sia-Nets ne è solo la conferma.

ALIMENTARI E DIGITALIZZAZIONE

La vera difficoltà, sottolineano gli economisti, «sarà quella di sapere soddisfare le nuove dinamiche competitive amplificate dalla crisi sanitaria. Le sfide dell’alimentare si giocheranno sul digitale, sulla tracciabilità dell’intera filiera e sulla qualità dei prodotti, anche per la loro sostenibilità, oltre che sulla capacità di adeguamento della logistica alle nuove esigenze (vicinanza alla catena di approvvigionamento e dinamicità della rete di fornitura)».

TELCO E AGENDA EUROPEA

 È tempo di rivincita anche per le telco. In tempi di erosione dei ricavi della telefonia, è attesa «un’inversione di tendenza». Merito del maggior utilizzo di servizi innovativi (cloud computing, internet delle cose e cybersicurity), del tasso di penetrazione delle reti fisse di nuova generazione e del lancio del 5G.

NEI MEDIA REGGE LO STREAMING

Il settore Media&Entertainment non ha mai visto un salto dell’audience come quello del 2020, anche se continuano a soffrire i ricavi pubblicitari. Il prossimo biennio si prospetta sfidante, la crisi ha acuito la competizione e le abitudini dei consumatori sono in evoluzione, verso servizi fruibili via streaming mentre si riduce la cosumer base della pay tv.

MODA, SFIDA DIGITALE E SOSTENIBILITÀ

L’industria del fashion sta per chiudere l’anno più difficile della sua storia, ma il test resilienza è superato. Grazie all’e-commerce che traghetterà il 2021 verso un anno di crescita. E anche se per molti player non si rivedranno i livelli pre-crisi prima del 2022, i fondamentali sono buoni, assicura Mediobanca. E puntare su integrità del brand e riorganizzazione della rete di vendita, facendo leva su digitalizzazione 2 e sostenibilità dei prodotti, può fare la differenza per accelerare i tempi della rinascita. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA