Investimenti, dopo la febbre “fomo” tornano di moda energetici e finanziari. Ecco i titoli su cui puntare

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di Roberta Amoruso
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Mercoledì 5 Maggio 2021, 13:19 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:45

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Nel 2020 della pandemia una buona fetta di investitori a livello globale ha preferito “la gallina” - la scommessa su un futuro non facile da pesare ma che brilla a sufficienza tra potere dei dati, della vocazione al green e alla tecnologia, e potere dell’e-commerce - al punto da rubare completamente la scena. La scarsa varietà ha fatto il resto. Va detto che la selezione è stata severa ma gli investitori hanno beneficiato assai delle solo scelte. Basta pensare alla quotazione delle azioni Tesla - per usare un esempio estremo - cresciuta del 695% solo nel 2020. Questo in un mercato, quello americano, sempre più dominato da un piccolo numero di azioni, i cosiddetti FAMAG. La corsa di Facebook (+60% nel 2020), Amazon (+40%), Microsoft (+50%), Apple e Alphabet-Google (+81%) ha rimescolato gli equilibri interni al listino di Wall Street visto che questi sei titoli rappresentano ora circa il 21% dell’indice MSCI Usa (600 aziende) e il 22% dell’indice S&P 500, in cui Tesla è stata inclusa solo quest’anno. Non sorprende quindi la comparsa del fenomeno “fomo” (fear of missing out, ovvero paura di perdere l’occasione), «che ha portato molti investitori a scegliere quella che sembrava essere l’unica strada per generare reddito», spiega Johanna Kyrklund, Chief Investment Officer di Schroders.

 

L’INVERSIONE DI ROTTA

Sicché gli investitori hanno dato più peso ai profitti potenziali (a volte immaginari) che a quelli attuali. Non solo perché la pandemia ha spostato l’orizzonte dalla crescita - più difficile per società cicliche in un mondo piegato dall’emergenza pandermica - verso aziende growth, dalla crescita più rapida e che guardano più al domani; ma anche perché ciò suggeriva un contesto di tassi di interesse e rendimenti dei titoli di Stato vicini allo zero. Minore è il cosiddetto “discount rate” per calcolare i flussi di cassa futuri, maggiori sono i potenziali profitti futuri di un’azienda. Ma quando il tasso di sconto aumenta, le cose cambiano. La “gallina” di domani deve davvero giustificare le sue valutazioni. Così è accaduto con l’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa, spinti dalle aspettative di aumento dell’inflazione e di una ripresa economica più solida trainata dai consumi. Meglio allora puntare in tre direzioni, suggerisce Schroders: a) l’azionario giapponese, b) un approccio “value”, c) titoli ciclici (energia, finanziari, industriali e materie prime) in particolare del Regno Unito. Il Giappone è in effetti considerata una buona scommessa quando la spinta dei rendimenti dei Treasury rafforza il dollaro. E una moneta verde più forte rispetto allo yen, si sa, fa bene alle esportazioni giapponesi. Più in generale, investire con approccio “value” significa invece comprare aziende di alta qualità che vengono scambiate a livelli inferiori rispetto al loro valore. E quando il famoso “discount rate” sale, sale anche l’attrattività degli utili reali attuali, e quindi dell’uovo oggi. A patto che le aziende siano sostenibili. E se c’è un mercato che ha buone potenzialità, dopo le incertezze del Covid e della Brexit, è proprio quello del Regno Unito, che oltretutto potrebbe beneficiare dell’orientamento degli investitori britannici a mantenere i capitali nel mercato domestico, con il rafforzamento della sterlina. Dunque diversificazione e prudenza, consiglia Kyrklund. Anche perché, come sottolineano Larry Puglia e Paul Greene, gestori di T. Rowe Price, questo cambio di leadership sui mercati potrebbe anche non durare a lungo. Molte delle società growth più innovative nelle ultime settimane si sono avvicinate a valutazioni meno irragionevoli. E allora più che dibattere se sia il caso di comprare o vendere titoli ciclici nel breve termine, preferiscono concentrarsi sull’aspetto che ha «la capacità di creare più valore per gli investitori nel corso di un intero ciclo economico». Un esempio è l’e-commerce, un settore considerato con il vento in poppa anche per la possibilità di espandersi in aree di business alternative. Quali? I pagamenti online e l’advertising targettizzato. A patto che per beneficiare della loro immensa base-clienti, certe piattaforme online rispettino paletti precisi, sulla privacy e sul fisco.

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