Bioetanolo made in Italy con la tecnologia della chimica green

Bioetanolo made in Italy con la tecnologia della chimica green
di Francesco Bisozzi
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 15:22

Il bioetanolo made in Italy va alla conquista del mondo. Versalis, la società chimica sulla quale l’Eni sta puntando molte carte per il riposizionamento del gruppo anche sul fronte dell’economia circolare, ha stretto un accordo con Saipem per promuovere su scala mondiale Proesa, tecnologia di cui è proprietaria e che permette di produrre bioetanolo con processo di idrolisi e utilizzando scarti agricoli anziché colture destinate all’alimentazione umana. Una tecnologia nata e sviluppata in Italia nell’ambito della chimica verde e che è stata messa a punto nello stabilimento di Versalis a Crescentino, in provincia di Vercelli. Nel dettaglio, la controllata dell’Eni gestirà gli aspetti commerciali relativi alla concessione dei diritti di licenza della tecnologia Proesa e fornirà servizi di ingegneria, assistenza e training. Saipem si occuperà invece di tutte le fasi di sviluppo degli impianti produttivi, dalla progettazione alla realizzazione. Oggi le tecnologie per la chimica green sono sempre più richieste a livello nazionale e internazionale. Così il numero uno di Versalis, Adriano Alfani: «L’obiettivo è far sì che questa tecnologia innovativa, che è parte integrante del nostro piano di trasformazione in chiave sostenibile all’interno della più ampia strategia di decarbonizzazione dell’Eni, contribuisca allo sviluppo di prodotti da rinnovabili in un settore della chimica in crescita».

I NUMERI

 La produzione dell’industria chimica in Europa vale 578 miliardi di euro, secondo i dati di Federchimica aggiornati al 2019, di cui 55 miliardi in Italia. Il settore occupa sul continente 1,2 milioni di persone, che arrivano a 4 milioni se si considera l’indotto, e punta oggi sempre di più su processi produttivi sostenibili e a basso impatto ambientale. Nel complesso il piano industriale 2021-2024 dell’Eni destina 1 miliardo di euro di investimenti alla chimica green e all’innovazione e affida un ruolo da protagonista in questo ambito alla società guidata da Alfani, amministratore delegato di Versalis dall’inizio dell’anno. L’azienda fattura 3,4 miliardi di euro, di cui il 93% in Europa. Attiva nei settori della chimica di base e degli intermedi, delle materie plastiche, delle gomme e della chimica da fonti rinnovabili, la punta avanzata dell’Eni ha di recente ridefinito la propria strategia, che adesso combina la specializzazione del portafoglio alla diversificazione, applicata sia ai prodotti che alla partecipazione sui mercati. Va in questa direzione anche l’accordo di sviluppo congiunto per attività di ricerca, produzione e fornitura di gomma sintetica con proprietà avanzate che Versalis ha sottoscritto con Bridgestone in primavera.

L’INTESA CON BRIDGESTONE

Le due aziende si stanno concentrando sullo sviluppo di tecnologie e nuovi gradi di elastomeri (gli elastomeri prodotti da Versalis già si distinguono per le alte prestazioni degli pneumatici che sono in grado di garantire) e fanno leva sulle competenze dei centri di ricerca Versalis di Ravenna e Ferrara e sul know-how del Centro tecnico europeo di Bridgestone sulla via Pontina, in provincia di Roma. Sul fronte della decarbonizzazione è poi in programma la riconversione di alcune attività a elevato impatto ambientale, tra cui il cracking del petrolchimico di Porto Marghera entro il 2022: Eni ha progettato di spendere 500 milioni per trasformare il sito, di cui 150 milioni solo per la chimica, attuando per Versalis un taglio delle emissioni di CO2 del 25%. La società chimica del Cane a sei zampe quest’anno ha pure ottenuto la certificazione Iscc Plus per monomeri, intermedi, polimeri ed elastomeri prodotti con materie prime sostenibili, da bionafta e da riciclo chimico, nei siti di Brindisi, Porto Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna. Obiettivo: offrire al mercato prodotti decarbonizzati e circolari, con una nuova gamma “bio attributed”, “bio-circular attributed” e “circular attributed”, realizzata con bionafta o recycled oil (l’olio da pirolisi ottenuto dal processo di riciclo chimico dei rifiuti di plastica mista). Per garantire l’approvvigionamento di materia prima sostenibile che trae origine da oli vegetali, oli alimentari esausti o altre tipologie di scarti organici, Eni ha trasformato due raffinerie in bioraffinerie, a Porto Marghera e a Gela.

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