Evelina Christillin (Enit): «Così la svolta sul turismo: nuova regia con le Regioni»

Evelina Christillin (Enit): «Così la svolta sul turismo: nuova regia con le Regioni»
di Roberta Amoruso
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Sabato 5 Dicembre 2015, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 09:27

ROMA - «La promozione prima di tutto». Quella vera, «che non dà per scontato il turismo». Che si muove su «linee guida» dell'Enit e che va «coordinata». Questo serve all'Italia. E questo farà l'Enit. Per Evelina Christillin, chiamata a maggio dal premier Matteo Renzi per voltare pagina, ma in carica solo dal 15 ottobre, basta sfruttare il «forte» sostegno del governo.
Contro quanti, tanti, che da Carlo Cottarelli all'ultimo Luca Cordero di Montezemolo chiuderebbero l'Enit senza esitare. E come dargli torto visto che finora l'Enit ha bruciato quasi 20 milioni all'anno per fare ben poco. Ad aiutare il presidente Christillin, il successo alle spalle delle Olimpiadi di Torino 2006 e del Museo egizio, un consiglio «snello ed esperto» e anche i 10 milioni messi suo tavolo sulla promozione «per la prima volta» da un governo. Un «buon inizio», visto che finora gli sprechi lasciavano solo briciole, a fronte dei 70 milioni investiti dagli altri Paesi europei. Per il resto, dimenticatevi «l'ente che perpetuava se stesso». Non «pensiamo di avere la bacchetta magica, ma l'Enit, con i costi dimezzati e il mandato chiaro di Renzi», insiste e insiste ancora Christillin, «può fare quello che avrebbe dovuto fare da sempre: la cabina di regia del turismo in stretta collaborazione con le Regioni, comunque autonome», visto che hanno la delega, almeno finchè non ci sarà la modifica del titolo V.

Presidente, da dove ripartite con il consigliere delegato Fabio Lazzerini e Antonio Preiti, dopo un anno di commissario?
«Il lavoro del commissario ci ha lasciato il nuovo statuto e le verifiche sui 78 dipendenti italiani che dovevano scegliere se rimanere in altri uffici della Pa, o passare nel privato, con un contratto Federalberghi molto meno favorevole economicamente».

Si è parlato di un contratto che vale il 40% in meno, è così? Significa che dovrete assumere nuovo personale...
«Sicuramente sarà con retribuzioni più basse».
Così però perderete anche delle professionalità, no?
«Purtroppo in molti casi sì. Ma assumeremo personale esperto».

Quante persone dovete assumere? E che fine faranno i 100 dipendenti esteri?
«L'organigramma appena rifatto, con le direzioni centrali passate da 9 a 5, prevede più o meno i dipendenti attuali in Italia, meno dei 140 immaginati dal commissario. A questi 80 vanno aggiunti i 17 che arriveranno a breve da Promuovi Italia, per un accordo fatto dal commissario con il Mise. Quanto alle posizioni estere, andranno valutate una per una. È tutto da rivedere. Anche perchè non è possibile avere quattro sedi in Nord America e una in Cina, un'antenna negli Emirati e una in India. I flussi sono cambiati e intercettare quelli dai Paesi emergenti è ora cruciale».

Cosa manca alla nuova Enit?
«Possiamo mantenere per sei mesi il personale attuale per andare avanti con le cose già programmate. Ma entro fine anno dovremmo ottenere un rifinanziamento da 6 milioni dal Mibact, con l'approvazione della presidenza del Consiglio, per avviare le assunzioni. Il presidente Renzi e il ministro Franceschini si sono davvero impegnati sul turismo. In questo ultimo mese e mezzo ci siamo visti parecchie volte».

Sei milioni per il personale vuol dire la metà di prima, no?
«Questo contratto pesa infinitamente meno. Poi i conti andranno rivisti in base al nuovo bilancio che cambia conformazione.
Su quali linee guida andrà fatta la promozione?

«Bisogna muoversi per filiere di prodotto e puntare anche sulle destinazioni non tradizionali. Insistendo nello stesso tempo sul miglioramento della rete infrastrutturale, lì dove non è adeguata. Poi la spinta alla digitalizzazione, con una direzione dedicata. Così come andrà notevolmente migliorata la fruibilità linguistica, oggi molto carente sul sito dell'Enit e su alcuni siti regionali. Serve però fare sistema con vari attori, pubblici e privati. Del resto, abbiamo il record dei siti Unesco ma non li gestiamo con una comunicazione congiunta. Non solo. Stiamo lavorando con Federalberghi perchè ci sia un benchmark nazionale, e non regionale, sulle stelle. L'Italia è al settimo posto come meta preferita dagli stranieri, ma è al primo posto nella lista dei desideri».

Le Regioni sono disponibili?
«Per il momento non molto, hanno avuto troppe delusioni. Chiediamo fiducia e possiamo dimostrare nel giro di poco, nonostante certi paletti burocratici, che stiamo lavorando per rilanciare seriamente il turismo italiano».

Avremo un piano-turismo?
«Il 10 dicembre il ministro Franceschini presenterà alle Regioni la nuova missione orientata alla condivisione degli obiettivi fissati da una convenzione triennale Enit-Mibact. In questo piano c'è anche il potenziamento dell'Osservatorio nazionale del Turismo. Ma è deciso anche che parteciperemo a 7 fiere, non più 25».

È una missione possibile?
«Quando ero in candidatura per Torino 2006 avevo sulla scrivania una frase di Bertrand Russel: ”Solo gli innocenti non sapevano che la cosa fosse impossibile. Infatti la fecero“. Non ho la pretesa di ritenermi una di quegli innocenti, però se uno non ci crede non comincia neanche».

Fino a che punto le Olimpiadi 2024 sono un'opportunità?
«Può essere un'iniezione di fiducia per Roma. L'Obiettivo delle Olimpiadi 2006 ha tenuto insieme Torino in anni difficili. Ma è stato cruciale l'asse pubblico-privato».