Crollo Ponte Morandi, Ministero e Autostrade sapevano ma persero tempo

Domenica 2 Settembre 2018
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(Teleborsa) - Era chiaro dal 1 febbraio 2018 a tutti quelli che avrebbero dovuto prender decisioni che ponte Morandi presentasse "larghe lesioni verticali con estese risonanze in quasi tutte le pile". Parliamo del verbale consegnato al Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato interregionale O.O.P.P. (Opere Pubbliche) Piemonte-Valle d'Aosta-Liguria del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Ma le preoccupazioni erano le conseguenze della chiusura del viadotto che avrebbero provocato sul traffico autostradale, compromettendo in pratica gran parte della viabilità di Genova e delle direttrici internazionali. Preoccupazioni e conseguente inerzia che non trovarono soluzione e che condussero alla tragedia del 14 agosto con la morte di 43 persone. E' certo che ci fu un riprovevole e scellerato ritardo nelle decisioni. Di chi? Chi volle prender tempo? Qualcuno lo impose? E ancora, gli indispensabili appalti con conseguenti costi, stanziamenti, pagamenti? Tante domande, numerose e difficili le risposte da dare.

Situazione e comportamenti ora al centro delle indagini della Procura e degli accertamenti condotti con certosina cura dalla Guardia di Finanza e dal gruppo di esperti interni dello stesso Ministero Infrastrutture e Trasporti incaricati di ricostruire i diversi e numerosi passaggi burocratici della questione. Una filiera lunga e complessa, certamente con una burocrazia preoccupata innanzi tutto delle proprie posizioni e che preferì la purtroppo nota "politica del rimando" alla necessaria azione tempestiva di interessare organismi "più in alto" che avrebbero condotto accertamenti tecnici più approfonditi. Con la chiusura del ponte, naturalmente. Una complessa necessità di urgenti azioni fissate nell'articolato verbale del Comitato tecnico amministrativo che il primo febbraio scorso approvò appunto l'intervento da effettuare sul Morandi.

E poi c'è il documento con cui la stessa società Autostrade per l'Italia, contrariamente a quanto sostenne nelle prime ore dopo il crollo, che nel gennaio del 2018, a proposito dell'urgenza di seri interventi sul Morandi, scrisse al "Provveditorato ligure" che "un eventuale ritardo potrebbe determinare problemi sulla sicurezza" e la stabilità dell'opera. Ma le cose, si sa, sono purtroppo andate diversamente. Evidentemente, in tutte le "strutture", pubbliche e private che siano, è sempre forte la spaccatura tra organismi tecnici e decisionali. E' il guaio di sempre.


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