BCE, Draghi: tassi invariati almeno fino all'estate 2019

Giovedì 14 Giugno 2018
(Teleborsa) - Con molta precisione il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha spiegato le decisioni di politica monetaria prese all'unanimità oggi 14 giugno 2018 dal Consiglio.

Il Board della BCE "ha fatto un'attenta analisi dei progressi che sono stati fatti sui prezzi", evidenziando che c'è stato "un sostanzioso progresso dell'inflazione" verso il target del 2%. "L'accomodamento monetario ci fa pensare che ci stiamo avvicinando verso il nostro obiettivo", ha precisato Draghi.

I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%, almeno fino a settembre del 2019 e in ogni caso per il tempo necessario a garantire che l'evoluzione dell'inflazione rimanga allineata con le attuali aspettative di un percorso di aggiustamento sostenuto. Durante la riunione "non si è discusso di quando aumenteranno i tassi d'interesse", ha puntualizzato il governatore.

Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma che intende effettuare gli acquisti netti di attività, all'attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino alla fine di settembre 2018. Dopo settembre 2018, in base alle future prospettive di inflazione a medio termine, il ritmo mensile degli acquisti di attività nette sarà ridotto a 15 miliardi di euro fino alla fine di dicembre 2018, dopodiché terminerà definitivamente.

Secondo Draghi "stimoli significativi di politica monetaria sono ancora necessari per l'evoluzione dei prezzi nel medio termine verso il nostro target". Intanto sono state riviste al rialzo le previsioni d'inflazione per il 2018 e 2019, al +1,7% dal +1,4% indicato a marzo, con i "prezzi che aumenteranno ancora fino alla fine dell'anno". Le stime per il 2020 restano all'1,7%.

Solida la crescita economica, anche se nel 1° trimestre dell'anno (PIL +1,4%) c'è stato uno stop rispetto ai trimestri precedenti (PIL +1,7%), a causa della crescita delle incertezze e shock temporanei a livello di offerta, sia domestica che estera. "E' migliorato il quadro delle assunzioni dopo le riforme del mercato del lavoro e la ricchezza nelle famiglie sale". Tagliate le stime di crescita dell'economia per il 2018, al 2,1% dal 2,4%, mentre per il 2019 si prevede sempre un +1,9% e per il 2020 al +1,7%, esattamente come indicato a marzo.

Tra i rischi restano le minacce di protezionismo e la volatilità dei mercati finanziari. © RIPRODUZIONE RISERVATA