Borse, la doppia svalutazione della Cina affonda i listini. Milano in caduta: -3%

Mercoledì 12 Agosto 2015

Affondano le Borse dopo la doppia valutazione varata dalla Cina per rivitalizzare l'economia. Non si arrestano nemmeno i ribassi del lusso Made in Italy, di nuovo sotto una corrente di forti vendite in scia alla mossa di Pechino che renderà i marchi più cari per i clienti cinesi.

Tra gli indici di Eurolandia, Parigi e Francoforte, perdono oltre il 3 per cento. Più contenuto il calo di Londra, mentre anche la Borsa di Milano perde circa 3 punti percentuali.

Stamani la Banca Centrale di Pechino è intervenuta nuovamente sulla propria divisa nel tentativo di rilanciare l'export e sostenere l'economia. A farne le spese, oltre ai titoli del lusso e delle società maggiormente esposte sul mercato cinese, anche il comparto delle materie prime e gli asset ritenuti più rischiosi. Non manca inoltre chi stima che la Federal Reserve possa decidere di procrastinare l'exit strategy per evitare un eccessivo apprezzamento del dollaro, preso di mira in quanto considerato “bene rifugio”.

Risale lo spread, posizionandosi 117 punti base, con un incremento di 3 punti base, con il rendimento del Btp decennale pari all'1,76% nonostante l'accordo di principio siglato ieri tra la Grecia e i creditori internazionali.

Tra i mercati del Vecchio Continente, in caduta libera Francoforte, che affonda del 3,08%; più contenuto il calo di Londra, in ribasso dell'1,43%, mentre Parigi, segna una discesa del 3,5%. Sessione da dimenticare per la Borsa italiana, con il Ftse Mib che lascia sul terreno il 3,12%.

I più forti ribassi si sono verificati su Fiat Chrysler Automobiles, che ha archiviato la seduta a -6,46%, in un comparto oggi bersagliato dalle vendite assieme a quello del lusso sui timori che il deprezzamento dello yuan possa impattare negativamente sui profitti delle aziende che vendono in in Cina. Sensibili perdite per Luxottica, in calo del 4,95%. In apnea Salvatore Ferragamo, che arretra del 4,91%. Le vendite non risparmiano Exor: oggi la holding ha ufficializzato l'acquisto del 43% del settimanale The Economist. Giù anche Finmeccanica (-4,54%) nonostante JPMorgan abbia aumentato il prezzo obiettivo da 11 a 12,4 euro confermando la accomandazione a neutral.

Pechino ha agito sulla propria valuta per rivitalizzare l'export cinese, crollato dell'8,3% a luglio, e rilanciare l'economia. Ma gli investitori temono che la debolezza dello yuan possa erodere il potere d'acquisto dei consumatori cinesi e rendere meno attraenti i beni importati, in particolare auto, smartphone e prodotti di alta moda a firma di brand europei e statunitensi, perché diventeranno più costosi. Non solo: il mini yuan potrebbe impattare negativamente anche sul turismo, soprattutto sui viaggi della cosiddetta “middle class” cinese.

Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 18:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA