Bonus lavoro, i fondi per gli sgravi con tagli ad asili e anziani

Bonus lavoro, i fondi per gli sgravi con tagli ad asili e anziani
di Andrea Bassi
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Domenica 19 Aprile 2015, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 11:43

Per finanziare il bonus fino a 8.060 euro voluto dal governo soprattutto per incentivare le assunzioni con il nuovo contratto a tutele crescenti, saranno ridotti anche i fondi destinati alle Regioni del Mezzogiorno per l’assistenza agli anziani non autosufficienti e per gli asili nido. Il taglio, secondo quanto emerso in questi giorni al tavolo di confronto presso la Presidenza del Consiglio, sarebbe di circa 102 milioni di euro.

Si tratta di somme inizialmente destinate nell’ambito del Pac, il Piano nazionale di azione e coesione, ai servizi di cura per l’infanzia e agli anziani non autosufficienti nelle regioni ricomprese nell’obiettivo europeo «convergenza», ossia la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Puglia. Il programma aveva inizialmente una durata triennale che sarebbe scaduta quest’anno, ma che è stata prorogata fino al 2017.

La dotazione finanziaria totale è di 730 milioni, di cui 400 per i servizi di cura all’infanzia e 330 agli anziani non autosufficienti. L’ultima legge di Stabilità che ha introdotto gli sgravi contributivi per i neo assunti, ha previsto che 3,5 miliardi di euro (un miliardo l’anno fino al 2017 e 500 milioni per il 2018) per finanziare la misura, debbano essere recuperati riprogrammando risorse non ancora impegnate nei vari programmi del Pac.

Tra questi non ha fatto eccezione quello destinato ad anziani non autosufficienti e asili nido per le regioni del Mezzogiorno. Secondo il monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato, al 30 settembre scorso dei 730 milioni di euro destinati a questo programma, i soldi non ancora impegnati erano ben 724 milioni. Proprio questa circostanza avrebbe indotto a considerare riutilizzabile per il bonus assunzioni una quota rilevante dello stanziamento. Dei 730 milioni complessivi del programma, 392 sono destinati ai servizi di cura per l’infanzia, mentre gli altri 338 milioni sono per i progetti destinati all’assistenza degli anziani. La prima linea di intervento verrebbe tagliata di 39,7 milioni di euro circa, mentre la seconda di 62,7 milioni. Si tratta di fondi ripartiti dal ministero dell’interno e gestiti, in ultima istanza, dai Comuni in aggiunta alle risorse delle quali già dispongono.

CANCELLATI I VECCHI SCONTI

Non è l’unico meccanismo di finanziamento del bonus assunzioni che grava sui fondi destinati alle regioni meridionali. Un altro punto è stato sollevato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro. Una quota delle risorse per il bonus da 8.060 euro per le imprese che assumono lavoratori con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, è stata ottenuta definanziando completamente una vecchia legge, la 407 del 1990. Si tratta di una norma che prevede uno sgravio contributivo totale, sia per quanto riguarda le somme da versare all’Inps che quelle all’Inail, per le aziende del Mezzogiorno che assumono persone che sono in stato di disoccupazione da almeno 24 mesi. A differenze del bonus assunzioni non ha nessun tetto e, dunque, secondo i Consulenti del lavoro sarebbe per queste ultime più conveniente.

Per esempio, per un neo assunto con un contratto da 19.600 euro lordi l’anno, calcolano i Consulenti, il bonus assunzioni del governo Renzi farebbe risparmiare in tre anni all’azienda 18.157 euro, mentre lo sgravio della ex legge 407 ne farebbe risparmiare più di 25 mila. Questo, sempre secondo le stime della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, rischierebbe di far perdere nei prossimo tre anni 300 mila nuovi posti di lavoro, visto che con la legge 407 negli ultimi anni, sono stati assunti in media 130 mila lavoratori ogni dodici mesi.

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