Intervista impossibile a Winston Churchill: «Un uomo non vale i soldi che ha, ma il credito di cui gode»

Intervista impossibile a Winston Churchill: «Un uomo non vale i soldi che ha, ma il credito di cui gode»
di Marco Barbieri
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Mercoledì 18 Agosto 2021, 08:34 - Ultimo aggiornamento: 14:58

Sangue, fatica, lacrime e sudore: nel maggio 1940 quando le chiesero di fare il premier promise solo questo al popolo e al Parlamento nel famoso discorso radiofonico. Sir Winston Churchill, non era tempo di programmi economici certo, tuttavia...
«Coprendo il microfono alla radio, buttai per terra una bottiglia di whiskey vuota e dissi ai presenti: ecco cosa ci resta. L’unica linea politica in quelle ore e nei mesi e gli anni che seguirono era semplice: fare la guerra per terra, mare, cielo. Guerra con tutta la nostra potenza e tutta la forza che Dio ci ha dato, e fare la guerra contro una mostruosa tirannia insuperata nell’oscuro e doloroso catalogo del crimine umano».


Eppure, di economia se ne occupò molti anni prima, come Cancelliere dello Scacchiere, alla metà degli Anni Venti.
«Riduzione del ruolo dello Stato accompagnato da razionalizzazione e riduzione del carico fiscale, oltre a rifiuto del protezionismo. Conservatore sempre, anche se non fui amato dai miei compagni di partito. Erano molto più protezionisti di me».


Conobbe e frequentò l’economista John Maynard Keynes, ma non fu mai keynesiano.
«Mai. Anche se sono stato io, durante una cena all’Other Club, il mio frequentatissimo club, che proposi a Keynes di guidare la conferenza di Bretton Woods. Ottima persona, però con una spiccata tendenza a gonfiare la spesa pubblica».


Eppure, la sua personale spesa privata non fu mai parca. L’hanno accusata di essere uno spendaccione...
«Se è per quello mi accusarono anche di giocare d’azzardo. Falso. Per quanto riguarda le spese personali, beh... Qualcosa di vero c’è. Ho sempre voluto essere impeccabile nell’abbigliamento. E non mi sono mai sottratto ai piaceri della tavola. Il mio ideale di un buon pranzo è il seguente: primo, avere buon cibo; poi, discutere del buon cibo; e, dopo aver elaboratamente discusso di questo buon cibo, discutere un buon argomento... Proposto naturalmente da me».

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Quanto alla sua fama di gran bevitore, è tutto vero?
«Champagne più del whiskey. Ho sempre speso molto in grandi bottiglie di vino, tanto quanto mia moglie spendeva da Harrods per tutto il resto. Non v’è dubbio, abbiamo sostenuto non poco le casse del Regno».


Cattivo rapporto con il risparmio?
«Il risparmio è un’ottima cosa. Specialmente se ci hanno pensato i tuoi genitori».


La sua dotazione familiare non era male. Sua madre era la figlia del proprietario del New York Times. Suo padre un nobile inglese.
«Lei mi ha chiamato Sir. Mio padre era Sir Churchill Spencer. Io rinunciai al titolo nobiliare».


Però come molti aristocratici visse oltre i suoi mezzi, pur non modesti.
«Trattenni sempre abbastanza denaro per spenderne. Non mi sono mai reputato uno stupido. Sono gli stupidi che prima o poi separano la propria strada da quella del denaro»

.
La battuta è sempre stata il suo forte. Ma dicono che lei qualche problema di denaro lo abbia avuto.
«Un uomo non vale i soldi che ha, ma il credito di cui gode».


L’hanno descritta come un evasore fiscale seriale: i suoi detrattori l’hanno accusata di immaginare ogni modo per pagare meno tasse.
«E’ una colpa? Poi guardi che non sono mai stato un evasore. La storia è stata gonfiata quando un mio successore, più o meno dei suoi tempi, venne coinvolto nello scandalo dei Panama Papers. E cercò di condividere il suo presente con il mio presunto passato. Di certo non sono mai stato tentato dal socialismo. È un’idea socialista dire che fare profitti è un vizio. Io credo invece che incassare perdite sia il vero vizio, un grave vizio».


Anti-socialista e anche un po’ di più, visto che nel 1926 le attribuirono la scelta di chiamare l’esercito per fermare lo sciopero generale.
«Vero, e dissi: o il Paese sconfiggerà lo sciopero generale o questo spezzerà il Paese. Quando si tratta di decidere, bisogna decidere. Alla vigilia della Seconda Guerra mondiale, gli Stati neutrali mi fecero andare in bestia. Ognuno spera che se nutre a sufficienza il coccodrillo, questo lo mangerà per ultimo».


Un tantito egocentrico?
«Naturalmente sono sempre stato egoista, dove arrivi se non lo sei?».


Lei è arrivato anche al Nobel della letteratura, nel 1953.
«Vero anche questo Ho scritto molto, prima dopo e durante le due guerre. Evidentemente ho scritto bene».
 

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