Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni: «Investire conviene, ma la fiducia viene prima di tutto»

Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni: «Investire conviene, ma la fiducia viene prima di tutto»
di Marco Barbieri
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Mercoledì 28 Luglio 2021, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 09:30

Sono circa 1.800 i miliardi di euro depositati sui conti correnti. A questi se ne aggiungono 200 impiegati in strumenti “agili”. Una liquidità abnorme, in parte giustificata dalla condizione di incertezza prodotta dalla pandemia. In parte – non solo in Italia – prodotta dagli effetti degli interessi vicini a zero o sotto zero. Dall’alto dei suoi 1.000 miliardi amministrati, l’industria del risparmio si candida a offrire soluzioni adeguate per trasformare i risparmi in investimento. Tommaso Corcos è presidente di Assogestioni, l’associazione che rappresenta questo mondo.

Corcos, come si può “convincere” un risparmiatore a non tenere i soldi sul conto corrente (o sotto il materasso) e a rivolgersi invece al mercato?
«Il risparmio trae origine da una decisione di guardare al futuro: rinvio una spesa di oggi per creare un maggiore potenziale di spesa o avere una protezione per il domani. L’investimento è la naturale conseguenza di questa scelta: se guardo al futuro devo anche pormi la domanda di come il mio risparmio possa essere protetto ed accrescere il proprio valore reale in modo sostenibile. Il processo con cui un risparmiatore diventa investitore è un processo fondato sull’assunzione di consapevolezza e sulla conoscenza dei rischi e delle opportunità di investire. Oggi siamo in un contesto di tassi molto bassi, persino negativi: mantenere i risparmi su un conto corrente bancario non genera alcun rendimento».

Parliamo dell’assunzione di consapevolezza.
«Bisogna anzitutto essere consapevoli che con una probabile ripresa dell’inflazione, se non si investe i propri risparmi sono destinati a perdere valore, a subire un’erosione. Un secondo livello di consapevolezza riguarda la conoscenza delle opportunità, presenti in un numero molto ampio, per investire. Credo, infine, che per diventare buoni investitori sia opportuno imparare a pianificare e sviluppare un certo livello di disciplina nei comportamenti. Investendo bene, rispettando una logica di diversificazione, noi finanziamo anche l’economia e le attività produttive; queste generano nuova ricchezza che, nel giusto orizzonte temporale, ci viene restituita come rendimento».

Come orientare il risparmiatore tra prodotti più o meno noti e altri persino troppo sofisticati?
«Per orientarsi è necessario conoscere. Pochi, da soli, possono avere un livello di conoscenza adeguato a fare le scelte più responsabili e, quindi, sento di poter dire che è importante trovare un supporto in un private banker che ci accompagni nel processo di investimento dei nostri risparmi. Una seconda regola è quella dell’umiltà e della prudenza. Bisogna sempre modulare la scelta dei propri investimenti sulla base della nostra comprensione non cedendo unicamente alla promessa del rendimento più alto».

Quale consiglio darebbe a un investitore che si accosta ora al mercato?
«È importante investire in strumenti diversi e trasparenti. La soluzione più semplice, ad esempio, è rappresentata dai fondi comuni di investimento, strumenti, per loro natura, diversificati e con diversi livelli di controllo».

C’è una soglia di risparmio che giustifica l’investimento o ci sono opportunità per tutti?
«La dimensione della ricchezza finanziaria è fondamentale nel determinare ciò che si può fare e ciò che non si può fare, ma il valore del risparmio è indiscutibile anche nelle situazioni di attività finanziarie più contenute. Una ricchezza contenuta può limitare l’accesso diretto ai titoli, dove non sarebbe possibile diversificare, o ai mercati privati, ma non subisce limitazioni rilevanti in termini di opportunità grazie all’ampiezza dell’offerta di fondi comuni che con una soglia di investimento minima danno accesso a portafogli estremamente diversificati. I fondi sono uno strumento potente, un grande trasformatore di opportunità. Nel caso di un patrimonio più contenuto assume ancora più rilievo la pianificazione del risparmio nel tempo. Questa dinamica porta con sé un ulteriore elemento di diversificazione, quello temporale, e può essere perseguita per esempio, attraverso un piano di accumulo».

La diffidenza verso il mercato dei prodotti finanziari è dovuta alla complessità del sistema o alla incompetenza degli investitori?
«La diffidenza può avere molte cause e, in taluni casi, possono essere legate a specifiche esperienze dell’investitore. Sappiamo anche che la risonanza degli eventi negativi è facilmente più ampia di quella delle esperienze positive che pure rappresentano la grande maggioranza. La complessità del sistema è indubbia ma in parte non è eliminabile proprio perché è una conseguenza dell’elevato numero di opportunità che rappresentano anche una ricchezza per gli investitori».

Che cosa fanno le autorità e le organizzazioni di categoria per rendere più facile questo terreno?
«Da tempo stanno facendo uno sforzo enorme di semplificazione e di trasparenza per mettere in condizione gli investitori di avere delle categorie immediate per comprendere i diversi prodotti ed avere le informazioni essenziali per inquadrarli e utilizzarli nel modo corretto. Senza dubbio, infine, è fondamentale lavorare sulle competenze. Ciò che non si conosce e che non si sa come affrontare può creare paura e diffidenza. Anche in questo caso c’è un grande sforzo da parte di tutti, a cominciare da Assogestioni».

Come nasce e come si costruisce la fiducia, elemento essenziale dell’incontro con i professionisti della consulenza finanziaria?
«La fiducia si costruisce nel tempo e, personalmente, sono convinto che la fiducia verso le opportunità che derivano dall’investimento passi dalla fiducia verso le istituzioni che accompagnano l’investitore nella sua esperienza. Da una prospettiva alta questo vuol dire che tutte le autorità devono mantenere una linea di marcia coerente nel tempo perché gli investitori maturino fiducia verso il sistema; da una prospettiva più operativa credo che la fiducia si crei grazie all’esperienza che l’investitore matura con i propri compagni di viaggio, gli operatori ed i consulenti con cui lavora. Ci sono degli ingredienti fondamentali che vanno cercati nel proprio consulente: la competenza, la trasparenza, la capacità di ascolto e di assumere un ruolo di guida e il fatto di “esserci” quando il contesto lo richiede».

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