Juncker: «Rigidi con Italia o è fine euro. Non vorrei una crisi come in Grecia». Tria: pochi paesi rispettano il patto. Il ministro lascia l'Ecofin in anticipo

Lunedì 1 Ottobre 2018
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Alta tensione fra Italia ed Europa sulla manovra. La Commissione europea all'attacco di Roma sulla manovra, nonostante le rassicurazioni del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, con il presidente della Jean-Claude Juncker che arriva addirittura a paventare la fine dell'euro e una crisi come la Grecia. Il titolare del Tesoro intanto anticipa il ritorno da Lussemburgo, dove è giunto oggi per la riunione dell'Eurogruppo, e dunque non parteciperà all'Ecofin di domani. Lo riferiscono fonti del ministero dell'Economia spiegando che Tria rientra in anticipo per potersi dedicare al completamento della Nota di aggiornamento al Def.

L'Italia non era sull'agenda dell'Eurogruppo, ma quel deficit portato al 2,4% a dispetto di tutti gli impegni presi, l'ha resa protagonista della riunione in Lussemburgo. Ed ha spinto il presidente della Commissione Ue a una durissima uscita. «Dobbiamo evitare che l'Italia reclami trattamenti speciali che, se concessi a tutti, significherebbero la fine dell'euro», ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claud Juncker in un intervento in Germania. «L'Italia si allontana dagli obiettivi di bilancio che abbiamo approvato insieme a livello europeo», ha aggiunto. «Non vorrei che dopo aver superato la crisi greca, ricadessimo nella stessa crisi con l'Italia. Una sola crisi del genere è sufficiente», ha proseguito Juncker.

I partner di Eurolandia, messi in allarme dai mercati agitati ancora oggi e da un Governo che ha apertamente sfidato le regole comuni, hanno voluto affrontare la questione subito e in pubblico, lanciando alle autorità italiane un messaggio chiaro: ci sono ancora due settimane di tempo per lavorare a una manovra che sia accettabile, altrimenti la Commissione e l'Eurogruppo non avranno altra scelta che rigettare il testo non appena arriverà a Bruxelles. E proprio per lavorare ai dettagli di un testo e delle nuove stime, che ancora non sono note, Tria anticipa il rientro a Roma, saltando la riunione dell'Ecofin. I mercati entrano però in fibrillazione e la borsa, dopo un venerdì nero, non recupera e chiude in calo. Lo spread sale invece di nuovo a 282 punti.

«Aspettiamo la bozza di legge di stabilità» ma «a una prima vista» i piani di bilancio italiani «non sembrano compatibili con le regole del Patto», ha rincarato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. 

«Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l'anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi» dall'Italia: così il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Per quanto riguarda il deficit/pil «nominale non viene superata la soglia del 3%, ma per il deficit strutturale le regole Ue indicano la necessità di una riduzione», ha aggiunto Moscovici, sottolineando che la Commissione «non è contro nessuno, non ha interesse a questo», ma aggiungendo che le regole europee sui bilanci sono fatte «nell'interesse dei cittadini».

I numeri annunciati dal Governo italiano la scorsa settimana «presentano preoccupazioni, e i membri dell'Eurogruppo hanno espresso queste preoccupazioni al ministro Tria»: lo ha detto il presidente dell' Eurogruppo
Mario Centeno al termine della riunione. Per giudicare «nel complesso» la manovra «bisogna comunque aspettare quando l'Italia presenterà tutte le cifre». Ma «la matematica comunque non è difficile, perciò ho menzionato le preoccupazioni» dell'Eurogruppo.

«Non ci sarà nessuna fine dell'euro», ha risposto Tria a chi gli chiede un commento alle parole di Juncker sull'Italia prima di lasciare il lussemburgo per tornare in Italia. «Io non ho parlato con Juncker, ho parlato con Moscovici e Dombrovskis, sarà un'idea di Juncker», ha aggiunto.

Il 2,4% «è un numero che non corrisponde esattamente ad alcune regole europee ma fa parte della normale dinamica europea, è sempre accaduto a molti Paesi nel corso degli ultimi decenni, se andate a vedere il numero di Paesi che sono in regola con tutte le regole europee sono pochissimi. Non significa che non bisogna cercare di rispettarle ma ci sono delle situazioni economiche in cui bisogna fare delle valutazioni», ha affermato ancora Tria.

«Il problema è la qualità della manovra, e questa manovra è di crescita, se vinciamo la scommessa della crescita tutto va bene, sennò cambieremo manovra come sempre bisogna fare», ha aggiunto Tria. «D'altra parte tutte le strategie dei governi precedenti non hanno dato risultati quindi dobbiamo un po' cambiare: il debito ha continuato a crescere, la disoccupazione non si è ridotta, il tasso di crescita è rimasto sempre un punto sotto Ue. Noi puntiamo a colmare il gap con la Ue entro due anni».

«Sono abbastanza occupato in questo periodo», ha poi spiegato il ministro a chi gli chiede come mai torni a Roma in anticipo. «Non c'è nessun altra ragione, il def deve uscire, la legge di bilancio da preparare, è un lavoro abbastanza impegnativo», ha aggiunto.

«Adesso cercherò di spiegare quello che sta accadendo e come è formulata la manovra», aveva detto in precedenza il ministro dell'Economia, invitando i partner europei a stare «tranquilli» e rassicurando sul fatto che «il debito/pil scenderà» nel 2019. 

L'Italia intanto difende la sua manovra. Il premier Giuseppe Conte a colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ribadisce che il deficit-pil sarà al 2,4%. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini invece risponde direttamente a Junker: «In Italia nessuno si beve le minacce di Juncker, che ora associa il nostro Paese alla Grecia. Vogliamo lavorare per rispondere ai bisogni dei nostri cittadini - dice il vice premier - basta minacce e insulti
dall'Europa l'Italia è un paese sovrano».

«Cerchiamo di raffreddare la situazione, ho visto che Luigi Di Maio mi accusa di terrorismo o di terrorizzare i mercati: non ha senso. Il mio ruolo come commissario è fare in modo che le regole siano rispettate da tutti», ha poi aggiunto Moscovici. «Quello che può creare turbolenze non sono le mie parole, ma quello a cui reagisco. Se l'unico modo per evitare turbolenze di mercato è quello di dire che le regole sono sbagliate, allora non avrebbe alcun senso. Evitiamo le escalation».

«Stamattina a qualcuno non andava bene che lo spread non si fosse impennato. Moscovici, che non è italiano, si è svegliato e ha pensato bene di fare una dichiarazione contro l'Italia, contro il Def italiano e creare tensione sui mercati», aveva detto il vicepremier, sottolineando che ora «per fortuna la Borsa sta per chiudere. Da domani continueremo a spiegare che il 2,4% non è una misura molto lontana da quella che facevano altri. Solo che se lo fa la Lega e il M5s non va bene».

«Il Governo ha approvato il Def, documento che indica le linee di finanza pubblica per il prossimo anno. Lo ha fatto con Di Maio e i suoi che si sono spenzolati dal balcone di Palazzo Chigi urlando: "Vittoria". Sotto il palco, come ragazze pon-pon, i soli parlamentari grillini, che applaudivano felici con le loro bandiere. La foto ha fatto il giro del mondo, l'Italia è sembrata un Paese in mano a degli irresponsabili. Il Financial Times, il primo giornale letto dagli investitori in tutto il mondo, l'ha messa così», scrive Matteo Renzi nella enews. «Il giorno dopo, infatti, è crollata la borsa, è schizzato lo spread. E ancora mancano i giudizi delle agenzie di rating da cui dipende la tenuta del nostro sistema finanziario. Parliamoci chiaro: non è vero, come dicono i demagoghi, che una cosa è fare l'interesse dei mercati, una cosa è fare l'interesse dei cittadini. Quando i mercati vanno male, i miliardari diventano ancora più miliardari. Sono le famiglie che hanno un mutuo che pagano il conto. Sono i consumatori e i lavoratori che soffrono, non i miliardari».

«Il governo è nel caos, non esiste ancora un testo della Nota di variazione al Def e tantomeno esistono numeri chiari e netti. Oggi Tria è in Europa a spiegare non si sa che cosa, perché non esiste un numero, non esiste un documento e, rispetto a tutto questo, i mercati stanno dando il loro giudizio, vale a dire spread e rendimenti dei decennali ai massimi storici, con quel che ne conseguirà dal punto di vista del valore, che si riduce, dei titoli posseduti dalle banche italiane, riducendosi oltretutto la loro capitalizzazione, con conseguente restrizione del credito per le famiglie e per le imprese». Lo afferma Renato Brunetta, deputato e responsabile del dipartimento di politica economica di Forza Italia. «Siamo all'interno di una stretta creditizia che porterà ai minimi livelli la potenzialità di crescita del nostro Paese. Altro che 1,6-1,7% ipotizzato dal ministro Tria, qui andiamo a picco con la crescita, andiamo ai massimi storici per quanto riguarda il livello del rapporto debito/Pil. L'Italia non è più un paese affidabile, serio e credibile in cui investire. Questo è lo stato dell'arte, è quello che ci consegna questa maggioranza di buoni a nulla, ma capaci di tutto, che sta distruggendo l'economia e la democrazia nel nostro Paese», conclude Brunetta.

 

Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 07:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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