La Rai cambia, accorpamento fra Tg: il modello sarà quello dei giornali radio

Lunedì 21 Luglio 2014 di Claudio Marincola
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ROMA - Ecco la Rai ai tempi di Renzi: dimezzate le testate giornalistiche; meno direttori, meno vice.

Meno capi insomma e più soldati semplici sul fronte delle notizie e degli approfondimenti. Via l’edizione dei Tg di mezza sera, via tutte le sovrapposizioni. Per intenderci: il concentramento di telecamere e microfoni su un unico evento verrà considerato errore grave. Uno spreco di soldi e di professionalità.



Basta e avanza per tenere sul chi vive le redazioni. La digitalizzazione imporrà una nuova organizzazione del lavoro. L’attuale RaiNews 24, ideata alla fine degli anni ’90 da Michele Mezza, affidata poi a Roberto Morrione e ora guidata da Monica Maggioni, farà da rullo. Una news-cattery che alimenterà a getto continuo il Tg3. Una famiglia allargata pronta a fondersi con la Tgr, affidata appena un anno fa al direttore Vincenzo Morgante. L’informazione locale verrà ripensata ma resteranno gli switches per le edizioni dei tg locali delle 12 e delle 19.



ZAPPING

Il fatto che lo zapping renziano parta dal Tg3, l’ex Telekabul, vuole essere una sfida e al tempo stesso la dimostrazione plastica che la politica resterà fuori dalla Rai. Icona ingiallita della lottizzazione, della tripartizione Dc, Psi, Pci. Il piano per ora è soltanto una bozza, un plico da srotolare che prenderà forma dopo l’estate. Verrà presentato il prossimo 23 luglio in un pre-cda informale cui seguirà il giorno dopo la convocazione ordinaria. Sarà un passaggio importante: senza il semaforo verde dei consiglieri il progetto, destinato a incontrare la resistenza delle redazioni, rischia di restare solo sulla carta. I malumori crescono. Il Tg3 è in fermento. Bianca Berlinguer, direttrice del Tg, vuole saperne di più. Per lei ci potrebbe essere la conduzione di Ballarò per il dopo Floris.



TRE ESPERTI

Al piano lavorano da un mese Nino Rizzo Nervo, presidente del Centro studi di giornalismo televisivo di Perugia, Valerio Fiorespino, direttore delle Risorse Umane e Carlo Nardello, direttore dello Sviluppo strategico. Rizzo Nervo da ex consigliere, ex direttore del Tg3 e della Tgr conosce l’azienda come pochi. Il modello a cui si è ispirato è la riforma che oltre 20 anni portò alla fusione dei Radiogiornali Gr1, Gr2, Gr3. A Fiorespino è stato affidato il compito di scattare la foto dei maggiori broadcaster europei. Nardello, assunto nel 2002, in epoca berlusconiana, quando il dg era Agostino Saccà, si è sempre occupato di marketing e palinsesti. E c’è chi dice che qualche consiglio l’avrebbe dato anche Antonio Campo Dall’Orto. Uno dei potenziali successori di Luigi Gubitosi che immagina il servizio pubblico con una unica rete e il resto da destinare al mercato. Nel piano messo a punto dagli esperti il Tg1 conserva il suo carattere istituzionale (potrebbe inglobare Rai Parlamento); il Tg2 la sua vocazione a trattare temi di costume e società; il Tg3 l'informazione politica ed economica, con un’ampia finestra internazionale.

Oggi intanto all’Università di Roma La Sapienza si apriranno gli “Stati generali”, «una Pallacorda di idee per ripensare la Rai». La convocazione è partita dal professor Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale.



Di accorpamento si era già parlato: era circolata la voce che RaiNews 24 potesse fondersi con il Tg2. Dopo una surriscaldata assemblea arrivarono le rassicurazioni di Gubitosi. L’idea di fondo è rimasta. La nuova Rai deve risparmiare i 150 milioni di euro tagliati dal decreto ”80 euro”. Si farà perciò anche il punto sugli organici. Pare confermata l’intenzione di chiudere alcuni “doppioni” delle sedi locali. Bisognerà però fare i conti con i sindacati e in primo luogo con l’Usigrai. «Siamo alla terza ipotesi di accorpamento in pochi giorni - commenta il segretario Vittorio Di Trapani - Non inseguo le indiscrezioni, ma mi chiedo: qual è la logica di questa ipotesi, quali saranno i risparmi, qual è il progetto complessivo di rilancio?». L’Usigrai forse non ha più lo stesso peso ma sembra di nuovo pronto a scendere in campo. «Non si può ridurre - conclude Di Trapani - la questione dell’informazione alle sole testate, vogliamo parlare anche delle reti: non accettiamo che si parli di sinergie e poi si continui ad affidare l’approfondimento agli esterni, di solito molto ben pagati». Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 18:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA