Precari della Pa, rimborsi per 80 mila: «A chi ha lavorato per più di 36 mesi spetta un indennizzo fino a 12 mensilità»

Domenica 27 Marzo 2016 di Michele Di Branco
Guai in vista per i conti pubblici: sono 80 mila i precari della Pa potenzialmente titolati a far causa allo Stato e destinati ad una facile vittoria. Il 15 marzo scorso una sentenza della Cassazione ha infatti sancito che il dipendente pubblico al quale siano stati riconosciuti contratti a tempo determinato per un totale di almeno 36 mesi ha diritto ad essere risarcito con un'indennità che parte da 2,5 mensilità e può arrivare fino a 12 mesi. Un riconoscimento economico che, peraltro, non ha neppure bisogno di essere provato in Tribunale attraverso documenti o testimonianze in quanto è sufficiente mostrare al giudice, carte alla mano, che il rapporto di lavoro è durato oltre tre anni. Con la sentenza, in pratica, è stata fissata una rete di protezione per il travet precarizzato, anche se resta esclusa la possibilità di stabilizzazione perché l'assunzione nella Pa, secondo le regole dell'ordinamento italiano, è legata al superamento di un concorso.

LE CONSEGUENZE
Quali possono essere le conseguenze pratiche di questa situazione? Secondo le notizie raccolte dalla Cgil, migliaia di precari lasciati a casa senza impiego o comunque prossimi alla scadenza del loro contratto senza alcuna chance di ulteriore rinnovo si stanno già muovendo per portare lo Stato in giudizio. Con quali effetti per le casse pubbliche? Se tutti gli 80 mila precari si muovessero e venisse loro riconosciuto il massimo dell'indennizzo previsto (in media 21 mila euro lordi ), il ministero del Tesoro sarebbe costretto a pagare 1,7 miliardi di euro. Ed anche se è ovvio che non potrà finire in questo modo estremo, l'esborso rischia comunque di essere cospicuo e comunque non inferiore a 7-800 milioni di euro.

Tutto dipenderà dal flusso dei ricorsi e dall'orientamento dei giudici i quali, nella determinazione dell'indennizzo, dovranno tenere conto dell'anzianità di servizio, del comportamento delle parti, delle condizioni concrete del caso e della dimensione dell'organizzazione coinvolta. Inoltre alcune fonti che stanno studiando il caso fanno notare che, secondo la riforma della Pa, gli stessi dirigenti riconosciuti colpevoli di rinnovi plurimi a lavoratori precari potrebbero rispondere di tasca propria. Il Testo unico sul pubblico impiego prevede infatti per le amministrazioni l'obbligo di recuperare le somme versate per il risarcimento dai dirigenti responsabili, se la violazione è dovuta a dolo o colpa grave. Un bel pasticcio, insomma. Il giudizio della Cassazione, in ogni modo, costituisce un bel punto fermo su una materia in bilico tra l'ordinamento interno, che impedisce nel pubblico la trasformazione del contratto a tempo indeterminato (proprio perché si entra per concorso), e i principi europei sulla lotta al precariato.

LA MOTIVAZIONE
Esclusa quindi la carta della stabilizzazione, l'unica strada di compromesso individuata dalla Cassazione è stata quella del risarcimento del danno visto che, si legge nella sentenza di metà marzo, il dipendente caduto nella rete del precariato ha perso la «chance», per «un'occupazione alternativa migliore». Per venire incontro ai paletti fissati dalla Ue in un pronunciamento del novembre 2014, «il lavoratore è esonerato dalla prova del danno» e. la novità sta nello scatto automatico della sanzione, una volta accertata l'illegittimità. Il responsabile settori pubblici della Cgil Michele Gentile evidenzia come ora il dipendente pubblico possa contare su un rimborso «certo». Ma per il sindacalista il problema «delle stabilizzazioni» nel pubblico resta, vista anche la prossima «esclusione dei co.co.co nella P.A», dal primo gennaio 2017.


  Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 08:37

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