PENSIONI

Pensioni, quanto costerà lasciare prima

Lunedì 12 Settembre 2016
Una penalizzazione pari a zero o quasi e, all'estremo opposto, un taglio della pensione anche del 15-20 per cento. Oscilla tra questi due estremi l'effetto pratico del prestito pensionistico (Ape) e di conseguenza anche la sua appetibilità per i potenziali interessati a lasciare il lavoro. Lo schema di fondo della nuova pensione flessibile è abbastanza chiaro ma vanno definiti almeno due aspetti decisivi. Il primo riguarda la partecipazione del mondo finanziario. Le banche dovranno erogare il prestito, che però dal punto di vista amministrativo sarà interamente gestito dall'Inps, mentre le assicurazioni saranno coinvolte con la polizza assicurativa necessaria a coprire il caso di morte del pensionato prima dei 20 anni del piano di ammortamento.

Negli esempi sotto si ipotizzano un tasso di interesse al 2 per cento e un costo della polizza pari al 20 per cento del capitale. Si suppone poi che il trattamento provvisorio erogato prima della pensione sia pari al 70 per cento di quella a cui il lavoratore avrebbe diritto con i contributi versati fino a quel momento. L'altro tema cruciale è l'intervento dello Stato. Per i lavoratori in difficoltà occupazionale e quelli con reddito particolarmente basso lo sconto fiscale sarà tale da azzerare o quasi il peso della rata. Si possono anche ipotizzare situazioni intermedie con un contributo pubblico pari alla metà o poco meno del sacrificio richiesto agli interessati. Oggi il vertice governo-sindacati dovrà fare chiarezza su tutti questi aspetti.


Lo statale
Via 18 mesi prima con taglio dell’8%

Un funzionario pubblico nato nel dicembre 1951, maturerebbe la pensione di vecchiaia a luglio 2018 con 66 anni e 7 mesi. Se accede all’Ape già nel gennaio del prossimo anno lo farà quindi con un anticipo di 18 mesi. Rispetto alle pensione teorica netta mensile di 3.000 euro il trattamento provvisorio sarà di 2.100. Dovrà poi pagare una rata di 233 euro al mese che ridurrà la sua pensione definitiva di quasi l’8 per cento, integralmente a carico dell’interessato

L'operaio
Costi azzerati se disoccupato

Un operaio di un'azienda in crisi ha perso il proprio posto di lavoro prima di poter accedere alla pensione. È nato nell'aprile del 1952 e nNon avendo altre forme di reddito ha quindi tutto l'interesse ad accedere quanto prima al prestito pensionistico. Con un anticipo pari a 22 mesi avrebbe un taglio dell'assegno del 9,5 per cento, che però si ridurrebbe a meno dell'1 con una detrazione fiscale pari al 90 per cento riconosciuta dallo Stato.


La docente
Bloccata nel 2012 ora perderà il 5%

Un'insegnante nata nel giugno del 1951 è stata bloccata dalla riforma Fornero. Con le regole attuali potrebbe lasciare il lavoro il primo settembre 2018 a 67 anni inoltrati. Ipotizzando che l'Ape si allinei ai canali di uscita per la scuola (fissata appunto nel mese di settembre) accederebbe al prestito con un solo anno di anticipo. La rata da restituire sarebbe pari a poco più del 5 per cento della futura pensione, in assenza di contributo da parte dello Stato.


Il manager
Rata da 600 euro conta l'incentivo

Per un dirigente nato nel febbraio 1953 il traguardo della pensione di vecchiaia è fissato a inizio 2020. L'eventuale anticipo dal prossimo anno è dunque di circa 3 anni: su una pensione teorica di 4.000 euro netti al mese la rata da restituire si farebbe sentire con un taglio di oltre il 15 per cento pari a 630 euro. Una prospettiva probabilmente difficile da accettare per l'interessato a meno che non sia l'azienda a proporgli questa soluzione per ridurre il personale, dando degli incentivi all'uscita.


L’artigiano
Anticipo lungo se il fisco aiuta

Un artigiano nato nel novembre del 1953 arriverebbe alla pensione di vecchiaia solo nell’ottobre 2020 con 66 anni e 11 mesi. Volendo comunque interrompere la propria attività al più presto potrebbe accedere all’Ape a partire da marzo del 2017 (quando gli mancano 3 anni e 7 mesi). Un anticipo consistente che sulla sua pensione teorica mensile di 1.500 farebbe scattare una rata di 284 euro e dunque un taglio effettivo dell’assegno vicino al 19 per cento. 

L’impiegata
28 mesi pesano per il 12 per cento

Un’impiegata di un’azienda privata nata nel giugno 1952 è stata bloccata dalla riforma. Tuttavia se era in attività a fine 2011 potrà sfruttare la cosiddetta “disposizione eccezionale” della stessa legge conseguendo la pensione a 64 anni e 7 mesi a inizio 2017. Altrimenti potrà decidere se accedere al prestito pensionistico con un anticipo di 2 anni e 4 mesi e una penalizzazione di circa il 12 per cento.
 

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