PENSIONI

Pensioni, quota 41 slitta al 2019: verso la conferma di "opzione donna"

Sabato 29 Settembre 2018
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Pensioni, non passa quota 41: ecco chi ci rimetterà

Non solo deficit. Per assicurare le risorse necessarie ad attuare le promesse del contratto gialloverde il governo sta pensando di mettere in campo un «team mani di forbice», come lo ha battezzato Luigi Di Maio, chiamato a elaborare un piano di tagli da inserire nella prossima manovra ma che potranno andare a regime in un anno e mezzo e che dovrebbero assicurare almeno 3-4 miliardi. 

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A conti fatti l'extra indebitamento per circa 27 miliardi il prossimo anno sarà infatti assorbito in gran parte da uscite obbligate, come lo stop agli aumenti Iva (12,5 miliardi), le spese indifferibili (circa 3,6 miliardi), e l'aumento degli interessi sul debito che potrebbe aggirarsi sui 3-4 miliardi. La coperta quindi rimane corta, tanto che, ad esempio, lo smontaggio della legge Fornero aprirà sì le porte della pensione per chi raggiunge 'quota 100' con almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi ma si limiterà a questo, rinviando l'introduzione di quota 41, cioè la possibilità di uscire dal mondo del lavoro indipendentemente dall'età anagrafica una volta raggiunti 41 anni di contributi. La questione, assicura sempre Di Maio, sarà affrontata nel 2019.

In attesa di trovare una soluzione compatibile con i conti si dovrebbe però intanto bloccare l'aumento di 5 mesi, legato all'aspettativa di vita, per le pensioni anticipate. Anche nel 2019, quindi, si dovrebbe continuare a poter uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 3 mesi per le donne) invece che con 43 anni e 3 mesi. Anche 'opzione donnà, cioè l'anticipo con il ricalcolo dell'assegno, dovrebbe essere confermata. Tutta da definire anche la platea di reddito e pensione di cittadinanza: «I 780 euro - spiega il leader M5S - significa che nessuno potrò guadagnare o avere una pensione minima inferiore a 780 euro». Quindi i 10 miliardi di stanziamento annunciato, sottolinea, non vanno divisi per i 6,5 milioni che si vorrebbero raggiungere - che potrebbero corrispondere alle persone calcolate da Eurostat in 'grave deprivazione materiale, 6,1 milioni nel 2017 - perché in molti casi ci saranno «delle integrazioni» per arrivare a un assegno di 780 euro.

In più leggendo la nota di aggiornamento al Def, che a due giorni dal Consiglio dei ministri che l'ha approvata ancora non è stata pubblicata, secondo Di Maio si vedrà «il più grande piano di investimenti della storia italiana», con «le città che diventeranno cantieri» grazie a 15 miliardi per infrastrutture, digitale e ristrutturazione degli edifici pubblici. In gran parte, spiega chi è al lavoro sul dossier, si tratterà di sbloccare risorse già a bilancio per i progetti effettivamente cantierabili mentre i fondi effettivamente aggiuntivi, per il 2019, dovrebbero aggirarsi sui 3 miliardi (0,2% del Pil). Con il decreto fiscale in preparazione per ottobre, che accompagnerà la manovra, il vicepremier ha poi annunciato l'arrivo, oltre alle misure fiscali volute dalla Lega, di tre interventi a favore delle imprese: una semplificazione del codice degli appalti per «eliminare un terzo delle norme», la riforma del codice civile «per portare da sette a tre anni» i tempi del contenzioso e un «pacchetto di sburocratizzazione» che consentirà di «eliminare un sacco di cartacce inutili».​

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 21:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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