Pensioni, il riscatto gratuito
della laurea per le neomatricole

Pensioni, il riscatto gratuito della laurea per le neomatricole
di Andrea Bassi
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Sabato 8 Luglio 2017, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 9 Luglio, 18:29

ROMA Introdurre il riscatto gratis della laurea in via sperimentale per chi si iscriverà il prossimo anno all’Università. Il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, torna sulla sua proposta di permettere ai “millenials”, i giovani nati tra il 1980 e il 2000, di ricevere da parte dello Stato dei contributi figurativi per il periodo durante il quale hanno frequentato l’università. Ieri, parlando all’assemblea studentesca dei giovani democratici, Baretta è tornato sul tema. «Apriamo un tavolo», ha detto, «perché a breve saremo chiamati a redigere la legge di bilancio, che rappresenta lo sbocco naturale dove tentare di prevedere un intervento di questa portata, che avrebbe il vantaggio di andare a regime in pochi anni». In effetti, spiega il sottosegretario all’Economia, se la misura fosse applicata agli immatricolati del prossimo anni accademico, «i primi contributi sarebbero versati già tra tre anni». Certo, i problemi da risolvere non sono pochi. 

LE SIMULAZIONI
A cominciare dal costo della proposta. Baretta ha chiesto all’Inps di quantificare le risorse pubbliche necessarie a finanziarla. Che, ovviamente, dipenderanno anche da quali saranno i paletti della proposta. Introdurla soltanto per i futuri laureati e limitandola a chi conclude nei tempi canonici il percorso di studi, i costi almeno in una prima fase sarebbero bassi. Ma, in realtà, l’idea è anche quella di provare a ragionare su una misura che sia in qualche modo anche retroattiva, ossia copra chi, essendo nato dopo il 1980, ha già conseguito una laurea senza uscire fuori corso. In questo caso, tuttavia, l’impatto sul bilancio dello Stato potrebbe essere rilevante e difficile da coprire. Tra le varie ipotesi che circolano, dunque, c’è anche quella di far versare allo Stato solo una quota del riscatto, lasciando quella restante a carico del laureato. Èpoi emersa una critica che ha colto di sorpresa Baretta. «Accanto ai consensi», ha spiegato, «ho ricevuto molte critiche da persone che hanno pagato il riscatto, perché considerano questa proposta discriminatoria». In effetti oggi, il riscatto della laurea, il cui costo è parametrato alla retribuzione di chi ha fatto domanda, risulta spesso essere proibitivo. Chi ha scelto comunque di percorre questa strada, non di rado lo ha fatto con pesanti sacrifici economici. Ma per Baretta si tratta di obiezioni sbagliate. «È un errore», ha spiegato, «non solo dal punto di vista della solidarietà intergenerazionale, ma anche da un punto di vista economico-sociale. Il significato culturale di questa proposta», ha aggiunto il sottosegretario, «è quello di affermare che il lavoro, la vita lavorativa, la carriera, iniziano prima del giorno, spesso ipotetico del primo stipendio». 

IL CONTESTO
Per comprendere la proposta di fiscalizzazione dei contributi della laurea, insomma, bisogna prima comprendere bene il contesto nel quale l’idea si è sviluppata. E il contesto è quello di una sorta di “circolo vizioso”, nel quale il sistema pensionistico ha trovato una sua sostenibilità grazie alle riforme degli ultimi anni, ma dove la soluzione del problema è diventato il problema delle generazioni future. Il sistema pensionistico, nell’analisi di Baretta, garantisce equità in un sistema lavorativo stabile, ma rischia di diventare un ostacolo per chi ha iniziato a lavorare dopo la metà degli anni ‘90, ed si è trovato davanti un mercato del lavoro sregolato e colpito dalla crisi economica. La conseguenza sono stati i buchi contributivi e il rischio di arrivare alla pensione con assegni non sufficienti a garantire una vecchiaia dignitosa. La proposta di Baretta è stata inserita nell’elenco di quelle che si stanno discutendo al tavolo tra governo e sindacati per la cosiddetta fase due della riforma delle pensioni. Il prossimo appuntamento è per martedì. Ma prima di parlare di giovani, i sindacati chiedono di bloccare il nuovo scalino che dovrebbe portare l’età di pensionamento a 67 anni nel 2019. Un congelamento che, secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, avvantaggerebbe ancora una volta i padri a scapito dei figli.

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