PENSIONI

Pensioni, l’età di uscita sarà sempre più mobile

Lunedì 6 Novembre 2017 di Luca Cifoni
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(Foto Ansa)

Età della pensione variabile, anche in saliscendi? È una prospettiva non più tanto astratta, mentre governo e sindacati iniziano a discutere le modifiche alla regola per cui l’andamento dell’aspettativa di vita determina i cambiamenti (per ora solo in aumento) dei requisiti previdenziali. Il confronto tecnico tra le parti - sul meccanismo di adeguamento e sulle possibili categorie di lavoratori esentate - inizia oggi ma si presenta non facile perché l’esecutivo cercherà naturalmente di minimizzare l’impatto finanziario. Il punto di partenza è la comunicazione con cui due settimane fa l’Istat ha confermato il forte recupero della speranza di vita tra il 2013 e il 2016, che comporta un aumento di cinque mesi di tutti i requisiti e in particolare il passaggio dell’età della vecchiaia a 67 anni dal 2019. Il miglioramento dello scorso anno segue (e compensa) un 2015 in cui le cose erano andate sorprendentemente in modo diverso, con un calo delle prospettive di sopravvivenza. 

MESE ANOMALO
A questo punto ci si potrebbe domandare cosa succederà in futuro: la prossima verifica prevista dalle legge riguarderà i due anni che vanno dal 2016 al 2018, ma tra i ritocchi di cui si ragiona in queste ore c’è anche l’ipotesi di un aggiornamento più puntuale, con cadenza annuale. Ovviamente è ancora presto per conoscere il dato del 2017, ma se si guarda alla mortalità (elemento-base del calcolo) i primi sei mesi dell’anno evidenziano un vistosissimo aumento: 28 mila decessi in più rispetto al 2016, di cui 20 mila concentrati a gennaio, che quindi rappresenta un picco anomalo. Questa tendenza, sulle cui cause dovranno eventualmente pronunciarsi gli esperti di demografia ed epidemiologia, potrebbe essere in tutto o in parte riassorbita nella seconda metà dell’anno.

Ma alla fine non è escluso che il 2017 faccia registrare una nuova battuta d’arresto dell’aspettativa di vita, che insieme all’andamento dell’anno successivo avrebbe effetto sui requisiti pensionistici in vigore dal 2021. E qui interviene un altro elemento di complicazione, perché la riforma Fornero, nel fissare il meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita già introdotto dal governo Berlusconi, aveva aggiunto una ulteriore clausola, fortemente voluta dalle autorità europee nel momento di massima debolezza finanziaria del Paese: in ogni caso al di là delle tendenze demografiche l’età della pensione di vecchiaia dovrà passare a 67 anni proprio per il 2021. Quindi, se come pare probabile questo gradino verrà confermato nel 2019 in base ai dati Istat, due anni dopo non sarà comunque possibile tornare indietro. A meno naturalmente di cancellare questa specifica norma, il che è però politicamente impegnativo.

I PIANI DELLE AZIENDE
Insomma la trattativa tra governo e sindacati, che ha tempi strettissimi, dovrà eventualmente intervenire su un materia complessa e in movimento. Un aggiornamento annuale dei requisiti avrebbe il vantaggio di fotografare in modo più esatto le tendenze demografiche, ma introdurrebbe anche un elemento di maggiore incertezza; ad esempio per le aziende che spesso programmano le uscite concordate dei dipendenti guardando alle scadenze previdenziali dei due-tre anni successivi.

Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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