Oxfam, cresce il divario nel mondo: in Italia un quarto della ricchezza nelle mani dell'1% della popolazione

Martedì 19 Gennaio 2016
Sembrano dilagare a dispetto di tutti gli appelli e di tutti gli slogan le diseguaglianze nel mondo globalizzato. A testimoniarlo, una volta di più, è uno studio dell'Oxfam - ong britannica - secondo il quale nelle mani dell'1% di abitanti privilegiati del pianeta si concentra ormai lo stesso ammontare di ricchezze suddiviso fra il restante 99. E 62 nababbi di numero si sono accaparrati un patrimonio pari a quanto centinaia di milioni di persone, la metà più sfortunata dell'umanità, debbono spartirsi per provare a sopravvivere.
Vertici politici, ricette economiche e fiumi di retorica non bastano evidentemente a sanare la piaga. Anzi, la forbice fra ricchi e poveri continua ad allargarsi in modo inesorabile, denuncia il rapporto, pubblicato non a caso alla vigilia dell'annuale World Economic Forum, in programma questa settimana in Svizzera fra gli eleganti alberghi e gli chalet imbiancati dal candore della neve di Davos. Un appuntamento frequentato da chi può e non fa. O forse non è in grado di fare abbastanza.

 A beneficio di quella platea, l'Oxfam calcola che il patrimonio della metà meno abbiente della popolazione mondiale - circa 3,6 miliardi di persone - è sceso del 41% (pari a mille miliardi di dollari) dal 2010 a oggi. Allo stesso tempo, la ricchezza dei 62 super miliardari dorati che capeggiano le liste patinate degli individui più facoltosi del globo è ingrassata di oltre 500 miliardi di dollari, fino a 1.760 miliardi totali.
Alcuni think tank custodi del verbo liberista, in effetti, non credono a queste cifre. Mark Littlewood, direttore dell' Institute of Economic Affairs, sospetta addirittura che si tratti di numeri «taroccati». Mentre Ben Southwood, dell'Adam Smith Institute, intitolato al padre dell'economia di mercato e teorico della dottrina della 'mano invisibilè, parla di stime «fuorvianti», suggerendo di considerare altri parametri e dati disaggregati e comunque di focalizzarsi sulla curva del «benessere fra i poveri» (in crescita, dal suo punto di vista, almeno in alcune realtà significative) piuttosto che «sulle fortune dei ricchi». Ma Oxfam insiste: sottolinea che la ricerca è stata certificata da esperti del Credit Suisse - non proprio una cellula anarchica - e tratteggia un'economia che «invece di operare per la prosperità di tutti, per le future generazioni e per la sopravvivenza del pianeta» appare un abito tagliato ad hoc su uno scarso «1% della popolazione». Fra le misure suggerite per invertire la tendenza, quella di abolire una volta per tutte i paradisi offshore.

L'italia «L'elusione fiscale delle multinazionali», avverte Roberto Barbieri, numero uno di Oxfam Italia, riguarda d'altronde anche i Paesi in via di sviluppo e quelli Osce, con un impatto pari a decine e decine di miliardi di dollari volatilizzati. L'ampliamento del divario sociale vale del resto pure per l'Italia, conferma la sezione dello studio dedicata al Bel Paese stando alla quale l'1% degli italiani controlla quasi un quarto (il 23,4%) della ricchezza nazionale netta. Mentre, fra 2000 e 2015, metà dell'incremento del benessere è finito in tasca ad appena un 10% di fortunati.
 
Altrove tuttavia va peggio. Negli Usa, cuore dell'impero globale, i 400 miliardari più pingui rastrellano ad esempio 234mila miliardi di dollari, qualunque cosa tale somma significhi. E in base a un'altra ricerca stilata nei mesi scorsi dall'Institute for Policy Studies, 20 paperoni 20 - fra cui filantropi del calibro di Bill Gates, Warren Buffet, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Larry Ellison, Michael Bloomberg o i fratelli Koch - si ripartiscono l'equivalente di tutti i beni e denari posseduti dal 50% dei loro connazionali, 152 milioni di anime. Al netto delle donazioni esentasse, beninteso.

«La povertà continua ad aumentare nel mondo, mentre la grande ricchezza cresce, una cosa inaccettabile». Così l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco commenta i dati Oxfam sulla distribuzione della ricchezza nel mondo secondo cui i 62 super 'paperonì del pianeta hanno gli stessi averi della metà più povera del mondo.«La disuguaglianza è un tema che non passa di moda - ha detto ancora il cardinale -. Purtroppo semmai cresce perchè si allarga la forbice tra chi ha sempre di più e chi ha sempre di meno. Il fatto che l'Avvenire e il Manifesto oggi aprano la prima pagina sui dati Oxfam certamente è un bel segnale, bisogna tenere accesa la luce su queste problematiche che non solo sono sempre presenti, ma crescenti».
«Che fare? Chi ha più responsabilità e capacità riconoscendo la situazione deve individuare delle strategie che facciano invertire la tendenza - ha detto il presidente della conferenza episcopale -, ma tutti noi dobbiamo fare il possibile per la solidarietà, l'aiuto reciproco. Non solo assistenza ma la cooperazione per creare maggior lavoro e occupazione». Ultimo aggiornamento: 7 Marzo, 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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