Negozi chiusi la domenica, «400mila posti di lavoro a rischio». Ma i commercianti si dividono

Venerdì 13 Luglio 2018
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Negozi chiusi la domenica, «400mila posti di lavoro a rischio». Ma i commercianti si dividono
Allarme dei commercianti contro la proposta di legge del governo per mettere un freno alla liberalizzazione delle aperture nei giorni festivi, decisa nel 2011 nel decreto salva-Italia dal governo presieduto da Mario Monti. Secondo Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione dei negozi in franchising, ci sarebbero a rischio il 10% del fatturato e 400mila posti di lavoro. Un dato anticipato dal Messaggero in edicola tre giorni fa. «Se la proposta del M5S dovesse diventare legge, le aziende sarebbero costrette a licenziare, sarebbe un grave danno per l’economia».

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Nel mirino di Resca, in particolare, il limite massimo di 12 giorni festivi di apertura all’anno previsto dal progetto di riforma del sottosegretario allo Sviluppo economico pentastellato Davide Crippa.
«Su 52 domeniche i negozi potranno restare aperti solo 12 festività, è allarmante», insiste il presidente di Confimprese. «La gente consuma se ne ha l’opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra». Ma non tutti sono d’accordo: i sindacati ad esempio, che chiedono al ministro Di Maio di definire una normativa e mettere ordine nel panorama legislativo ma che da tempo sono impegnati nella campagna ‘La festa non si vende’.

CONFESERCENTI: 7 MILIARDI ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE Di diverso avviso anche Confesercenti, secondo cui mettere mano alla norma è giusto per via dello scarso successo delle liberalizzazioni di Monti e del sostanziale favore di esse alla grande distribuzione a sfavore dei piccoli esercenti. «Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal gennaio 2012, sono state varate senza alcun rispetto delle disposizioni contenute nello Statuto delle Imprese. Alla luce delle proposte avanzate in Parlamento dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, ora riprendiamo il confronto per fare una valutazione obiettiva dell'impatto che le nuove leggi hanno avuto sulle imprese e sui lavoratori», ha commentato Confesercenti in una nota.

«Una deregulation - dice Confesercenti - che avrebbe dovuto dare una spinta ai consumi. Ma che non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ancora sotto i livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione
». «Mentre la deregulation ha spostato quote di mercato verso la grande distribuzione, contribuendo all'aumento dell'erosione del fatturato della gran parte dei piccoli esercizi, che hanno perso il 3% a favore della grande distribuzione: si tratta di circa 7 miliardi di euro di vendite travasate dai negozi alla GDO. In crescita anche l'online, tra le forme distributive non coinvolte dalle liberalizzazioni».

«Quella dell'eccesso di liberalizzazione degli orari delle attività commerciali è una battaglia che, vogliamo ricordarlo, combattiamo dal 2013 quando abbiamo presentato alla Camera, con il sostegno di 150mila firmatari grazie alla campagna Liberaladomenica promossa da Confesercenti e Cei, la Legge di iniziativa popolare per la revisione della deregulation del commercio», continua Confesercenti.  «Non abbiamo mai smesso di lottare per una revisione della normativa che riporti l'equilibrio tra le varie tipologie distributive commerciali
».

«Una liberalizzazione disastrosa - sottolinea Confesercenti - che ha creato un regime di concorrenza insostenibile per i piccoli esercizi di vicinato, che hanno chiuso a migliaia. Al Governo e al Parlamento non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, specialmente nelle località turistiche». «Perciò riteniamo che le competenze in materia debbano, necessariamente, tornare alle Regioni che conoscono il territorio e le sue specificità. Una proposta ragionevole, dunque e assolutamente compatibile con le prassi europee, che punta a correggere una distorsione», conclude Confesercenti.

COOP: RIVEDERE LA LEGGE SU APERTURE FESTIVE Coop, dal canto suo, ha chiesto al Governo di partecipare al tavolo per una revisione della legislazione nazionale delle aperture dei negozi alla domenica e nei giorni di festa perché occorre «un nuovo equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori», ha spiegato Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop (la associazione nazionale delle cooperative di consumatori) durante la presentazione del rendiconto economico sociale 2017 delle Coop. «Condividiamo quanto già proposto dal vice presidente Luigi Di Maio per una nuova regolamentazione delle aperture domenicali e festive». In questo senso, ha spiegato Bassi, sono state inviate due lettere, una il 22 giugno allo stesso ministro del Lavoro, e una oggi inviata al sottosegretario Claudio Cominardi.

La rotta da seguire, ha spiegato Bassi, è quella tracciata dalla legge rimasta ferma nella scorsa legislatura al Senato, che prevedeva 12 giorni di chiusura, con un meccanismo di flessibilità su 6 per l'esercente. A chi, in conferenza stampa, ha fatto notare che così si sarebbe parlato di una 'virata' delle Coop verso il M5s, ha risposto Marco Pedroni, presidente di Coop Italia: «noi 'viriamo' sempre verso l'interesse dei consumatori e dei lavoratori. Il movimento cooperativo ha una storia centenaria. Abbiamo passato anche momenti difficili, non abbiamo nulla da temere. Noi lavoriamo con tutte le istituzioni, abbiamo lavorato con il centro sinistra, lavoreremo anche con questo Governo».
Ultimo aggiornamento: 17:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA