Lavoro, in un decennio 732 mila occupati stranieri in più. Calano gli italiani

Lunedì 9 Luglio 2018
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In un decennio, tra il 2008 e il 2017, il numero complessivo dei lavoratori italiani è diminuito di 800 mila unità, mentre quello degli stranieri è aumentato di 732 mila: si tratta di 320 mila cittadini dell'Unione europea (+66,5%) e di 413 mila extracomunitari (+34,2%). Nello stesso periodo il numero degli italiani inattivi è diminuito dello 0,3% mentre quello degli stranieri è cresciuto in modo significativo. Sono questi i risultati di un'elaborazione dell'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (relativi alle Forze di lavoro).

Questi avvenimenti sono avvenuti in un contesto demografico in cui gli stranieri residenti in Italia sono aumentati di 1,825 milioni (+57,5%, quasi a quota di 5 milioni), mentre gli italiani sono diminuiti di 325 mila unità (passando da 55.568 a 55.243 milioni, con un calo dello 0,6%). Dieci occupati su 100 sono di origine straniera, con un tasso di occupazione del 60,6%, superiore di 3 punti percentuali al tasso di occupazione dei soli italiani (57,7%). Sono le regioni del Nord Italia ad attirare maggiormente gli stranieri e, in particolare, circa 6 su 10 si collocano fra Nord Est e Nord Ovest, più di un quarto nel Centro del Paese e il restante 15% nel Mezzogiorno. La loro quota è massima nel Lazio (14,6%) e minima nel Molise (4,1%).

Uno straniero su tre è occupato in professioni non qualificate, contro l’8% degli italiani. Inoltre, lo stipendio netto medio di un dipendente full time straniero è inferiore di oltre un quinto a quello di un italiano. Questo gap è dovuto essenzialmente alla concentrazione degli occupati stranieri in lavori meno qualificati e con un minore livello di retribuzione.

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