Tria avvisa sui conti: «L'aggiustamento dipende dallo spread»

Domenica 9 Settembre 2018 di Andrea Bassi
Giovanni Tria sparge ottimismo. Segno che per il ministro dell'Economia il confronto all'Ecofin con i colleghi europei e con la Commissione è andato bene. «Tutte e tre le riforme», ossia la flat tax, il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota 100, «partiranno», ha detto il ministro. «Ci sono i margini», ha aggiunto, «per farle partire gradualmente». Cosa significa si inizia a intravedere. Un taglio della prima aliquota Irpef per la flat tax, una quota 100 con qualche paletto per le pensioni, un allargamento del Rei per il reddito di cittadinanza. La svolta responsabile di Matteo Salvini e Luigi Di Maio ha aiutato Tria nella sua trattativa in Europa. Primo perché ha fatto calare lo spread, che rischiava di appesantire i conti pubblici alla voce interessi sul debito. «L'aggiustamento dei conti», ha ricordato ieri il ministro, «dipende anche dallo spread». Prima di tirare le somme, al ministero del Tesoro aspettano di avere i nuovi dati sul Pil che l'Istat rilascerà il 20 settembre. Dati, ha detto Tria, «un po' più confortanti» di quanto si pensava solo qualche settimana fa.

IL CONFRONTO
I mercati anche sembrano tranquillizzarsi. Per il ministro un buon segnale. Significa che hanno capito che «si è passati dalle parole alle azioni». La manovra di bilancio in scrittura, secondo il titolare di via XX settembre, li calmerà definitivamente, «resteranno sorpresi». La domanda resta, allora, sempre la stessa. Su quanta flessibilità europea l'Italia potrà contare? Rispetto al passato la Commissione non sembra sulla barricate. Complice, probabilmente, anche la scadenza del prossimo anno. Le elezioni europee alle porte sconsigliano di alzare i toni. I commissari Dombrovskis e Moscovici, che hanno in mano il dossier, si sono limitati a chiedere sostanzialmente due cose: un miglioramento del saldo strutturale di bilancio, e un calo del debito. Tria non ha battuto ciglio. Sin dal suo insediamento ha garantito che il saldo strutturale sarebbe rimasto stabile e che il debito sarebbe calato. Dunque l'unico compito a casa riguarda il saldo strutturale. Per rispettare le regole del fiscal compact, Roma dovrebbe ridurlo di 0,6 punti percentuali, 10,4 miliardi di euro, il prossimo anno. La Commissione ha già messo in conto che così non sarà e non ha fatto opposizione. Chiede solo un segnale. Insomma, Tria potrebbe proporre una correzione anche di un solo decimale, del tutto indolore per i conti pubblici. «Da un punto di vista dei dati», ha spiegato ieri il ministro dell'Economia, «il confine tra non peggioramento e miglioramento, è tanto piccolo che ovviamente un miglioramento si farà». L'obiettivo è riuscire a recuperare i 10 miliardi necessari ad avviare le riforme promesse da Lega e Movimento Cinque Stelle. Una dote già equamente divisa in due: 5 miliardi per le promesse della Lega, altri 5 per quelle grilline. E anche il premier Conte, al mondo imprenditoriale e finanziario di Cernobbio, ha detto che il governo sarà «coraggioso» e ha rassicurato: «Alcune misure saranno dosate sui cinque anni» per il bisogno di rispettare i vincoli, «che non sono tanto quelli europei ma quelli per convincere i risparmiatori a prestare all'Italia 400 miliardi l'anno». Il governo - ha sottolineato - «ha chiaro che i risparmiatori guardano alla nostra capacità di ripagare debito e interessi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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