In Italia occupazione più alta tra gli stranieri, i comunitari battono tutti

Lunedì 30 Luglio 2018 di Luca Cifoni
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Il tasso di occupazione, ovvero l'incidenza delle persone che hanno un impiego sul totale della popolazione in età lavorativa, è storicamente più basso in Italia che nel resto d'Europa: un dato strutturale che risente della scarsa partecipazione in particolare di giovani e donne al mercato del lavoro. Per quanto riguarda l'occupazione femminile c'è stato un certo miglioramento negli ultimi anni, e contemporaneamente è aumentata la partecipazione degli anziani anche grazie alle riforme pensionistiche.

Partendo da questo quadro generale, si può osservare - grazie ai dati messi a disposizione da Eurostat - la situazione di dettaglio "scomposta" tra i nati in Italia e i migranti provenienti sia dall'Unione europea sia dall'esterno. Se consideriamo la statistica 2017 per la fascia di età 15-64 anni (quella normalmente usata come riferimento dall'Istat) emerge che il tasso di occupazione è al livello relativamente più alto tra i nati fuori dell'Italia ma dentro l'Unione europea (61,3 per cento) mentre si colloca al 59,4 per cento per gli extra-comunitari e al 57,6 per cento per i nativi italiani.

Le cose vanno un po' diversamente negli altri Paesi: nell'intera Ue in testa ci sono ugualmente i comunitari con il 72 per cento, ma poi seguono i nativi nazionali con il 68,1 e più distaccati i migranti extra-Unione con il 60,6 per cento. Tutte queste percentuali sono comunque più alte di quella rilevate da noi, a ulteriore dimostrazione del fatto che nonostante i recenti leggeri progressi la bassa occupazione è un problema di fondo della nostra economia ed anche della società in generale. Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 11:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA