Investimenti e Bce più forte il piano Savona per l’Europa

Mercoledì 5 Settembre 2018 di Andrea Bassi
Poche dichiarazioni. Rarissime interviste. Qualche intervento in Parlamento. Da quando il governo gialloverde ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il ministro delle Politiche comunitarie e mancato ministro dell’Economia, Paolo Savona, ha mantenuto un profilo bassissimo. Consapevole, probabilmente, che ogni sua sillaba sarebbe stata vivisezionata dai mercati. In questi mesi Savona si è comunque immerso nel lavoro e sarebbe pronto ad ufficializzare la sua prima vera proposta politica: un’ipotesi di riforma di tutta la governance europea. Un tema sul quale, fino ad oggi, si sono esercitati soprattutto francesi e tedeschi, finendo per il momento però, su un binario morto. Savona ha messo a punto un corposo documento che già sarebbe stato inviato a tutti i ministri per raccogliere le loro considerazioni. Una sorta di «position paper» che sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito del ministero per avviare un dibattito sui contenuti. Il documento conterrebbe molte delle idee che l’economista sardo ha portato avanti negli ultimi tempi. A cominciare dalla necessità di realizzare le premesse del Trattato di Lisbona, ossia di uno sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che miri alla piena occupazione e al progresso sociale. E questo si può ottenere, ha già più volte spiegato Savona, con politiche che riguardino anche la «domanda aggregata» e non solo, come è stato fatto fino ad oggi, l’offerta, attraverso riforme basate sull’austerità. Per raggiungere questi obiettivi, aveva spiegato Savona in Parlamento, «occorre uscire dai vincoli finanziari del bilancio europeo che non generano spinte autopropulsive, e ricorrere a meccanismi capaci di imprimere una spinta esogena alla domanda», ricorrendo per esempio ai finanziamenti della Banca europea per gli investimenti o attraverso la concessione di garanzie. Insomma, bisogna tornare ad investire e magari archiviare vecchi dogmi come quello del 3%, anche se questo obiettivo non sarebbe esplicitato. A cominciare dal settore delle costruzioni, uno dei motori principali della crescita economica che dopo le misure del governo Monti si è completamente fermato. L’idea di Savona, sarebbe quella di permettere agli Stati di spendere una cifra pari a quella del proprio surplus commerciale. I famosi 50 miliardi per l’italia.

I PUNTI
Così come nel documento di Savona sarebbero presenti altri due temi da sempre portati avanti dall’economista sardo. Il primo riguarda la necessità di dotare la Banca Centrale europea di uno statuto simile a quello delle altre banche centrali. La Bce, dunque, deve poter fare da prestatore di ultima istanza e deve poter manovrare la leva del cambio. 

IL MOTORE
Anche perché se un motore della crescita sono le costruzioni, l’altro sono le esportazioni. Se la Bce non ha possibilità di intervenire sul cambio, la crescita economica dell’Euroarea rischia di essere «determinata» da scelte che accadono fuori dal vecchio continente. Un’altra proposta ricorrente di Savona è la creazione di una scuola europea di ogni ordine e grado, che abbia insegnamenti comuni ma lasci anche spazio alle diversità nazionali. Un passaggio questo necessario a creare un’unione politica dove i cittadini di tutti i Paesi hanno pari diritti e pari doveri. 

Insomma, se fino ad oggi l’immagine di Savona è stata accostata ad un ipotetico «Piano B» per l’uscita dall’euro, quello che sarà ufficializzato nei prossimi giorni potrebbe essere chiamato il «Piano A». Che forse guarda più alla prossima Commissione che a quella attuale. Ultimo aggiornamento: 07:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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