La prima flat tax: benefici in vista per altri 500 mila

La prima flat tax: benefici in vista per altri 500 mila
di Luca Cifoni
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Domenica 5 Agosto 2018, 08:58 - Ultimo aggiornamento: 15:12

Il primo assaggio della flat tax del governo giallo-verde toccherà probabilmente non più di mezzo milione di partite Iva, che otterrebbero risparmi di imposta significativi. Per il bilancio dello Stato invece l'operazione potrebbe essere neutrale, nel senso che verrebbe finanziata tramite la cancellazione di un'altra norma già introdotta dal governo Gentiloni, la cosiddetta Iri per imprese individuali e società di persone. D'altra parte la situazione dei conti esposta dal ministro Tria ai suoi colleghi di governo, aggravata dalle preoccupazioni per la brusca risalita dei rendimenti dei titoli di Stato, non permette al momento di fare di più su questo fronte.

L'INTERVENTO GENERALE
Dunque i circa 40 milioni di contribuenti italiani (o meglio i 30 milioni la cui imposta è maggiore di zero) dovranno attendere per vedere un intervento generale sull'Irpef. L'ipotesi che su cui si lavora al ministero dell'Economia (come confermato nelle settimane scorse dal viceministro Massimo Garavaglia) è estendere l'attuale regime forfettario istituito con la prima manovra del governo Renzi e successivamente modificato. Questo meccanismo permette ai soggetti economici di minori dimensioni di versare un'imposta forfettaria del 15 per cento entro certe soglie di fatturato, rispettando inoltre altri vincoli (ad esempio una presenza limitatissima di collaboratori). Il 15 per cento è anche la prima delle due aliquote - l'altra è il 20 - della nuova Irpef immaginata dalla Lega Nord ed inserita nel contratto di governo, la cosiddetta flat tax (che a rigore non è tale). Ecco quindi che l'operazione potrebbe essere presentata come una sorta di avvio di quel progetto, anche se in realtà riguarda le piccole partite Iva e non la generalità dei contribuenti.

LA SEMPLIFICAZIONE
Nel 2016, ultimo anno d'imposta per il quale sono disponibili le statistiche, avevano fruito del regime agevolato 935 mila contribuenti. Per molti di loro, quelli con i livelli di ricavi più bassi, il beneficio monetario è nullo o molto limitato, ma risulta comunque appetibile il vantaggio in termini di semplificazione degli adempimenti. Si ipotizza che con questa estensione se ne possano aggiungere altri 400-500 mila e si arrivi quindi in vista di un totale di 1,5 milioni contribuenti agevolati. Sarebbe proprio l'ulteriore fascia di partite Iva ad avere i risparmi di imposta più interessanti, che possono arrivare anche al 60% rispetto alla situazione attuale. Va ricordato che il prelievo forfettario viene calcolato su un reddito teorico, ottenuto applicando ai ricavi una percentuale di redditività differenziata settore per settore: questo vuol dire che il vantaggio economico è buono per chi ha costi bassissimi, mentre rischia di svanire se i costi effettivi sostenuti sono alti (perché sarebbe stato possibile sottrarli ai ricavi riducendo di molto la base imponibile). L'estensione del regime forfettario passa naturalmente per l'innalzamento della soglia di ricavi: attualmente il tetto varia da 30 a 50 mila euro a seconda della categoria. Il punto è fino a dove arrivare. Ci si potrebbe spingere fin verso i 100 mila euro, incrementando in modo corrispondente anche gli altri parametri; ma siccome questo tipo di normativa fiscale (che coinvolge l'Iva) richiede l'autorizzazione dell'Unione europea, almeno nella fase iniziale risulterebbe più semplice fermarsi a 65 mila, soglia per la quale esiste già il via libera comunitario.
Per le coperture il governo potrebbe guardare all'imposta sul reddito d'impresa (Iri) un regime opzionale introdotto nella scorsa legislatura ma finora non entrato in vigore: in pratica le piccole imprese avrebbero avuto usufruire di una tassazione al 24 per cento sugli utili pagati in azienda, analoga all'Ires pagata dalle società. L'obiettivo era incentivare la capitalizzazione, ma già la scorsa legge di Bilancio aveva fatto slittare di un anno l'avvio ottenendo un risparmio di 2 miliardi. A regime l'Iri vale poco meno di 1,3 miliardi l'anno: soldi che potranno essere dirottati sull'anticipo di flat tax.
 

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