Fisco, tensioni sulla riforma
Una tagliola per le detrazioni

Mercoledì 24 Giugno 2015 di Andrea Bassi
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Una nuova fumata nera. I decreti attuativi della riforma del Fisco non sono stati approvati nemmeno ieri dal consiglio dei ministri. Se ne riparlerà venerdì, in una riunione in extremis del governo, l’ultima data possibile prima della scadenza del 27 giugno, la dead line concessa dal Parlamento al governo per portare a casa i provvedimenti di attuazione della delega fiscale. Un percorso a ostacoli. Ieri è stata confermata la scelta di cestinare, almeno per il momento, due pezzi importanti della riforma: il nuovo catasto con il passaggio ai valori di mercato degli immobili, e il codice dei giochi.

Sul primo provvedimento Matteo Renzi ha spiegato che se ne parlerà più avanti, dopo la revisione di Imu e Tasi con l’arrivo della nuova local tax. Nonostante il decreto fosse a invarianza di gettito c’era il rischio, ha spiegato il premier, che fosse percepito dai cittadini come un nuovo aumento delle tasse sulla casa. Tutti slittati a venerdì, invece, gli altri cinque decreti all’ordine del giorno del consiglio dei ministri: sanzioni penali, riscossione, riforma delle Agenzie fiscali, contenzioso e monitoraggio dell’evasione. Ma perché questo slittamento? Renzi ha genericamente parlato della necessità di «limare i testi», per evitare nuovi incidenti come quello della vigilia di Natale dello scorso anno, quando il governo approvò il testo con la non punibilità delle frodi fiscali inferiori al 3% dei redditi. La cosiddetta norma Salva Berlusconi che poi aveva costretto Palazzo Chigi a ritirare il provvedimento.

LO SCONTRO

Quella norma, ha sottolineato Renzi, non ci sarà. Ma non ha fornito altre informazioni sul perché i testi in lavorazione da mesi non siano stati approvati. In realtà ci sarebbe stato un micidiale corto circuito tra i consulenti economici di Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia, al quale si sarebbero sommate incomprensioni all’interno dello stesso Tesoro. Si sarebbe lavorato a comparti stagni, ognuno su un proprio testo (sulla sola riforma delle Agenzie ne sono stati prodotti ben tre), e nessuno si sarebbe confrontato con gli altri per una sintesi. All’interno del Tesoro, poi, tensioni ci sarebbero state anche tra il gabinetto di Pier Carlo Padoan e il consigliere economico Vieri Ceriani, delegato dal ministro sulle questioni fiscali, a cui sarebbe stata imputata una gestione personalistica dei provvedimenti. In questo scenario di tutti contro tutti ci sarebbero state, anche se fonti di Palazzo Chigi smentiscono, tensioni tra lo stesso Renzi e Padoan. Nelle prossime 48 ore, comunque, i tecnici torneranno al lavoro per trovare una quadra. Intanto qualche novità nelle bozze circolate a margine del consiglio dei ministri emerge. Nel provvedimento sulla stima dell’evasione fiscale, per esempio, è stata introdotta una norma che introduce stabilmente nella legge di stabilità un monitoraggio sulle «tax expenditures», gli sconti fiscali concessi ai contribuenti. Il comma prevede che quelli che sono in vigore da più di dieci anni, se non saranno espressamente confermati o ridotti dalla legge di Stabilità, saranno automaticamente cancellati. Una clausola di salvaguardia è prevista soltanto per gli sconti fiscali più «sensibili», come le detrazioni sul lavoro dipendente, sulle pensioni, sui mutui per la prima casa. I soldi che saranno risparmiati riducendo le detrazioni, finiranno in un fondo per la riduzione della pressione fiscale. Sul tavolo del consiglio dei ministri di ieri, poi, è arrivato a sorpresa, anche un decreto per la riforma della riscossione, ossia di Equitalia, la società nella quale è appena stato nominato come amministratore delegato il renziano Ernesto Maria Ruffini.

Ultimo aggiornamento: 15:56

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