Vendita di quote Eni-Enel, battaglia sulle soglie Opa

Giovedì 24 Luglio 2014 di Andrea Bassi
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ROMA - Il piano A arranca sempre di più. Il piano B ormai è fuori dal cassetto e sta prendendo piede tra i dossier caldi sul tavolo dell’esecutivo.

Sulle privatizzazioni il governo prova non solo a cambiare marcia, ma anche a rivedere parzialmente il programma che era stato messo a punto dal governo Letta e che prevedeva entro l’anno la dismissione di Fincantieri, Poste, Enav, Cdp Reti, Rai Way e Stm. Ieri l’amministratore delegato di Enav, Massimo Garbini, ha praticamente ufficializzato che non riuscirà più a quotare la società entro novembre. È la seconda operazione che slitta, dopo la brusca frenata di Poste italiane. Fincantieri è stata collocata in Borsa, ma solo al costo di dover ridurre l’offerta con un incasso di 350 milioni invece dei 600 preventivati. Al Tesoro, dunque, danno ormai in crescita esponenziale le probabilità di un collocamento sul mercato di nuove quote di Eni ed Enel. Ieri in Commissione industria del Senato, dove è in discussione il decreto competitività, il relatore del provvedimento, Massimo Mucchetti, ha presentato una proposta di modifica della legge sulle Offerte pubbliche di acquisto che rende mobile la soglia dell’Opa, fissando il gradino più basso al 20 per cento. Un emendamento non concordato con il governo, ma che potrebbe tornare utile al Tesoro per mantenere saldamente il controllo di Eni ed Enel nel caso di cessione di nuove quote. Il Tesoro avrebbe giudicato troppo bassa la soglia del 20 per cento, chiedendo a Mucchetti di fissarla almeno al 25 per cento.



LE ALTRE OPERAZIONI

Una misura che comunque permetterebbe di cedere il 5 per cento di Eni ed Enel senza perderne in alcun modo il controllo, incassando quei circa 6 miliardi di euro che consentirebbero di coprire le mancate cessioni di Poste ed Enav. La perdita del controllo, tuttavia, non sembrerebbe essere più una preoccupazione per il governo. Ieri il vice ministro all’Economia, Enrico Morando ha spiegato che «l’obiettivo è avere anche in Italia qualche vera public company puntando sul risparmio delle famiglie, a differenza delle privatizzazioni degli anni ’90 che hanno privilegiato il concetto di nocciolo duro». Il ministro Pier Carlo Padoan solo qualche giorno fa ha confermato che anche per il 2014 l’obiettivo di privatizzazioni per almento 0,7 punti di Pil, ossia 10 miliardi di euro. Ieri Padoan era in missione in Cina a Pechino, accompagnato anche dai vertici della Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, che sono in trattativa con State Gride of China per la cessione di Cdp Reti, la società che controlla la rete Snam e nella quale a breve sarà conferita la partecipazione in Terna. L’accordo con i cinesi sarebbe per la cessione del 35 per cento della società con la possibilità di salire al 49 per cento. Ultimo aggiornamento: 16:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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