Diversificazione e internazionalizzazione: così è cambiata la strategia del gruppo Caltagirone

Venerdì 29 Luglio 2016 di Andrea Bassi
Sembra passato un secolo. Eppure sono trascorsi soltanto 10 anni da quando la Francia si chiuse come un riccio di fronte al tentativo di Enel di acquistare Suez, la società fondata nel 1858 da Ferdinand de Lessep per finanziare il progetto del canale che collega il Mediterraneo all'Oceano indiano. Per reagire a quel tentativo di scalata, l'Eliseo fece convolare a nozze i due grandi gruppi energetici transalpini, Gaz de France e la stessa Suez. Oggi questo colosso europeo si chiama Engie, e conserva il controllo di Suez, diventato intanto uno dei principali operatori nel settore idrico e del riciclo dei rifiuti. Opera in 70 Paesi fornendo acqua potabile a 92 milioni di persone, e raccogliendo spazzatura per altri 34 milioni di cittadini, riciclando ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti. Non era scontato insomma, che aprisse le porte ad un socio industriale estero. Ma con il gruppo Caltagirone c'è una conoscenza decennale, maturata in Acea, dove la lunga permanenza comune nell'azionariato, ha permesso di cementare i rapporti. E l'ingresso del gruppo romano con una quota del 3,5% all'interno di una società con queste caratteristiche, è coerente con la strategia di diversificazione e di internazionalizzazione intrapresa negli ultimi anni.
 
LE TAPPE
Solo qualche giorno fa un'altra società della galassia, la Cementir, ha annunciato l'acquisizione per 312 milioni di euro della Compagnie des ciments belges, proprietaria degli impianti di Gaurain-Ramecroix, che con i loro 600 ettari contengono la cava più grande d'Europa, sulla quale, idealmente, è tornata a sventolare la bandiera italiana, dopo che Italcementi, precedente proprietaria, è finita sotto il controllo dei tedeschi di Heidelbergciments. Un'operazione che ha permesso al gruppo di occupare, nella produzione di cemento, una posizione strategica nel cuore dell'Europa occidentale. Già oggi, del resto, la Cementir realizza quasi il 90% del suo fatturato all'estero, esportando in sessanta Paesi, grazie ai suoi impianti diffusi in sedici nazioni in tutti e cinque i continenti. Tra Cementir e Suez, insomma, in pochi giorni, il gruppo Caltagirone ha investito tra la Francia ed il Belgio oltre 600 milioni di euro, dando un forte impulso alla sua strategia di internazionalizzazione. Una vocazione che si ritrova anche in altre ramificazioni del gruppo. Come nella Vianini lavori, altra società della galassia, storicamente attiva nella realizzazione di grandi opere in tutto il mondo: dalla diga e centrale idroelettrica di Srinagarind in Tailandia, al progetto idroelettrico del Guavio in Colombia, fino alla tangenziale di Stoccolma in Svezia.

LA DECISIONE
Anche le partecipazioni finanziarie acquisite in questi anni dal gruppo sono coerenti con la filosofia dell'internazionalizzazione e della diversificazione. In questa chiave va letto l'ingresso nel 2010 nel capitale delle Generali, con una quota azionaria nella compagnia assicurativa che nel tempo è cresciuta fino al 3,4%. Il Leone di Trieste è una multinazionale fortemente radicata nel centro dell'Europa e con una forte presenza in America del Nord ed in Estremo Oriente. Lo stesso vale per Unicredit, l'istituto di credito italiano più internazionale del quale il gruppo Caltagirone possiede una quota di circa l'1%. Una banca presente in Germania tramite HypoVereinsbank e in Europa dell'Est.

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