Deutsche Bank nella bufera: la Bce pronta a chiedere tagli

Sabato 1 Ottobre 2016 di Flaminia Bussotti e Rosario Dimito

MILANO Deutsche Bank resta nella bufera trascinando al ribasso i listini europei per poi recuperare a fine giornata il 6,39% a Francoforte. E il Meccanismo di Vigilanza unico ha rafforzato il faro acceso da settimane. Sembra che nella riunione del Supervisory board di due giorni fa, aggiornata a ieri, in cui si sarebbe discusso delle quattro good bank italiane, il caso-Deutsche avrebbe tenuto banco: da un lato sarebbe stato deciso un monitoraggio quotidiano su liquidità, capitale e riserve e, dall'altro, sarebbe partita l'indicazione al top management di studiare una cura dimagrante che potrebbe comprendere il ridimensionamento delle attività, anche in Italia. C'è da dire che nella confusione di competenze tedesche tra Bafin, Bundesbank i poteri della Vigilanza europea rischiano di impantanarsi.

In turbolenza da settimane, con lo scenario di una multa di circa 14 miliardi di dollari inflitta dal dipartimento della giustizia americano, la principale banca tedesca era crollata ieri all'apertura della Borsa di Francoforte arrivando a perdere il 9%. Impauriti, una decina di hedge fund che lavorano con Deutsche hanno spostato i loro investimenti su altri istituti per ridurre l'esposizione verso il colosso tedesco. I fondi avrebbero trasferito parte delle loro partecipazioni in derivati verso altre società.

Indiscrezioni rassicuranti, riportate da Bloomberg, su un accordo fra la banca e la giustizia americana, secondo cui la multa da pagare per la vicenda dei subprime sarebbe stata più che dimezzata da 14 a 5,4 miliardi di dollari, hanno poi fatto risollevare il titolo, che ha chiuso a 11,57 euro. Si consideri che da inizio anno, Deutsche ha perso in Borsa il 48,6% per un controvalore di 15,1 miliardi a fronte di una discesa dell'indice delle banche europee del 27,6%. In mattinata l'ad John Cryan, aveva scritto ai dipendenti denunciando una «violenta speculazione» ed aveva esortato i dipendenti a far sì che una «percezione esterna distorta non influenzi in modo più forte la nostra attività quotidiana». Cryan ha sottolineato che Deutsche ha «fondamenta solide».

Il governo federale ha da parte sua messo in chiaro che il settore bancario in Germania «è ben messo» e che le condizioni per il finanziamento delle imprese sono «eccellenti». Fiducioso anche il premier Matteo Renzi che si è detto certo che «le autorità tedesche faranno tutto ciò che è necessario per evitare che la crisi di Deutsche Bank si aggravi. Abbiamo sempre detto che sul tema del credito la Ue deve fare tutto ciò che serve per rimettere a posto la situazione delle banche», ha aggiunto esprimendo «pieno appoggio al governo tedesco nella speranza e nella convinzione che saprà fare fronte alle problematiche di Deutsche Bank».

Le condizioni critiche in cui versa il gigante tedesco quindi destano preoccupazioni. E l'ultima riunione della Vigilanza europea ne è stata una dimostrazione, visto che sarebbe stato fatto nuovamente un check up meticoloso sulle voci principali. A preoccupare enormemente sono innanzitutto i titoli tossici che fanno della Germania quarto paese europeo, alle spalle di Francia e Svizzera, senza contare la leadership della Gran Bretagna. Questa tipologia di bond sono paragonabili a delle salsicce: come sottostanti possono avere una moltitudine di strumenti finanziari che essendo fuori mercato, vengono contabilizzati in bilancio a discrezione dell'istituto. In Deutsche questi titoli, come riporta R&S Mediobanca, sono aumentati dai 29 miliardi del 2013, ai 31,2 del 2014 fino ai 31,5 del 2015. Per avere un'idea, in Europa l'ammontare di questi titoli tossici ammontano a 244,4 miliardi: in Italia ce ne sono in portafoglio a due istituti 13,7 miliardi di cui 7,1 in Intesa Sp e 6,5 in Unicredit.

La presenza di questi strumenti, seppur ammessi, rende poco trasparente il bilancio visto che hanno un valore soggettivo e non di mercato. Ecco perchè tra Bafin (una Consob con alcuni poteri di Bankitalia) e Bundesbank, la banca centrale, spesso ci sono divergenze di vedute su come muoversi contrastando l'azione della Bce che comunque sta mettendo sotto torchio Deutsche. Di sicuro c'è il fiato sul collo del monitoraggio quotidiano su liquidità, capitale e riserve per evitare che l'istituto possa trovarsi in difficoltà: sotto la spinta di alcuni consiglieri sarebbe passata la linea di suggerire una revisione strategica che potrebbe portare alla ritirata da alcuni paesi. E l'Italia dove opera con Finanza & Futuro e la rete retail, finora risparmiata da importanti tagli, adesso potrebbe rientrare.

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