LUIGI DI MAIO

Stretta sui contratti a termine, il governo vara il "decreto dignità": per i licenziamenti indennizzi più alti

Lunedì 2 Luglio 2018
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«Con il decreto dignità arriva la Waterloo del precariato»: il vice premier Luigi Di Maio, dopo un mese passato all'ombra del dossier migranti e dell'altro vice premier Matteo Salvini, si riprende la scena in un lunedì di inizio luglio che lo vede passare, in una manciata di ore, dalle vertenze sindacali al decreto dignità: ovvero il primo provvedimento, di fatto, del governo giallo-verde. 

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Ed è un provvedimento di chiaro segno pentastellato, che vieta la pubblicità sui giochi e limita le delocalizzazioni. Un decreto che, soprattutto, sferra un primo colpo al Jobs Act incassando, tra più di un dubbio, il placet del gruppo parlamentare della Lega. Non è una gestazione facile quella del decreto dignità. I problemi con le coperture, soprattutto relativamente allo stop alle pubblicità sui giochi, restano sul tavolo del governo fino all'ultimo e, nel corso della giornata, i contatti tra Tesoro, Mise e Palazzo Chigi sono fittissimi. Con il M5S che conferma al ministro dell'Economia Giovanni Tria l'intenzione di andare fino in fondo. Anzi, nella tarda mattinata Di Maio opta per superare le bozze che circolavano forzando la mano sul tema del precariato e aumentando la stretta sulla pubblicità ai giochi, che esclude i contratti in essere solo fino al 30 giugno 2019, a prescindere dalla loro scadenza. Nel corso del pre-consiglio al testo del decreto vengono aggiunti alcuni punti, come la riduzione da 36 a 24 mesi dei contratti a termine con causale (senza, la durata massima viene ridotta a un anno) o l'aumento del 50% all'indennizzo per i licenziamenti senza giusta causa. 


Tutte norme con cui il governo scardina il decreto Poletti e, in parte, il Jobs Act nel giorno in cui, attacca Di Maio, i dati Istat consegnano «un record di precariato e non di occupazione». Risultano invece smussati il punto delle delocalizzazioni (la norma non coinvolge i contratti in essere, le aziende perdono i fondi se lasciano l'Italia prima di 5 anni) e quello dell'abolizione dello split payment (solo per i professionisti). La preparazione del dl subisce diversi «stop&go», il testo definitivo prende forma solo nel pomeriggio e le riunioni informali terminano una manciata di minuti prima l'inizio ufficiale del Cdm, che si concretizza alle 21 e finisce dopo circa un'ora e mezzo. Alla riunione non partecipa Salvini, impegnato a Siena per il Palio e che, prevista per le 20, in serata non risulta ancora iniziata. E il leader della Lega, nel day after di Pontida, prova a smorzare le voci sulle tensioni interne al governo sul dossier migranti. 
 


«Con Toninelli lavoriamo benissimo, c'è massima sintonia», spiega Salvini. Ma, di fatto, con il decreto dignità il M5S prova a parare l'impatto dell'onda leghista, mettendo in campo un provvedimento che guarda spiccatamente a sinistra e tentando, così, di smorzare anche i malumori interni al Movimento emersi in queste ore sul dossier migranti e che hanno visto l'ala ortodossa «pressare» perché i vertici si occupassero dei temi delle origini, come il reddito di cittadinanza. E non è un caso che mercoledì, il presidente della Camera Roberto Fico - punto di riferimento dell'ala sinistra del M5S - dovrebbe partecipare al festival «il libro possibile» a Polignano per parlare proprio di reddito di cittadinanza. A scagliarsi contro il decreto dignità, infatti, sono gli alleati (sulla carta) di Salvini. «Per noi la dignità passa anche dal lavoro, per il M5S è assistenzialismo di Stato», attacca il deputato di FI Marco Marin laddove la leader di Fdi parla «di impianto marxista che confonde la lotta al precariato con lotta al lavoro e alle imprese». E la Lega? Fino a tarda sera non accenna a un solo commento sul provvedimento. Poi, al termine del Cdm, il Carroccio plaude le norme sulla delocalizzazione e l'abolizione del redditometro sollevando dubbi sulle misure anti precariato. Ma, si sottolinea, «nel complesso il giudizio è buono». Il governo giallo-verde, per ora, regge.​

Il testo 
FINO A 3 ANNI DI INDENNITÀ PER I LICENZIAMENTI
Aumenta il valore dell'indennità per i lavoratori licenziati «ingiustamente», passando da massimo 24 mesi a massimo 36 mesi.

CONTRATTI A TERMINE PER MASSIMO 24 MESI, TETTO 4 PROROGHE
Il limite massimo si riduce da 36 a 24 mesi e ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%. Ridotte da 5 a 4 le possibili proroghe. La stretta sui contratti a termine vale già da proroghe e rinnovi dei contratti in corso. Nel testo approvato dal Consiglio dei ministri si legge che «le disposizioni trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all'entrata in vigore del presente decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto». Le norme, come anticipato, valgono anche per i contratti a tempo determinato in somministrazione.

TORNANO LE CAUSALI, ANCHE PER RINNOVO INTERINALI
Per i contratti più lunghi di 12 mesi o dal primo rinnovo in poi arrivano tre categorie di causali, esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali. Le nuove regole valgono anche per i contratti a tempo determinato in somministrazione (non vengono cancellati, come previsto dalle prime bozze, quelli in somministrazione a tempo indeterminato). Salta invece il conteggio di questa ultima tipologia nei limiti del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine.

A CHI DELOCALIZZA MULTE DA 2 A 4 VOLTE I BENEFICI
Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali. In arrivo un meccanismo di 'recapturè per l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti.

TUTELA OCCUPAZIONE CON AIUTI DI STATO
Nel caso la concessione di aiuti di Stato preveda una valutazione dell'impatto occupazionale, i benefici vengono revocati in tutto o in parte a chi taglia nei successivi 5 anni i posti di lavoro.

STOP PUBBLICITÀ GIOCHI, 'SALVÀ LOTTERIA ITALIA
Nelle bozze si prevede lo stop totale agli spot sul gioco d'azzardo, che dal 2019 scatterà anche per le sponsorizzazioni e «tutte le forme di comunicazione» comprese «citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli». A chi non rispetta il divieto arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità« comunque di »importo minimo di 50.000 euro«. Gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro per chi viola il divieto durante spettacoli dedicati ai minori. Salve dallo stop le lotterie a estrazione differita, come la Lotteria Italia, e i contratti in essere. 
 

INTERVENTI LIGHT SU SPESOMETRO, REDDITOMETRO E SPLIT PAYMENT: nella sua ultima versione il pacchetto fisco prevede una revisione del redditometro e l'abolizione del trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato nei rapporti con i soli professionisti. Per lo spesometro invece si profila un rinvio della scadenza per l'invio dei dati del terzo trimestre a febbraio 2019, insieme quindi all'invio dei dati del quarto trimestre
Dal 1° gennaio 2019 il divieto «si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata».

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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