Copyright, la sfida contro il monopolio dei big del web

Martedì 11 Settembre 2018 di Antonio Pollio Salimbeni
Copyright, la sfida contro il monopolio dei big del web
BRUXELLES - Di nuovo di scena al Parlamento europeo riunito a Strasburgo la riforma del copyright. Dopo aver respinto due mesi il testo della commissione giuridica con 318 contrari, 278 favorevoli e 31 astenuti, i parlamentari voteranno i nuovi emendamenti e, di conseguenza, si pronunceranno sul mandato per negoziare con il Consiglio Ue le norme di tutela del diritto d'autore. Se passerà il testo, riveduto e corretto sulla base dei nuovi emendamenti presentati dopo lo stop di luglio, il Parlamento sarà pronto per il via alla trattativa, che richiederà tempi abbastanza lunghi.

Il tempo a disposizione non è molto dato che in primavera scadrà la legislatura. Se il testo venisse nuovamente respinto e rinviato alla commissione parlamentare, ciò equivarrà all'affossamento almeno in questa stagione. «Si rischia di non parlare di riforma del diritto d'autore per diversi anni e questo sarebbe un problema dal momento che l'ultima direttiva è del 2001», indica l'eurodeputata Virginie Rozière del gruppo socialista. Era un'epoca in cui Youtube non esisteva e si parlava solo di commercio elettronico, non di diffusione di contenuti creativi o giornalistici sulle piattaforme online.

LE POSIZIONI
È massima l'attenzione dell'editoria (e degli stessi giornalisti) e dell'industria creativa europee, entrambe a favore della nuova normativa: vogliono lasciarsi alla spalle l'era in cui i contenuti circolano online senza ottenere in cambio una parte del valore che generano in termini pubblicitari e di accesso. In sostanza, non è in discussione la generica libertà della rete, bensì il consolidato vantaggio delle entità che aggregano e diffondono per lucro contenuti frutto del lavoro creativo di individui e imprese senza il corrispettivo riconoscimento economico. Ed è ovviamente massima l'attenzione dei giganti del Web, come Google, Facebook, Amazon, nettamente contrari alla normativa e impegnati al massimo con un'azione di lobby fortissima e violentissima condotta negli ultimi mesi sugli eurodeputati, a suon di decine di migliaia di email arrivate per lo più dagli Stati Uniti agli indirizzi di posta dei parlamentari, con i telefoni degli uffici del Parlamento andati in tilt e pure qualche minaccia di morte. In gioco c'è il riconoscimento del valore concreto, in termini di prezzo, dell'attività creativa e informativa. Ciò chiama in causa l'attuale modello di business su cui si fonda l'attività dei Gafa, acronimo che indica i colossi digitali Google, Amazon, Facebook, Apple. Un modello difeso anche dai militanti' di internet free a tutti i costi. A luglio Lega e M5S hanno votato contro il mandato negoziale.

LA POSTA IN GIOCO
La partita è essenzialmente su due articoli della normativa che non riguarda gli utenti finali, ma i rapporti tra le piattaforme digitali e gli editori/creatori di contenuti. Si tratta dell'articolo 11, che definisce l'obbligo di retribuire gli autori per i contenuti diffusi on line, e dell'articolo 13 sul blocco dello scaricamento dei contenuti protetti dal diritto d'autore. Il primo, denominato erroneamente LinkTax dai colossi digitali, prevede che gli editori devono ottenere una remunerazione giusta e proporzionata da parte dei provider di informazioni (social network e motori di ricerca) per l'uso digitale delle loro pubblicazioni. Remunerazione dunque, non una tassa. La pubblicazione delle prime battute di un articolo deve richiedere una licenza. Il secondo articolo prescrive che siano firmati «contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi non abbiano intenzione di garantire una licenza o non sia possibile stipularne». Senza un accordo scattano i filtri automatici in grado di controllare preventivamente i contenuti scaricati dagli utenti. In sostanza, se c'è una violazione del copyright, la pubblicazione deve essere impedita.

Intanto il neo presidente della Siae Mogol chiama alle armi auspicando il sì dell'Europarlamento alle nuove regole: «Siamo in guerra: si sta attentando al diritto d'autore. Responsabili sono le multinazionali piene di miliardi. Ma spero tanto che vinceremo: loro hanno i miliardi e fanno attività di lobbying, noi abbiamo ragione», afferma. «È un problema di tutti, non solo della Siae: se la cultura dovesse soccombere davanti ai soldi, sarebbe grave per tutti, italiani ed europei», conclude. Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 13:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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