Bonus bebè, al via la domanda all’Inps: ecco a chi spettano gli 80 euro al mese

Bonus bebè, al via la domanda all’Inps: ecco a chi spettano gli 80 euro al mese
di Giusy Franzese
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Domenica 10 Maggio 2015, 09:11 - Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 12:17

Tra pannolini, omogeneizzati, pappine, latte in polvere, controlli dal pediatra e tutine varie, 80 euro al mese certamente non bastano. Ma aiutano. Ed è sempre meglio che niente. Per cui ben vengano per chi ne ha bisogno. Da domani le mamme (o anche i papà) che possiedono i requisiti possono presentare la domanda all’Inps per ricevere l’assegno di natalità, il cosiddetto bonus bebè, quello che il governo Renzi ha varato con l’ultima legge di Stabilità e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 aprile scorso. Si tratta di 80 euro al mese, appunto, che saranno corrisposti per i primi tre anni di vita del bambino. Per chi ha un reddito familiare ai fini Isee (il nuovo “riccometro”) inferiore a 7.000 euro l’anno, il bonus raddoppia e diventa 160 euro al mese per nuovo nato. In tutti i casi l’assegno può essere cumulato con altre erogazioni sociali e di aiuto alla famiglia (compresi i famosi 80 euro per i lavoratori dipendenti e il voucher maternità) e non concorre alla formazione del reddito ai fini fiscali. Si stima che saranno poco più di quattrocentomila i nuclei familiari che beneficeranno del bonus bebè (415.000 secondo la relazione tecnica di accompagnamento alla legge di Stabilità).

IL PRIMO VAGITO

Restano quindi “a secco” le mamme che hanno partorito nell’ultimo scorcio del 2014.

Il bonus spetta anche nel caso di adozioni o affido preadottivo: ovviamente il periodo resta lo stesso (si fa riferimento alla data della sentenza di adozione o di affidamento del tribunale).

Per usufruire del bonus bebè bisogna stare sotto i 25.000 euro annui ai fini Isee (indicatore della situazione economica equivalente). Attenzione: per effetto di una serie di parametri (numero di figli a carico, casa in affitto, ecc) può rientrare nella soglia dei 25.000 euro anche chi ha uno stipendio più alto di questa cifra (vedi esempi nel grafico in pagina). L’Isee prende in considerazione la dichiarazione dei redditi presentata ai fini Irpef e i beni patrimoniali posseduti al 31 dicembre dell’anno precedente. Potrebbero quindi esserci dei casi - quando si perde il lavoro, ad esempio - in cui la situazione economica dell’anno corrente peggiora trascinando un nucleo familiare da una soglia più alta ai fini Isee a una più bassa che dà diritto al bonus. Nell’evenienza si può presentare la domanda di accesso all’aiuto a partire da quel momento. Non ci sono limiti di reddito per le famiglie numerose, dal quinto figlio in poi. Possono accedere al bonus sia i cittadini italiani e comunitari residenti in Italia, che quelli extracomunitari con permesso di soggiorno di lungo periodo.

LA DOMANDA

La domanda va presentata all’Inps, entro 90 giorni dalla nascita del bebè o dall'ingresso in famiglia a seguito di adozione o affidamento preadottivo, dal genitore convivente con il figlio. Due le modalità: in via telematica (online attraverso il sito con Pin dispositivo, o recandosi ai caf o patronati), oppure via contact center attraverso il numero verde 803.164 per chi chiama da rete fissa o allo 06 164.164 per chi chiama da cellulare. In via transitoria, per le nascite o adozioni avvenute tra il 1 gennaio 2015 e il 27 aprile 2015, il termine di 90 giorni per la presentazione della domanda decorre dal 27 aprile (quindi c’è tempo fino al 27 luglio 2015). Per le domande presentate oltre i 90 giorni l'assegno spetta a decorrere dalla data di presentazione della domanda. La circolare Inps ricorda anche che per poter richiedere l’assegno è necessario preliminarmente presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica nella quale sia presente il figlio nato, adottato, o in affido preadottivo. Tale Dsu scade il 15 gennaio dell’anno successivo a quello della sua presentazione, per cui per continuare a beneficiare del bonus per l’intero periodo di tre anni bisogna di volta in volta rinnovarla, pena la sospensione dell’erogazione dell’assegno.

Il bonus bebè non è l’unica misura a favore delle famiglie con figli piccoli varata da questo governo. A dicembre scorso è scattato anche il voucher maternità per le mamme lavoratrici che rinunciano al congedo parentale (maternità facoltativa). Si tratta di 600 euro al mese, erogati per sei mesi, per pagare baby sitter o le rette degli asili.