Economia circolare, addio vecchia auto: arriva la smart mobility

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Diodato Pirone
Economia circolare, addio vecchia auto: arriva la smart mobility

Anche l'auto, sì. Anche la nostra vecchia, cara automobile sarà travolta dalla rivoluzione circolare. Essere travolti, però, non significherà essere spazzati via. Tutt'altro. Nei prossimi 10 anni l'auto resterà un oggetto essenziale delle nostre vite e una leva strategica nel nostro panorama economico. Ma cambierà profondamente la sua natura: si trasformerà da uno strumento di trasporto in una specie di computer su quattro ruote.

Come capita ai computer, l'auto della futura economia circolare avrà tre caratteristiche. La prima: sarà sempre connessa (per garantire sicurezza e non sprecare tempo parlerà direttamente con la segnaletica e consentirà ai viaggiatori di usare sempre mail e social). La seconda: sarà quasi sempre con motorizzazione elettrica o ibrida (per usare energia rinnovabile). La terza: sarà molto spesso condivisa (ovvero presa in affitto o, meglio, utilizzata come parte di un sistema di trasporto computerizzato che indicherà ad ogni persona-viaggiante il trasporto più adatto alle sue esigenze).

I segni di un passaggio di portata epocale sono già visibili. Basti pensare al boom del car-sharing che consente di utilizzare assai meglio l'auto. Quelle private restano ferme in media per oltre il 90% del tempo e da questo punto di vista segnalano uno spreco di capitale non irrilevante. Le auto in car-sharing, invece, sono inutilizzate in media per il 40% del tempo.

LA PUNTA DELL'ICEBERG
Ma lasciamo parlare i numeri: il car-sharing è stato utilizzato nel 2018 da ben 5 milioni di italiani e ha fatto registrare ben 33 milioni di spostamenti, il doppio del 2015. In Italia sono ben 7.961 le auto in car-sharing (2.126 elettriche) che operano in 271 comuni. In questo contesto si distingue il servizio offerto fin dal 2013 da Enjoy, società del gruppo Eni, che è arrivata ormai ad operare in cinque città italiane (Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna) con circa 2.000 Fiat 500. Il car-sharing è comunque solo la punta dell'iceberg dell'effetto che avrà lo sviluppo dell'economia circolare sull'auto. L'elettrificazione ne sarà il fenomeno più evidente poiché per il 2030 è previsto che il 40% delle auto immesse nel mercato sarà elettrico o ibrido. L'obiettivo dell'operazione è utilizzare soprattutto energia prodotta da impianti solari o eolici per ridurre a tappe forzate le emissioni di anidride carbonica, che riscalda il pianeta, e di altri gas inquinanti.

La propulsione elettrica non sarà però il perno della trasformazione dell'automotive. Nei prossimi 10 anni, infatti, il fenomeno più importante sarà il salto di qualità verso il concetto di Mobility as a Service (Maas), ovvero un'idea di trasporto come servizio di mobilità rispetto a quello attuale che ruota intorno al mezzo da utilizzare. Presto, prima di quanto comunemente si creda, nascerà un sistema di smart mobility ovvero una rete, o un ecosistema come piace dire agli addetti ai lavori, in cui strade, veicoli, infrastrutture digitali e logistica saranno strettamente interconnessi e in grado di abilitare nuovi servizi evoluti. Presto saranno le stesse aziende automobilistiche a offrire servizi: organizzazione dei viaggi end-to-end (ovvero da casa al posto d'arrivo e viceversa) con l'uso del mezzo condiviso o privato più conveniente; assicurazioni personalizzate; prestiti mirati; manutenzione preventiva.

I DISPOSITIVI INTERCONNESSI
La necessità circolare di ridurre gli sprechi sarà una molla fortissima per l'auto a guida autonoma (o elettronica) che per definizione è più efficiente di quella umana. La rivoluzione dell'auto autonoma e connessa richiederà una capacità di lettura e rappresentazione del territorio ad alta definizione e sistematicamente aggiornata, e una capacità tecnologica a bordo dei veicoli in grado di elaborare l'enorme quantità di dati relativi al territorio (mappe), al posizionamento del veicolo relativamente al contesto (sensori) e al flusso del traffico (connettività), per poter svolgere gli algoritmi necessari a determinare il comportamento del veicolo in tempo reale. Da qui al 2023 sono previsti in Europa oltre 30 miliardi di dispositivi interconnessi di cui circa 20 miliardi saranno collegati tramite l'internet delle cose, gran parte dei quali nel sistema dei trasporti.

Questa enorme trasformazione pone un tema importante ad un paese manifatturiero come l'Italia: che fine faranno le nostre fabbriche di auto e di componentistica che oggi occupano 250.000 persone e producono quasi 100 miliardi di ricchezza all'anno? Si tratta di un patrimonio irrinunciabile. Che per fortuna già si sta adattando all'ecosistema circolare: le fabbriche d'auto italiane spesso sono già green factory, cioè fabbriche verdi basate sul riciclo e sul riuso. Questo significa che non producono scarti. Ma soprattutto che al loro interno stanno già preparando i lavoratori a produrre vetture sempre più belle, sofisticate, pulite e riciclabili. E' strategico mantenere questa capacità manifatturiera perché in futuro solo i Paesi capaci di assemblare auto tecnologicamente avanzate continueranno a garantire posti di lavoro di qualità e dunque circolari.

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA