Tim, blitz del governo: entra Cdp che acquista fino al 5%

Giovedì 5 Aprile 2018 di Rosario Dimito
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ROMA Svolta clamorosa nella vicenda Tim. Dopo tante false partenze, la Cdp muove sull'ex monopolista. Oggi il cda straordinario di Via Goito dovrebbe approvare l'ingresso nel capitale di Tim con una quota tra il 2 e il 5%: ai valori attuali, l'impegno massimo sarebbe di 550 milioni. Non è dato sapere se la Cassa già disponga di strumenti finanziari finalizzati, oppure se intenda procedere con acquisti diretti sul mercato. L'operazione avviene quale «intervento di sistema» su indicazione del governo Gentiloni, cui sta particolarmente a cuore il destino della Rete; in sintonia, peraltro, con i ripetuti solleciti giunti in questi giorni dai vertici di Lega e Cinquestelle. Sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio in più occasioni avevano nei giorni scorsi mostrato di mal sopportare il fatto che il controllo di Tim sia nelle mani un gruppo straniero. Ieri il via libera di Palazzo Chigi. E' evidente che il blitz farà rumore non solo in Piazza Affari, ma anche nelle fila dell'opposizione visto tra l'altro che il consiglio di amministrazione della Cdp è in scadenza. In ogni caso, l'obiettivo più immediato è partecipare alla prossima assemblea di Tim per valutare il reale stato degli schieramenti in campo. Va segnalato che per presenziare all'assise del 24 aprile Via Goito deve depositare una quota sia pur modesta di azioni entro lunedì 9.

L'ARTICOLO 700
Intanto Vivendi prova ad uscire dall'angolo in cui è stata costretta dall'attacco di Elliott da un lato e dall'accordo fra Mediaset e Sky dall'altro. In queste ore gli avvocati Filippo Modulo (studio Chiomenti) e Giuseppe Scassellati (Cleary Gottlieb) stanno lavorando a un possibile ricorso d'urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile contro la decisione del collegio sindacale di Tim che ha imposto l'integrazione dell'ordine del giorno relativo all'assemblea del 24 aprile con la nomina dei sei consiglieri indicati dal fondo Usa. Il ricorso dovrà essere approvato dal cda dell'ex monopolista convocato per lunedì 9 a Milano che si preannuncia infuocato. Sul tavolo dei consiglieri, ed eventualmente più avanti del giudice, si presenterà infatti una fattispecie del tutto nuova: il nostro ordinamento non prevede ricorsi amministrativi contro decisioni dei sindaci, che per definizione rappresentano un organismo di controllo nonché, per le società quotate ufficialmente, di raccordo con la Consob. La questione non è di poco conto e sarà con ogni probabilità terreno di ulteriore scontro, così come l'assemblea convocata da Tim e contestata da Elliott per il 4 maggio per rinnovare l'intero cda. In altre parole, siamo alla guerriglia legale con la Consob di nuovo in preallerta.

Naturalmente, l'ingresso nel capitale di Cdp rende ancora più fluida la situazione, in considerazione anche del fatto che sono passati solo cinque giorni dall'annuncio dell'accordo tra SKy e Mediaset che di fatto in questa fase taglia fuori Tim. A ciò si aggiunga che meno di dieci giorni fa Sky ha firmato una intesa con Open Fiber, la società controllata da Enel e CdP che sta costruendo una rete alternativa a quella di tim basandosi sulla tecnologia FTTH (fibra sino all'appartamento). E' chiaro che distribuire i contenuti Sky (e dal prossimo anno Mediaset) sulla rete concorrente rischia di costituire un duro colpo alle prospettive di Tim, che potrebbe perdere clienti a scapito di open fiber più rapidamente di quanto ipotizzato inizialmente. Ovviamente una fusione fra Open Fiber e la rete Tim, che nei prossimi 18 mesi sarà societarizzata, potrebbe aiutare a risolvere molto, ma al momento non è alle viste. Il ceo Amos Genish potrebbe tuttavia tentare di conquistare i diritti della Serie A di calcio recentemente assegnati al broker spagnolo Mediapro per spiazzare l'asse Sky-Mediaset, contro cui il ceo di Tim ha già invocato l'intervento dell'Antitrust. Ma la mossa di acquisire il calcio, così come fatto da BT nel Regno Unito, sarebbe estremamente dispendiosa per le casse dell'ex incumbent e si scontrerebbe con la copertura della banda ultralarga che da ottobre si è sostanzialmente fermata a seguito del rallentamento degli investimenti di Tim imposto da Michel Sibony, il plenipotenziario di Bolloré oggi a capo degli acquisti del gruppo Tim, sebbene sia vista da qualificati osservatori come l'unica via d'uscita. Per questo da Vivendi ora si attende una contromossa non solo legale ma anche sostanziale. In assenza della quale, a fare le spese di una guerriglia legale che si prospetta assai lunga rischia di essere proprio Tim.
Intanto Assogestioni si smarca da Eliott sulla lista per l'assemblea del 4 maggio, confermata proprio ieri, presentando una squadra di propri nomi per il nuovo cda.

  Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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