L'imperativo resta la crescita, Bankitalia e Prometeia allineate nel prevedere un triennio di ripresa costante

Giovedì 21 Dicembre 2017 di Marco Barbieri
La regina Elisabetta, invitata nel novembre 2008 alla London School of Economics, pose la domanda che nessun economista vorrebbe sentirsi fare: «Come mai non avete previsto la crisi?». L'unica risposta giunta dalla platea fu un silenzio imbarazzato. Eppure ogni fine anno è inevitabile evocare cifre e decimali, segni più o segni meno, per celebrare un rito che non sarà come quello dell'oroscopo, ma muove dalle stesse esigenze: prevedere il futuro.

Strano a dirsi, ma quest'anno per l'economia italiana non ci sono voci fuori dal coro. Prevalgono i segnali positivi: al netto del benchmark con i nostri competitor europei (ma anche qui c'è da distinguere tra Pil e Pil pro-capite) la previsione del 2018 vede un incremento del Prodotto interno lordo tra l'1,3 e l'1,4%. Insomma, anche i primi mesi del nuovo anno avranno il segno della crescita, appena più lieve di questa fine d'anno, confermando i buoni risultati raggiunti nel 2017 che farà registrare, secondo il Centro Studi Prometeia, un rialzo dell'1,6% rispetto alla stima dell'1,4% fatta a settembre. Ma il vento favorevole comincerà a calare di intensità nel 2019: a causa dell'euro e dei prezzi in rafforzamento, nel 2020 il ritmo di crescita dell'economia italiana rallenterà attestandosi all'1%, sebbene Bankitalia preveda un più 1,3%. Il maggiore ottimismo di Via Nazionale riflette principalmente ipotesi più favorevoli sull'andamento della domanda estera e dei tassi, solo parzialmente compensati dall'impatto di segno opposto delle più elevate quotazioni delle materie prime e dell'apprezzamento del cambio.

L'attività economica sarebbe trainata prevalentemente dalla domanda interna. Proseguirebbe a ritmi elevati il recupero ciclico degli investimenti, confermato dai dati più recenti e, in prospettiva, sospinto dal consolidamento delle prospettive di domanda e dal permanere di condizioni finanziarie accomodanti; vi contribuirebbe inoltre la proroga degli incentivi fiscali all'acquisto di macchinari, attrezzature e tecnologie avanzate previsto nella legge di bilancio. Nel corso dell'orizzonte di previsione il rapporto tra investimenti in capitale produttivo e Pil si riporterebbe ai valori antecedenti alla doppia recessione; per la componente in costruzioni tale rapporto rimarrebbe invece ancora ampiamente inferiore. Proseguirebbe la crescita dei consumi delle famiglie, che rifletterebbe l'andamento del reddito disponibile reale.

OTTIMISMO SUL PIL MONDIALE
Prometeia e Bankitalia insomma finiscono questo 2017 battendo, per ottimismo, persino le proiezioni del governo, che nello scenario macroeconomico del Documento programmatico di bilancio (Dpb) vedeva un 2017 a più 1,5%. Sulla stessa linea le indicazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb): «Dato l'andamento dei primi tre trimestri, la stima su ottobre-dicembre porterebbe la crescita annua del 2017, destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario, all'1,5%».

Ottimismo sul Pil mondiale, previsto in crescita del 3,4-3,5%, con un mercato cinese che dopo mesi di rallentamento si proietta di nuovo verso il 7%. Secondo Prometeia i venti in poppa del commercio globale e della stabilità politico-istituzionale europea sostengono l'economia italiana e permettono nel 2017 di conseguire la crescita (+1,6%) più elevata degli ultimi 7 anni, superata solo tre volte dall'avvio dell'Eurozona. Mentre l'uscita dalla recessione del 2012-2013 era stata guidata dalla spesa delle famiglie, sostenuta dalla politica di bilancio e molto concentrata sull'acquisto di mezzi di trasporto, da quest'anno la ripresa è entrata in una fase più matura: non più a macchia di leopardo, ma diffusa tra i diversi settori industriali e allargata ai servizi, con l'importante risveglio del turismo.
Resta centrale il contributo dell'export. Il Rapporto Upb sostiene che «nonostante il progressivo apprezzamento dell'euro nel corso del 2017, le esportazioni sono tornate ad accelerare nel terzo trimestre (+1,6%), dopo la battuta d'arresto di aprile-giugno. Le indagini congiunturali di novembre evidenziano giudizi favorevoli sugli ordinativi dai mercati internazionali e sul fatturato estero, prospettando la prosecuzione di una buona evoluzione delle vendite all'estero sul finire del 2017».

Sul breve «stenta a ripartire l'inflazione, che risente delle modeste spinte provenienti dai costi di produzione», sostiene l'Upb. Secondo Bankitalia si tratterebbe però di un temporaneo ripiegamento (che si farà ancora più sensibile nel 2018) in vista di una ripartenza nel biennio dopo: «L'aumento dei prezzi, pari al l'1,3% nella media di quest'anno, si ridurrebbe nel 2018 (0,9%) anche in seguito all'esaurirsi dell'effetto del rincaro dei beni energetici e alimentari registrato all'inizio del 2017; risalirebbe poi all'1,5% e 1,6% rispettivamente nel 2019 e nel 2020. Al graduale recupero dell'inflazione contribuirebbero le retribuzioni nel privato, che accelererebbero nel prossimo triennio, per effetto del miglioramento delle condizioni cicliche e delle aspettative di inflazione incorporate nei nuovi contratti».

  Ultimo aggiornamento: 14:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Nazionale: tra importanti verifiche e ricerca di novità

di Massimo Caputi