Gentiloni e Tajani: doppio altolà alla Ue dei tecnocrati

Venerdì 10 Novembre 2017 di Alberto Gentili
«La crescita va incoraggiata, non ingabbiata. Non abbiamo bisogno di un controller», avverte Paolo Gentiloni. «Deve essere la politica a tirare l'Europa fuori dal guado, non i tecnocrati», offre sponda Antonio Tajani. Il premier e il presidente dell'Europarlamento non sono dello stesso partito. Uno è del Pd, l'altro di Forza Italia. Ma sul palco di Obbligati a crescere, l'Europa dopo la Brexit, l'iniziativa de Il Messaggero alla seconda edizione, Gentiloni e Tajani parlano lo stesso linguaggio. Indicano un'identica direzione di marcia per rafforzare la crescita e l'Unione.

Il premier parte dal «divorzio» di Londra, garantisce che «l'inverno dello scontento europeo» è superato. E indica nel 2018 «l'anno cruciale per il rilancio dell'Unione», candidando l'Italia a un ruolo da protagonista: «Siamo tornati a crescere, il tasso di disoccupazione cala, le crisi maggiori bancarie sono alle spalle, le riforme fatte hanno ridato fiducia alle famiglie e agli investitori». In poche parole: «Siamo e saremo un Paese affidabile» per alleati e investitori stranieri.
 
 

Qui scatta il monito che il premier ha indirizzato a Cinquestelle e Lega in vista delle elezioni: «La crescita è un patrimonio comune, sarebbe irresponsabile dilapidarlo. La posta in gioco della stagione che si aprirà è proseguire nella sicurezza» dei conti e «nella crescita: l'Italia non va ridotta a un supermercato delle paure e delle illusioni».

LA VIA PER IL RILANCIO
Il passo successivo di Gentiloni è indicare la strada da intraprendere per il rilancio. Niente «regole asimmetriche che mettono i riflettori sul deficit e dimenticano il surplus» commerciale «di alcuni Paesi». Chiaro il riferimento alla Germania. «Evitare di introdurre fattori di crisi e instabilità» come «le nuove regole della vigilanza Bce» sui «non performing loans» (Npl): «La crescita va incoraggiata, non ingabbiata». E bisogna, soprattutto, pensare a un futuro dell'Eurozona basato «su un equilibrio ragionevole»: «Ben venga il ministro delle Finanze europeo che sia il responsabile di politica e bilancio comuni, non un controller che va a spulciare i conti del singoli Paesi». In più, propone Gentiloni, «va trovato un equilibrio ragionevole tra riduzione e condivisione dei rischi. La scelta della condivisione non può arrivare l'anno del mai, come si dice a Roma».
 

Idee e concetti scanditi anche da Tajani. Il presidente del Parlamento europeo, partendo dallo scontro con la Bce sui Npl, invoca soprattutto il primato della politica: «Se i cittadini non credono alle istituzioni europee e manifestano il loro malcontento votando per i partiti populisti un motivo c'è. La risposta alla disaffezione, su cui soffiano anche i timori per il terrorismo e l'immigrazione illegale, è restituire alla politica un ruolo centrale. I cittadini non vogliono che siano i tecnocrati, funzionari che hanno vinto un concorso ma non sono eletti da nessuno, a regolargli la vita».

Secondo Tajani, «le regole devono essere decise dai legislatori, dal Parlamento e dal Consiglio europei, non dai funzionari il cui compito è applicare quanto stabilito dalla istituzioni elette democraticamente. L'equilibrio dei poteri è fondamentale. Il potere deve rimanere nelle mani dei cittadini». Solo così «si tira l'Europa fuori dal guado».

Per spingere la crescita, il presidente dell'Europarlamento propone «un forte sostegno all'economia reale». Chiede «agevolazioni» e «l'armonizzazione delle politiche fiscali». Avverte: «Difendendo ciecamente la concorrenza a livello europeo si tarpano le ali a chi compete a livello mondiale». Infine scatta un appello all'unità: «Dobbiamo credere nella patria europea, non in tante piccole patrie».
  Ultimo aggiornamento: 18:51