Astronaute come Samantha Cristoforetti: 353 italiane fra i 22mila in gara per 6 posti Chi sono e quante ne restano nel concorso Esa

Astronaute come Samantha Cristoforetti: 353 italiane fra i 22mila in gara per 6 posti Chi sono e quante ne restano nel concorso Esa
di Paolo Ricci Bitti
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Mercoledì 26 Gennaio 2022, 15:51 - Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 17:16

Non se ne parla fino al 2030, ma il nome dell’italiana che metterà piede sulla Luna è già scritto. Certo è scritto, per ora, a matita, perché, dietro alla veterana Samantha Cristoforetti e ai colleghi Luca Parmitano e Roberto Vittori, avanza la durissima selezione dell’Agenzia spaziale europea che in ottobre scodellerà le foto dei sei prescelti e quelle di 16 o 20 riserve. E non c’è dubbio che questa nuova generazione di astronauti avrà come obbiettivo non solo l’orbita bassa, dove sfreccia la stazione internazionale, la cui vita operativa è stata appena prorogata fino al termine del decennio (e Marte? No, ancora troppo presto). Saranno poi selezionati – prima volta in assoluto – due astronauti disabili: le missioni per loro devono ancora essere immaginate e non è detto che andranno effettivamente nello spazio, ma il segnale lanciato dall’Esa è potente: niente barriere anche in orbita.

Samantha Cristoforetti

Da Obama a Biden

Ma a che punto è la selezione dell’Esa lanciata l’anno scorso? E perché Josef Aschbacher, il direttore generale, ha detto che ben difficilmente il turno “lunare” per gli astronauti europei nella missione Artemis non scatterà prima del 2030? La seconda risposta è quella che conta: in ritardissimo sulla tabella di marcia del programma Artemis, ideato già ai tempi del presidente Obama, la Nasa spera quest’anno, in primavera, di inviare una prima missione senza equipaggio attorno alla Luna. Poi, per quell’atteso “secondo primo passo” sulla Luna garantito a una donna, serviranno almeno altri 3 o 4 anni, quando invece lo sbarco era stato annunciato dalla Nasa per il 2020 e poi traslocato al 2024. Nessuna sorpresa, in verità, i programmi spaziali richiedono tempi lunghi e stabilità politica: per velocizzare l’iter è poi arrivato un accordo con SpaceX di Elon Musk che provvederà con la sua lucente Starship a compiere l’ultima tappa, l’allunaggio insomma. Sempre che il tycoon fissato con Marte non decida di fare tutto da solo. A ogni modo per le missioni di Artemis, l’ente spaziale americano ha già pronti 18 astronauti, ovvero 9 uomini e 9 donne e quindi lo spazio nello spazio per gli europei non è infinito. Le quota rosa non erano esplicitamente annunciate per quella selezione a Houston, ma di questi anni la Nasa ha pensato bene non solo di fare a metà fra i generi, ma anche di seguire quei criteri inclusivi usati, ad esempio, dai cast dei film attuali: meglio che nel gruppo ci sia, insomma, un rappresentante di tutte le principali etnie americane. La questione di genere è tuttavia quella più evidente: dei 604 fra astronauti, cosmonauti (Russia) e taikonauti (Cina) da Gagarin, 1961, in poi, solo 72 sono donne.

BOOM DI DOMANDE

A ogni modo all’Agenzia spaziale europea, che lavora su numeri finali più bassi, hanno deciso di usare solo il criterio del merito: nell’ultima selezione, nel 2009, fra i sei prescelti su 8.413 candidati c’era solo una donna, Samantha Cristoforetti, e nessuno ha avanzato obiezioni, soprattutto se ci si era presi la briga di studiare la meticolosità della selezione che richiedeva anche il brevetto di pilota d’aereo, non proprio sempre nel cv dei migliori cervelloni che si spaccano sui libri e nei laboratori. La questione è diventata ancora più complessa l’anno scorso, quando da 25 Paesi europei sono arrivate 22.589 domande, delle quali 5.419 (24%) presentate da donne, un boom rispetto al 15% della selezione precedente. L’Italia, terza contribuente dell’Esa, si è piazzata al quarto posto delle candidature con 1.860 domande: davanti ci sono la Gran Bretagna con 1979, la Germania con 3.700 e la Francia con 7.137. Le italiane in lizza erano inizialmente 353, più che raddoppiate rispetto alle 151 dalle quali sbucò la Cristoforetti. Proprio in questi giorni l’Esa ha reso noti i risultati della prima scrematura: sono ancora in ballo 1.362 aspiranti oltre a 29 parastronauti (superstiti di 257 candidati, 31 dall’Italia, 7 le donne). Sì, viene il mal di testa a pensare che nemmeno uno su mille ce l’ha fa (a diventare riserva, figuriamoci titolare). Di questi sopravvissuti, le donne rappresentano il 39%. Quanti saranno, allora, le italiane e gli italiani ancora in corsa? A occhio, tenendo a mente le percentuali dei candidati e l’andamento del precedente concorso, dai 110 ai 120. Ma questa era solo la prima scrematura, quella sui titoli elencati nei super curricula. Questa volta, almeno, non era necessario essere anche pilota d’aereo. In questi giorni stanno arrivando le lettere a circa 400 candidati avviati al terzo e penultimo vaglio, quello che comprende anche le visite mediche e attitudinali. Un’occhiata viene data, per quanto possa sembrare curioso, anche alla fedina penale. Fra quei 400, gli italiani potrebbero diventare dai 30 ai 35, meno di una decina le donne, felicissimi di essere smentiti.

LA PAROLA “FORTUNA”

Vedete che i fori del setaccio sono sempre impietosamente più stretti. Sognare di diventare astronauti si può e si deve, poi diventarlo è un’altra questione. Nella sua imperdibile autobiografia “Diario di un’apprendista astronauta”, la Cristoforetti scrive la parola “fortuna” 85 volte. Il gruppo “impegno”, “determinazione”, “coraggio” e “studio” si ferma invece, complessivamente, a 51. «È un processo molto competitivo – dice Antonella Costa, pugliese, responsabile delle Risorse umane di Esa – Già rispondere ai criteri iniziali per partecipare è qualcosa di cui andare fieri». Ma è possibile fare un ritratto delle italiane ancora in gara? Una sognatrice – l’abbiamo detto – con profonde conoscenze Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), studi in Italia con specializzazione all’estero, dai 27 ai 37 anni, capace di fare squadra e anche di guidarla e, novità, forse già madre o prossima a diventarlo. Una novità perché «il bando dell’Esa – dice ancora Antonella Costa – non richiedeva di indicare nulla in fatto di maternità, ma ugualmente alcune delle candidate hanno fornito dettagli sulla loro famiglia, soprattutto nella lettera di motivazione, e alcune hanno specificato di avere già bambini o di essere in attesa». Appuntamento in ottobre, tanto non ci sarà il tempo di annoiarsi in questo 2022: a metà aprile, con la bandiera italiana che il presidente Mattarella ha fatto appena in tempo a donarle, torna in orbita per sei mesi Samantha Cristoforetti, prima europea ad assumere anche il ruolo di comandante dell’Iss.

Paolo Ricci Bitti

Le altre protagoniste

CRISTINA KOCH: SARÀ LA PRIMA A PASSEGGIARE SULLA LUNA

Cristina Koch

Nessuna indicazione ufficiale, ma è Cristina Koch la principale indiziata per compiere il fatidico primo “secondo” passo sulla Luna. “Secondo” dopo quello di Neil Armstrong il 20 luglio 1969. E primo perché aprirà la nuova fase dell’esplorazione lunare da parte dell’uomo che il secolo scorso già nel 1972 chiudeva il capitolo glorioso delle missioni Apollo. Nel lanciare il programma Artemis (una dea), prima Obama, poi Trump e infine Biden hanno garantito che l’inquadratura più importante per aprire la nuova era sarà garantita a una donna. E la Koch, 43 anni, nata Hammock in Michigan (ma ci tiene a usare il cognome del marito) ha le carte in regola per il nuovo primato. Laureata in Scienze, Matematica e Ingegneria (chi più Stem di lei, insomma) è stata inserita da Time fra le 100 donne più influenti del Mondo. È andata in orbita sull’Iss la prima volta nel 2019 coronando il suo sogno di bambina segnando subito il record di permanenza prolungata in orbita (328 giorni). Poi è stata la prima ad effettuare una passeggiata spaziale tutta femminile insieme alla collega Jessica Mair. È anche pilota di jet e provetta surfista. (p.r.b)

JESSICA WATKINS: L’AFROAMERICANA “IN META” SULL’ISS PER 6 LUNGHI MESI

Jessica Watkins

Le avevano detto: «Gioca a rugby e girerai il mondo», ma erano stati un po’ stretti di manica, perché Jessica Watkins, 34 anni, volerà nello spazio. E sarà persino la prima afroamericana ad abitare nella stazione internazionale per una missione di lunga durata nella prossima primavera dove ritroverà l’amica Samantha Cristoforetti, incontrata durante una missione sottomarina (Neemo) in Florida. Si sottolinea la questione del suo essere afromericana, oltreché ingegnera e geologa, perché fra le 56 colleghe Usa è stata preceduta appena da Mae Jemison (1992), Stephanie Wilson (2006) e Johan Higginbotham (2010) e solo le ultime due hanno trascorso qualche giorno sull’Iss e non sei mesi come farà Jessica. Velocissima, ha giocato per la nazionale di rugby a 7 ai Mondiali di Dubai nel 2009 (medaglia di bronzo), ma - quando si dice il caso - non è la prima Eagle (nazionale) andata in orbita: è stata preceduta da Anne McClain che vanta caps (presenze) con la squadra a 15. Fra le rarissime astronaute afromericane va inclusa anche Sian Proctor, geologa, che dall’anno scorso apre la lista delle astronaute private (Missione Inspiration 4).

(p.r.b)

WANG YAPING: LA TAIKONAUTA E LA CAMMINATA DA PRIMATO

Wang Yaping

Wang Yaping ha forse 42 anni (forse 44) e forse ha un figlio, ma certamente è sposata al pilota Zhao Peng, un collega, visto che anche la seconda cinese ad andare nello spazio nel 2013 e nel 2021 è colonnello pilota di aerei da trasporto. Pur essendo combat ready, non ha mai operato in zone di guerra, ma comunque ha combattuto con sostanze chimiche le nuvole che rischiavano di bagnare di pioggia i giochi olimpici di Pechino nel 2008. Non facile per le astronaute e le cosmonaute (Russia), la strada per diventare taikonauta è ancora più erta, dato anche l’esiguo numero, finora (ma cambierà), di missioni cinesi in orbita dove è in costruzione un secondo Palazzo Celeste, un’Iss più piccola. Secondo voci mai confermate la Cina non manda nello spazio donne non sposate e senza figli, perché teme che le astronaute, per colpa delle radiazioni, non possano poi restare incinta. Circostanza negata della storia di tante altre colleghe. Wang è comunque la prima cinese ad avere effettuato una passeggiata spaziale ed è diventata ancora più famosa da quando ha tenuto dalla stazione spaziale una lezione di fisica in diretta tv.

(p.r.b)

YULIA PERESILD: LA PROTAGONISTA  DEL FILM GIRATO IN ORBITA

Yulia Peresild

Il record ufficiale - prima attrice professionista nello spazio fin sulla stazione internazionale - brilla fra i capelli biondi della russa Yulia Peresild, 37 anni, due figli, che lo scorso ottobre è volata in orbita con il regista Klim Shipenko su una vetusta Soyuz per girare il primo film spaziale ambientato effettivamente nello spazio. Ma volete mettere la soddisfazione di avere battuto nientemeno che Tom Cruise la cui missione con la nuovissima navicella CrewDragon è stata ancora rinviata? Lei era discretamente nota nei Paesi russofoni, poi il boom mondiale anzi galattico con quel ciak in orbita: una missione per la quale non le è stato risparmiato un grammo dell’estenuante addestramento per diventare cosmonauta a tutti gli effetti. Meravigliosa la trovata di sfoggiare un outfit rosso fiamma totale per la sua tuta che faceva risaltare i capelli biondi fluttuanti e soprattutto “staccava” rispetto alla banale mise standard azzurra dei colleghi. Curiosità: Giulia Peresilda, il 31 dicembre scorso era fra le star dell’irresistibile “Ciao 2021”, il programma della tv russa che fa la parodia delle trasmissioni italiane (da Sanremo ai “contenitori” della domenica) innescando risate a crepapelle.

(p.r.b)

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