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Notte degli Oscar, donne protagoniste: la regista Jane Campion in pole e tre mattatrici sul palco

Notte degli Oscar, donne protagoniste: la regista Jane Campion in pole e tre mattatrici sul palco
di Gloria Satta
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 23 Marzo 2022, 11:21 - Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 09:49

A dar retta ai pronostici non ci sono dubbi: l’Oscar 2022, in programma domenica 27 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, è già in tasca a Jane Campion per il western Netflix Il potere del cane che ha collezionato ben 12 candidature.

Si tratterebbe, a meno di colpi di scena, della seconda vittoria consecutiva di una donna nella gara cinematografica più importante del mondo a un anno esatto dall’affermazione di Nomadland diretto da Chloé Zhao. A Hollywood questa previsione non sembra essere stata scalfita nemmeno dalla recente gaffe di Campion che, dopo aver fatto incetta di premi, durante la cerimonia dei Critics Choice Awards ha detto alle sorelle tenniste Serena e Vanessa Williams: «Almeno voi non siete dovute entrare in competizione con gli uomini, come ho fatto io», scatenando un diluvio di proteste e accuse sui social. Dopo il trionfo di Nomadland, la Palma d’oro assegnata a Cannes a Titane di Julia Ducournau, il Leone d’oro planato a Venezia nelle mani di Audrey Diwann per L’événement, l’onda lunga del #MeToo continua ad influenzare il cinema, le quote rosa imperversano, il women’s empowerment e la corsa alla parità di genere non si fermano.

LA FAVORITA

Anche se l’Oscar di quest’anno registra una piccola battuta d’arresto: solo 65 candidature individuali, delle 229 totali, sono per le donne che, in percentuale, risultano leggermente calate rispetto alle edizioni precedenti (il 28,3% contro il 32,3% del 2021 e il 31,1% del 2020). Comunque la favoritissima Campion, 67 anni, prima donna a vincere una Palma d’oro sulla Croisette (nel 1993 per Lezioni di piano), è la punta di diamante, la super-quota rosa di questa 94ma edizione degli Academy. Se vincesse la statuetta come regista, sarebbe la prima nella storia del premio a portarsela a casa dopo due nomination in questa stessa categoria. Ma Jane è anche in lizza sia per il miglior film, di cui è coproduttrice, sia per la sceneggiatura: dunque rischia seriamente di essere la prima donna a vincere nelle tre categorie principali nella stessa edizione dell’Oscar. La stessa che, per indorare il perdurante gap di genere, e per la prima volta nella storia, avrà come conduttrici tre donne, tutte attrici e autrici comiche: Regina Hall, Amy Schumer e Wanda Sykes. Regina, classe 1970, è nota al grande pubblico per il ruolo di Brenda nella saga Scary Movie. Schumer, 40 anni (Un disastro di ragazza), è la più corrosiva stand-up comedian americana. Sykes, 58, è stata la prima afroamericana a vincere riconoscimenti importanti come l’Emmy. «Vogliamo che la gente si prepari a divertirsi», hanno dichiarato le tre a una voce, «è passato un po’ di tempo dall’ultima volta...». Riuscirà Jane Campion a sbancare l’Oscar e tenere alta la bandiera del women’s empowerment? «Per quanto riguarda i premi, sono abituata a perdere», ha risposto la regista. «Ho diretto diversi film dopo Lezioni di piano e non hanno avuto l’Academy anche se penso di aver fatto del mio meglio per riuscire a ottenerlo».

LE SFIDE

Comunque andrà a finire, attrici a parte, quest’anno sono una cinquantina le candidature femminili. Tra queste spiccano Sara Murhpy, la produttrice di Licorice Pizza, Ari Wegner in corsa come direttrice della fotografia di Il Potere del cane, Pamela Martin per il montaggio di Una famiglia vincente - King Richard, Maggie Gyllenhaal per la sceneggiatura non originale di The Last Daughter (dal romanzo di Elena Ferrante La figlia oscura). Sempre due le scenografe entrate in finale: Tamara Deverell per La fiera delle illusioni e Nancy Haigh per Macbeth. E altrettante candidate si sfidano per i migliori costumi: Jenny Beavan (Cruella) e Jacqueline West (Dune) mentre Jessica Kingdom aspira all’Academy per il documentario Ascension. Molte delle donne in lizza, di solito lontane dai riflettori, hanno dunque il compito di illustrare il lavoro dietro le quinte del cinema. La corsa verso la parità passa anche da questa ”missione”. 

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