Michela Andreozzi: «Io, cani e gatti: l'algoritmo sì che mi conosce bene»

Michela Andreozzi: «Io, cani e gatti: l'algoritmo sì che mi conosce bene»
di Michela Andreozzi
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Mercoledì 27 Aprile 2022, 13:35 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 20:56

L’algoritmo mi conosce meglio di mio marito.

Esso intuisce cosa mi piace, quello che voglio prima che io stessa lo scopra, sa cosa propormi. È al corrente dei miei “guilty pleasures”, i miei piaceri segreti, quelli che restano tra me e lo smartphone, tutto ciò che potrebbe davvero raccontare chi sono più di un post o una storia sui social: la musica che ascolto, ma non dichiaro, le mie furtive ricerche su Google e i profili che seguo nottetempo. Se mi si dovesse giudicare da questi tre elementi: musica, Google e social favoriti, probabilmente verrebbe fuori l’identikit di una grunge anni ‘90 con un debole per il musical, binge-shopper notturna di inutilità taiwanesi ma soprattutto irriducibile animalara che sublima nell’amore per i quadrupedi tutta una serie di buchi emotivi. Un ritratto piuttosto attendibile: siamo quello che nascondiamo. E infatti l’algoritmo continua a propinarmi variazioni sugli stessi temi. Apro i social, tra i video consigliati c’è un tizio che parla con un cane che gli risponde. Scroll down. Gattino che si acciambella su neonato. Scroll down. Dieci pappagalli che dormono sotto le coperte insieme a padrone bono. Scroll down. Cucciolo di alano pentito di avere raso al suolo il salotto. Scroll down. Adotta un levriero, adotta in canile, adotta un cane anziano… E poi ancora rifugi, parchi, riserve, acque, oceani. Riposto, riposto, riposto. L’algoritmo mi ha tirato fuori un amore per la natura che evidentemente avevo latente. Oggi, un sentimento diffuso: mai come in questi ultimi, difficili anni, infatti, gli animali hanno avuto un posto tanto importante nelle nostre vite. Noi abbiamo avuto bisogno di compagnia, affetto, conforto e loro hanno occupato i nostri divani, i nostri cuori, i nostri social. E, forse anche grazie a questa nuova attenzione, la guerra in Ucraina è diventato il primo conflitto della storia in cui la vita degli animali è stata considerata degna di rispetto e protezione: bersagli sensibili a cui dedicare energie, mezzi, aiuti, membri del nucleo famigliare. L’abbiamo visto nelle immagini dei gatti nascosti negli zaini, dei cani orfani sulle macerie, dei bambini in fuga abbracciati ai loro cuccioli, nella rappresentazione di un amore universale che trascende la razza. Siamo diventati tutti canari, gattari: termini che stanno cambiando segno, trasformando gli ultimi della terra in un popolo fiero. Non credo al detto che chi ama gli animali è una brava persona. Chi ama gli animali, ama gli animali. Ma è già qualcosa. Un piccolo passo per iniziare ad amare tutto il resto. Se l’algoritmo ci aiuta.

*Attrice, sceneggiatrice e regista

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